Coronavirus, Nicola Ottaviani chiede la riconversione di cliniche e reparti dismessi

Il presidente della Conferenza sanitaria dei Sindaci della Provincia di Frosinone scrive alla Regione. Una soluzione per fronteggiare l'eventuale carenza di posti letto nel caso l'epidemia dovesse ampliarsi

Il Presidente della Conferenza sanitaria dei Sindaci della Provincia di Frosinone, Nicola Ottaviani, chiede al Governo ed alla Regione di promuovere, immediatamente e senza indugio, la riconversione di alcune cliniche e dei reparti dismessi, di chirurgia generale e di medicina, in posti letto di terapia intensiva e sub intensiva,  prima che l'emergenza delle rianimazioni si sposti dal Nord all'Italia centrale. 

Emergenza alle porte

"Ormai, dobbiamo affrontare, pur in mezzo a tante criticità, l’argomento “principe”, davanti al quale tutto il resto passa in secondo piano" - ha dichiarato il sindaco del Capoluogo, Nicola Ottaviani - Da ieri, dopo aver visto che in Lombardia, in un giorno, il numero dei contagi è aumentato del 20%, e quindi, di converso, scende proporzionalmente del 20% la disponibilità attuale dei posti letto in terapia intensiva, non ci vuole un matematico per capire che in quelle zone si arriverà velocemente al sold out drammatico, proprio nel settore delle rianimazioni. E le dichiarazioni di alcuni responsabili della Società Italiana di anestesiologia, secondo cui a breve si rischia di selezionare chi curare, appaiono scioccanti ma, forse, reali. Sul Lazio, per ora, grazie al Cielo, non abbiamo i numeri della Lombardia e, allora, abbiamo qualche settimana in più per agire, senza perdere, però, neppure un giorno per attrezzarci.

Unione pubblico-privato

In questi giorni, ho interpellato alcuni esperti di edilizia sanitaria, sia pubblica che privata, quelli che però, almeno in questo momento, capiscono che non si può sempre lucrare su tutto, ma che posseggono il know how di cui abbiamo bisogno. In 20/25 giorni, le imprese migliori del settore sono in grado di riconvertire un posto letto di medicina o di chirurgia generale in un posto di terapia intensiva o sub intensiva, con un costo medio di 60/70.000 euro per letto, secondo la doppia opzione di intervenire sugli ospedali pubblici, parzialmente dismessi, o sui reparti omologhi delle cliniche private. A ciò, naturalmente, dovremmo aggiungere il costo, sempre per posto letto, di 1.300/1.500 Euro al giorno per il personale (ossia la stima attuale della Regione Lazio), per anestesisti, operatori sanitari, tecnici di laboratorio e di radiologia ed infermieri. Del resto, sul Lazio vi sono almeno 3 o 4 cliniche convenzionate sulle province ed una quindicina su Roma, con reparti in grado di essere riconvertiti velocemente. I macchinari, però, vanno acquistati subito ed i lavori non si possono effettuare dalla sera alla mattina, magari solo quando i virologi o gli infettivologi dovessero formalizzare le richieste in urgenza. 

Un decreto d'urgenza

Anzi, considerato che le cliniche private non avrebbero un grosso interesse alla riconversione da medicina o chirurgia in terapia intensiva, ma potrebbero agire con maggiore elasticità di procedure rispetto al pubblico, solo esercitando, in queste ore, le prerogative regionali e governative, con la relativa decretazione d’urgenza, si potrebbe centrare l’obiettivo. Parimenti, la stessa operazione potrebbe essere attivata, eventualmente anche come compensazione dei letti riconvertiti, negli ospedali parzialmente dismessi (ad esempio Anagni, Pontecorvo, Atina e tanti altri sul Lazio), con costi speculari. Se siamo capaci di lavorare, come sappiamo, muovendoci in fretta, su tutto il Lazio, tra intensiva e sub intensiva, con i riverberi e le criticità del caso, possiamo moltiplicare per 4 o per 5 i letti dedicati. 

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Il tempo stringe

Al Nord si rischia di non fare in tempo, ma nel Centro Sud abbiamo ancora qualche decina di giorni per muoverci, senza perdere tempo nella ricerca della certezza asfittica delle proiezioni probabilistiche. Del resto, i 750 posti, attualmente destinati alla terapia intensiva, non possono essere utilizzati sottraendoli, in toto, agli altri casi ordinari di insufficienze respiratorie o cardiocircolatorie, come avviene, ad esempio, in occasione degli incidenti stradali o delle altre emergenze quotidiane. Se poi non dovesse verificarsi questa necessità, sicuramente non possiamo permetterci il lusso di scoprirlo troppo tardi. Speriamo tutti che quei posti in più terapia intensiva non servano, ma se ci fosse l’urgenza, peraltro ormai quasi prevedibile, non possiamo trovarci davanti alla scelta di chi salvare, in base all’età o al lignaggio".

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