Montecassino, Sergio Mattarella in abbazia ospite della Polonia

L'arrivo del presidente della Repubblica è previsto per le 17. Ad accoglierlo il premier polacco Andrejz Duda. Ieri ai media del Vaticano il Capo dello Stato italiano ha parlato di Europa e rapporti con la Chiesa

L'arrivo a Montecassino del presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella è previsto per le 17 di oggi sabato 18 maggio. Ad accoglierlo oltre che le massime autorità di governo anche il presidente della Polonia, Andrzej Duda. L'invito rientra nelle celebrazioni del 75° anniversario della Battaglia di Montecassino dove hanno perso la vita oltre mille e duecento soldati polacchi. La storica abbazia fondata da San Benedetto venne rasa al suolo e sotto le macerie perirono soldati provenienti da ogni parte del mondo. Un gesto di rispetto, quello del nostro presidente, verso una nazione alleata che ha combattuto non solo per la libertà dell'Italia ma dell'Europa intera. E proprio ieri ai media del Vaticano lo stesso presidente Mattarella ha parlato dei rapporti con l'Europa e con la Chiesa. 

L'intervista del presidente

Sul sito del Qurinale è stata pubblicata l'intervista che il presidente Mattarella ha rilascio ai media vaticani. Le domande sono state formulate da Andrea Tornielli, Direttore della Direzione editoriale del Dicastero per la comunicazione della Santa Sede e da Andrea Monda, Direttore de “L’Osservatore Romano”.

Come definirebbe oggi i rapporti fra la Chiesa cattolica e lo Stato italiano? Qual è secondo lei il contributo che la Chiesa dà alla vita della nazione?

"Le relazioni sono ottime sotto ogni profilo e - come recita la Costituzione - ciascuno nel proprio ordine. La collaborazione è piena, in ogni ambito e settore in cui le attività, della Santa Sede e quelle dello Stato italiano, si incontrano, in sede interna e in sede internazionale. Per quanto riguarda il contributo della Chiesa alla vita dell’Italia, occorre, naturalmente, distinguere, come soggetti e come operatività, le due, diverse dimensioni in cui si presenta la Santa Sede e la Chiesa italiana. Sul primo versante, il magistero di Papa Francesco riceve grande attenzione ed esercita influenza significativa sui nostri cittadini, anche per l’affetto che questi nutrono nei suoi confronti. Francesco è subito diventato un punto di riferimento per gli italiani. Per parte sua la Chiesa italiana fornisce un contributo, di grandi dimensioni, alla società del nostro Paese, non soltanto sul piano spirituale, concorrendo al raggiungimento degli obiettivi, indicati dalla nostra Carta costituzionale. La presenza della Chiesa italiana nella dimensione culturale, educativa e sociale è motivo di riconoscenza. Le innumerevoli iniziative di diocesi, parrocchie, realtà associative, in favore dei più deboli, degli emarginati, di chi chiede ascolto e accoglienza sono concrete ed evidenti; e costituiscono un richiamo costante all’esigenza di aiuto reciproco nella vita quotidiana, per rafforzare la coesione della nostra comunità".

Papa Francesco all'inizio di questo 2019 ha compiuto già due viaggi in Paesi a maggioranza musulmana. Negli Emirati Arabi ha firmato con il Gran Imam di Al Azhar una impegnativa Dichiarazione sulla Fratellanza umana. Quanto è importante questo dialogo tra le religioni per la pace nel mondo?

"Le religioni rivestono un ruolo crescente sulla ribalta internazionale. Se questo è sempre avvenuto in altri Continenti, oggi lo si vede accresciuto anche in Europa. Questo aumento di influenza è di grande rilievo per assicurare al mondo comprensione reciproca e pace. I leader religiosi godono di prestigio e hanno un forte seguito nelle varie popolazioni. Il rispetto reciproco e il dialogo tra le diverse fedi - che parlano di pace e di fratellanza - rappresentano condizioni essenziali; e costituiscono il principale antidoto all’estremismo che cerca di strumentalizzare il sentimento religioso. Sono sempre esistiti questi tentativi di strumentalizzarlo a fini politici e di potere. Il terrorismo di matrice islamista fa parte di questo antico fenomeno, purtroppo amplificato dagli strumenti moderni, nelle conseguenze della sua strategia e attività criminale; che ha colpito, ancora, negli ultimi giorni in Burkina Faso, in Iraq, in Afghanistan. Ad esso si aggiungono violenze e attentati di stampo suprematista, come quello di Christchurch, in Nuova Zelanda, contro fedeli musulmani. La dichiarazione sulla fratellanza umana firmata da Papa Francesco e del Grande Iman di Al Azhar è di grande importanza, sul piano dei principi e su quello concreto, per rimuovere le basi della predicazione di odio del terrorismo, che evoca abusivamente motivazioni religiose. Così come lo è stato il gesto di Papa Francesco a Bangui: far salire con sé, sulla papamobile, l’Imam di quella città, nel corso della sua visita nella Repubblica Centrafricana, in occasione dell’apertura del Giubileo. E’ stato un grande gesto, di grande efficacia comunicativa e di grande apertura. Esortare a riscoprire le radici autentiche, e profonde, delle fedi religiose - e operare perché tra esse ci sia un clima di dialogo e di fraternità - significa lavorare, concretamente, per la costruzione della pace nel mondo e per la sicurezza di tutti. La forza degli Stati contro il terrorismo è necessaria e può contrastarlo efficacemente ma è la formazione delle coscienze e delle mentalità che può cancellarlo definitivamente.

