Cervaro, il paese ricorda Vittorio Marandola, il carabiniere-eroe fucilato dai nazisti

Il giovanissimo sottufficiale venne assassinato unitamente ad altri due commilitoni nell'agosto del 1944 a Fiesole. Il sacrificio dei tre militari servì a risparmiare la vita di dieci civili, compresi donne e bambini

Ha sacrificato la propria vita, giovanissima, insieme a quella di altri due commilitoni, in cambio della salvezza di dieci cittadini di Fiesole, catturati dai nazisti e destinati alla fucilazione. L'atto di eroismo del carabiniere Vittorio Marandola sarà ricordato nel suo paese natio, Cervaro, con una toccante cerimonia. A settantacinque anni dal 'Martirio di Fiesole' il Comune, l'Arma dei Carabinieri ed i familiari intendono commemorare il sacrificio dei 'martiri di Fiesole'. Sotto i colpi di fucile a perdere la vita furono anche i carabinieri Alberto La Rocca di Sora e Fulvio Sbarretti di Nocera Umbra.

Il fatto

Seguendo la decisione di molti altri carabinieri, nell'aprile 1944 quelli della Stazione di Fiesole entrarono in contatto con la resistenza italiana (in particolare con la Brigata "V" della Divisione Giustizia e Libertà) per appoggiarne la Lotta di Liberazione dai nazi-fascisti. Il contributo dei carabinieri di Fiesole consisteva soprattutto nella raccolta di informazioni, nella fornitura di armi e viveri e nella partecipazione diretta ad azioni di sabotaggio mentre continuavano a svolgere i compiti di istituto. Il 29 luglio una staffetta portaordini partigiana formata da tre carabinieri di Fiesole e un civile fu intercettata dai tedeschi. Nello scontro a fuoco che ne seguì un tedesco fu ucciso, il carabiniere Sebastiano Pandolfo (Medaglia d'Argento al Valor Militare) e il civile furono catturati, mentre due altri carabinieri riuscirono a fuggire. I due prigionieri furono immediatamente fucilati. Il successivo 6 agosto i tedeschi arrestarono il vicebrigadiere Giuseppe d'Amico, sospettato di collaborare con la resistenza. L'11 agosto il vicebrigadiere fece pervenire un messaggio ai suoi sottoposti per avvertirli che era riuscito a fuggire e ordinar loro di entrare in clandestinità nelle file della resistenza fiorentina. I tre carabinieri Alberto La Rocca, nato a Sora il 30 gennaio 1924, Vittorio Marandola, nato a Cervaro il 24 agosto 1922 e Fulvio Sbarretti, nato a Nocera Umbra il 22 settembre 1922, insieme all'Appuntato Francesco Naclerio, obbedirono ma, non potendo passare le linee nemiche, costituirono una base tra i resti del teatro romano di Fiesole, in attesa di potersi congiungere con le forze partigiane o alleate. Probabilmente sapevano che Amico era nascosto in via Marini 18,  poco distante dalla Misericordia. Alle 18 del 12 agosto, furono contattati da monsignor Luigi Turini (cancelliere della Curia Vescovile di Fiesole) e dal segretario comunale Luigi Orietti che li informavano come il Comando Tedesco, scoperta la loro fuga, minacciava di fucilare dieci civili, già ostaggi dei tedeschi, per rappresaglia se non si fossero consegnati. Naclerio si consulta con i tre commilitoni. Insieme decidono di consegnarsi per salvare la vita agli ostaggi. Naclerio, che ha con sé l’uniforme, si reca direttamente al comando tedesco con Oretti e Turini. Alle 18.30, i tre Carabinieri tornano in caserma a riprendere le uniformi. Lì trovano i soldati tedeschi, che ordinano loro di recuperare le armi dal nascondiglio. Trovando moschetti e bombe a mano, scortano i tre Carabinieri al comando tedesco. Alle 19:30, i quattro Carabinieri vengono detenuti nei sotterranei dell’Albergo Aurora. Alle 20:30, i Tre Carabinieri vengono condotti nel giardino dell’albergo e fucilati, mentre Naclerio fu risparmiato.

La cerimonia

Domani, domenica 15 settembre a Cervaro quindi, alla presenza del prefetto di Frosinone, Ignazio Portelli e delle massime autorità militari e civile della provincia di Frosinone, verrà ricordato Vittorio Marandola. Alle 9 in punto la cerimonia, fortemente voluta dal comando della Polizia Locale e dal commissario prefettizio, avrà inizio nel piazzale antistante la casa natia del carabinieri, in via Macerine nella frazione di Porchio. Qui i familiari del giovane militare hanno dato vita ad una sorta di museo storico. La manifestazione, presentata dalla giornalista anti-mafia Angela Nicoletti, proseguirà alle 11 nel centro del paese, in piazza Casaburi dove negli anni passati è stato realizzato un monumento in ricordo dei Martiri di Fiesole. Nel novembre del 1986, papa Giovanni Paolo II pregò ai piedi del monumento che ricordava l'episodio e disse: "Dobbiamo grande riconoscenza a coloro che, come questi giovani, sanno offrire la propria vita per la libertà, per la pace e per la giustizia".

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