Le 'ciocie' tra storia e curiosità

L'origine del nome Ciociaria deriva proprio da questo tipo di calzare che affonda le sue radici nella tradizione tra antichi romani, pastori e contadini

Vi siete mai chiesti da cosa deriva il nome “Ciociaria”? La risposta è molto semplice: dalle ciocie! Le ciocie erano il calzare tipico del Basso Lazio e già dal Settecento diedero il nome ad una parte del suo territorio, all’inizio non ben definito, che corrisponde all’ attuale Ciociaria per l’appunto ed ai suoi abitanti i ‘ciociari’ . Oggi restano il  tratto distintivo del folklore e dell’artigianato locale.

Origine storica

La loro origine storica è controversa ed una colta tradizione, basata addirittura su un passo dell'Eneide, le fa risalire al popolo degli Ernici che si stanziarono nella zona compresa tra Ferentino, Anagni, Alatri, Veroli e Frosinone.  Il nome “ciocia” e la sua caratteristica forma potrebbe derivare dalla calzatura ‘soccus’ (simile alla pantofola) indossata nell'antica Roma da contadini, pastori, legionari. Negli ultimi secoli sono state le calzature per eccellenza più economiche e più facili da realizzare grazie all’utilizzo di pelli bovine ed ovine naturali o conciate. Calzature tipiche di contadini e pastori, di uomini e donne, robuste ed adatte per camminare su campi lavorati e su percorsi impervi, resistenti e ben ancorate alla gamba, lasciavano grande libertà di movimento nel lavoro.

La realizzazione

La loro realizzazione si è quasi persa nel corso del tempo. Le ciocie sono composte da un triangolo di cuoio chiuso sul davanti, leggermente a punta che costituisce la suola e da stringhe di cuoio, le ‘corregge’, che girano intorno alla gamba; generalmente queste calzature sono indossate con le  "pezze" cioè fasce di tessuto bianco che avvolgevano tutto il piede. Il plantare di cuoio era leggermente curvato a forma quasi di barchetta e le stringhe erano flessibili, ed avvolgevano il polpaccio fino al ginocchio. Nella loro costruzione erano impiegati utensili come le ‘lesine’ o coltelli per il taglio del cuoio e la ‘sgorbia’ (scalpello a lama per praticare fori rettangolari o ovali, uguali tra loro, per il passaggio delle stringhe). A corredo delle ciocie si indossavano calzini di lana bianca per proteggersi dal freddo ed i pastori spesso utilizzavano il ‘guardamacchia’: una pelle di capra dal lungo pelame, posta sopra i calzoni e legata alla cintura e ai polpacci.

Citazione da “La ciociara” di Alberto Moravia

Alberto Moravia nel celebre romanzo "La ciociara" fa diversi ed espressi riferimenti alla ciocie  e uno di questi dice “Il bruno, intanto, studiava i piedi di Rosetta che portava le ciocie, come me. Alla fine domandò: “Scarpe?” e si chinò a toccare le ciocie e poi con le mani, seguendo le cinghie delle ciocie, risalì su per il polpaccio. Io allora, gli diedi un colpo secco sulla mano dicendo: “Ahò, giù la mano., sono ciocie sì, che c'è di speciale?...Lui anche questa volta finse di non capire e, indicando la ciocia di Rosetta, prese la macchina fotografica e disse : “Fotografia?”. Io dissi allora “Le ciocie le portiamo ma non vogliamo che tu le fotografi. Perché poi magari vai a casa tua e dici che noialtri italiani portiamo tutti le ciocie e non conosciamo le scarpe…. Ciociara sono e me ne vanto…”

Ovviamente l’utilizzo di questo tipo di calzature è scemato nel tempo ed oggi si vedono solo ai piedi dei gruppi folkloristici popolari o degli zampognari. Ma restano sempre l'emblema e il simbolo della Ciociaria nella mente di tutti!

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