Rifiuti, vertici della Saf e cinque sindaci ciociari a Trento

La delegazione frusinate ha visitato due impianti all’avanguardia nella lavorazione e compostaggio della frazione organica

“Siamo pronti per giocare la partita decisiva e proiettare la nostra provincia nella nuova dimensione dell’economia circolare del rifiuto. Non mancano consapevolezza, sensibilità e determinazione per vincere la sfida dell’innovazione e della modernità che ci obbliga a ridisegnare il ciclo integrato della raccolta e dello smaltimento con l’introduzione dell’anello mancante per la chiusura del circuito”.

Così il presidente Lucio Migliorelli al rientro dalla trasferta organizzata dalla Saf a Padova e Trento, dove la delegazione ciociara ha visitato due impianti all’avanguardia nella lavorazione e compostaggio della frazione organica. Insieme a Migliorelli i sindaci di Colfelice, Bernando Donfrancesco, di Cassino, Enzo Salera, di San Giorgio a Liri, Francesco Lavalle, di Sora, Roberto De Donatis e di Paliano, Domenico Alfieri. Insieme a loro, Daniela Mancinelli, consigliere di amministrazione Saf, Luca Fardelli e Laura Materiale. La prima tappa a Este, presso la Sesa (Società Estense Servizi Ambientali) dove viene lavorato, tra le altre tipologie di rifiuto, anche l’umido raccolto in Ciociaria, con costi elevati a carico dei Comuni per il trasporto. Qui arriva il 15% della frazione organica dei rifiuti prodotti in Italia e qui, grazie alle tecnologie introdotte negli anni, frutto delle attività di ricerca tecnico/scientifica e del continuo affinamento di conoscenze e competenze, 400 dipendenti lavorano per recuperare la totalità dei materiali conferiti in un contesto produttivo altamente eco sostenibile. Sesa spa è riuscita infatti ad azzerare l’impatto ambientale sul territorio circostante, fortemente urbanizzato e caratterizzato dalla presenza di numerosi insediamenti produttivi.

“Uno stabilimento – commenta Migliorelli – in grado di trasformare, nella logica di end of waste, il rifiuto in risorsa. Oltre al riciclo dei materiali, la frazione umida è infatti utilizzata per produrre energia elettrica, acqua calda per il teleriscaldamento, biogas e biometano per alimentare i mezzi di trasporto e per la produzione di ammendante, richiestissimo dalle aziende agricole per alimentare la fertilità dei terreni”. A Faedo, provincia di Trento, la seconda tappa. La delegazione ha visitato l’impianto di compostaggio della Bio Energia Trentino, tra i più moderni in funzione. Nato nel 2012, è stato sostenuto con un investimento di 24 milioni di euro, già ammortizzati nei primi 7 anni di attività. Lo stabilimento, nonostante le dimensioni ridotte, lavora tutto l’umido prodotto in provincia di Trento, pari a 60.000 tonnellate/anno.

I rifiuti organici e vegetali conferiti sono avviati al trattamento di digestione anaerobica in macchinari chiusi ermeticamente dove avviene il processo di fermentazione che intanto genera acqua calda, energia elettrica e biogas e che, una volta completato, riconsegna compost di altissima qualità, lo stesso che viene impiegato dalle aziende agricole per fertilizzare vigneti e meleti che danno vita alle produzioni agroalimentari trentine più apprezzate. La lavorazione non genera molestie olfattive perché si svolge interamente al chiuso. Il prossimo anno Bio Energia produrrà anche biometano per alimentare gli autobus della mobilità urbana a Trento, contribuendo ad abbattere ulteriormente le emissioni in atmosfera. “Abbiamo sperimentato – conclude Migliorelli – gli effetti della rivoluzione culturale e tecnologica dell’economia circolare del rifiuto che in alcune regioni italiane è già realtà consolidata. Tutto è recuperato e rigenerato con procedure eco sostenibili e zero emissioni in atmosfera.

Ogni materiale trasformato, organico compreso, è commercializzato, garantendo nuova economia, nuova occupazione e nuove fonti di profitto da reinvestire nella ricerca e nello sviluppo. End of waste vuol dire che del rifiuto non si butta via niente, trasformandolo in materia prima per nuovi processi produttivi. Quella che fino a pochi mesi era, per Frosinone, una prospettiva oggi è una necessità. Dobbiamo avviare un processo di integrazione delle lavorazioni che possa consentire alla nostra provincia di chiudere il ciclo nella sua nuova integrità, grazie alla trasformazione dell’impianto di Colfelice da Tmb a Fabbrica delle Materie e grazie alla predisposizione del sistema per il recupero anche della frazione organica. La Saf – azienda pubblica di proprietà di tutti comuni ciociari – si candida a gestire questo nuovo tassello continuando a garantire, proprio in virtù della natura pubblica della società, della missione e degli interessi perseguiti, trasparenza e sicurezza delle lavorazioni e dei processi produttivi. Sono lieto di avere riscontrato su questo convincimento la condivisione piena e consapevole dei sindaci che hanno partecipato alla trasferta”. 

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