Papa Francesco ha detto: “Il primo, e forse più grande, contributo che i cristiani possono portare all'Europa di oggi è ricordarle che essa non è una raccolta di numeri o di istituzioni, ma è fatta di persone”. Quanto è importante ritrovare il senso dell'Europa come comunità e che cosa si può fare perché le nuove generazioni lo riscoprano?

"Nel mese di gennaio, a Berlino, il Presidente tedesco Steinmeier mi ha prospettato l’idea di un appello per la partecipazione al voto nelle prossime elezioni per il Parlamento europeo: ho subito aderito a questa sua iniziativa e, nei giorni scorsi, è apparso questo documento, firmato da tutti i presidenti delle Repubbliche dell’Unione. Vi è scritto che quella dell’integrazione europea è la migliore idea che abbiamo mai avuto nel nostro Continente. Questa affermazione così decisa muove dalla convinzione che l’Unione non è un comitato di interessi economici, regolato dal criterio del dare e dell’avere, ma è una comunità di valori. Questa convinzione è l’unica che corrisponda, davvero, alla storica scelta dei fondatori dei primi organismi comunitari. Questo viene percepito, forse talvolta inconsapevolmente, ma con effettività, soprattutto da due generazioni: i più anziani, che ricordano qual era la condizione dell’Europa prima di quella scelta, e i più giovani, che possono viaggiare liberamente da Trapani a Helsinki e da Lisbona a Stoccolma. Vede, tutti dovrebbero riflettere cosa hanno provocato due atroci guerre mondiali, combattute soprattutto in Europa; e cosa rappresentava vivere in un’Europa divisa in due dalla cortina di ferro, dal muro di Berlino, dall’angoscia, sempre presente, di un conflitto nucleare devastante. Da giovane sono stato a Berlino, era ancora divisa. Mia moglie e io desideravamo visitare uno splendido museo, il Pergamon, che si trovava a Berlino Est: abbiamo attraversato la frontiera, il muro e nel mio ricordo è incancellabile il senso di oppressione che si provava; e come si percepisse la grave lacerazione della città. Talvolta si dimentica il valore delle condizioni in cui ci troviamo e quel che sono costate di fatica e di sacrifici: bisogna sempre pensare che queste condizioni, per quanto imperfette, sono da preservare e da consolidare; e non sono scontate e irreversibili. Credo che questo sia ben compreso dalle nuove generazioni, quelle dei nativi digitali, del roaming europeo, dei voli low cost e dell’Erasmus. Giovani che, anche senza dichiararlo, si sentono europei oltre che cittadini ciascuno del proprio Paese. Avvertono questa “casa comune”. Questo non vuol dire che nell’Unione tutto vada bene. La percezione delle sue istituzioni, da parte di larghe fasce di elettorato europeo, non sempre è positiva, anche se è spesso l’egoismo degli Stati – e non quindi quelle istituzioni – a frenare il sogno europeo. Per qualche aspetto l’andamento della vita dell’Unione - anche per il freno posto da parte di alcuni paesi - dà l’impressione di essersi fermata, come in ordinaria amministrazione; quasi appagata dalla condizione raggiunta, come se il disegno europeo fosse già compiuto. Questo ha, sensibilmente, appannato il disegno storico, la prospettiva e la tensione ideale dell’integrazione. Papa Francesco, con saggezza, indica il centro della questione. L’Europa deve recuperare lo spirito degli inizi. Deve curarsi di più della sorte delle persone. Deve garantire sempre maggior collaborazione, uguaglianza di condizioni, crescita economica, ma questo si realizza realmente soltanto con una crescita culturale civile, morale".

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