Come Io Lo Vedo: al Referendum del 17 Aprile vota consapevole!

Uno dei temi che in questi giorni sta animando il dibattito politico, e che sicuramente divide l’opinione pubblica, è il referendum abrogativo del 17 aprile. Ad oggi, però, ritengo che su questo tema ci sia ancora una grande confusione...

Come io lo vedo

Uno dei temi che in questi giorni sta animando il dibattito politico, e che sicuramente divide l’opinione pubblica, è il referendum abrogativo del 17 aprile.

Ad oggi, però, ritengo che su questo tema ci sia ancora una grande confusione, soprattutto causata dalla strumentalizzazione politica che viene fatta intorno a un argomento che meriterebbe spiegazioni molto chiare e puntuali.

Va smentito innanzi tutto che questo voto sia indirizzato ad impedire nuove trivellazioni nei mari italiani. Queste sono già vietate dalla legge.

Il Referendum riguarda semplicemente la possibilità di rinnovare le concessioni di 21 piattaforme, atte all’estrazione di energie fossili, per la durata di vita utile dei giacimenti di gas o petrolio.

Chiarito questo possiamo iniziare a esporre alcuni punti che ritengo importanti per poter esprimere un voto consapevole, andando ad incidere responsabilmente sulle politiche energetiche della nostra penisola.

Il Referendum, ad ammissione degli stessi promotori, è soprattutto un atto politico, quindi strumento utile a dare un segnale al Governo della contrarietà dei cittadini all’utilizzo di energie di derivazione fossile favorendo lo sviluppo di una politica energetica volta al sostenibile e rinnovabile.

Questo aspetto è criticato dal fronte per il No all’abrogazione della legge (comitato “Ottimisti e Razionali), che vede il referendum come uno strumento delle Regioni promotrici per fare pressione sul Governo che, tramite la recente approvazione di alcune leggi, sta togliendo loro numerose autonomie e competenze in maniera energetica.

A sostegno, poi, della tesi contro l’abrogazione il fatto che l’Italia estrae sul proprio territorio circa il 10% del gas e del petrolio che utilizza evitando, tramite questa produzione, il traffico di centinaia di petroliere per i porti della penisola.

Secondo il fronte per il Si, sostenuto dalle Regioni promotrici del Referendum oltre che dai Comitati “No-Triv” e da diverse associazioni ambientaliste, l’estrazione di energie fossili andrebbe fermata per evitare rischi ambientali e sanitari.

Bisogna dire che le stazioni di estrazione (entro le 12 miglia) rappresentano un rischio altissimo per le Biodiversità, infatti queste hanno un notevole impatto sul’ecosistema marino.

Oltretutto, il fatto che i mari italiani siano “chiusi” renderebbe anche il più piccolo degli incidenti un evento catastrofico per l’ecosistema andando, oltretutto, a danneggiare irreparabilmente anche le attività economiche che nascono e si sviluppano lungo i 7456 km di costa.

Vorrei ricordare che la pesca produce il 15% del PIL marittimo e dà lavoro a 60.000 persone e che, nel 2013, 253 milioni di persone hanno frequentato le coste italiane con un impatto economico stimato di 19 miliardi di euro.

Esplicate le ragioni dei due schieramenti, quello che ritengo essenziale è che il 17 aprile le persone vadano a votare per dare un segnale importante a chi ci governa sulle politiche energetiche che riteniamo giuste per il nostro paese.

Il Referendum è uno strumento meraviglioso di sovranità popolare che dobbiamo sfruttare per far ascoltare il nostro pensiero in quanto cittadini.

Il 17 aprile siamo chiamati a scegliere. Non perdiamo una grande occasione per incidere sulle politiche energetiche del nostro Paese.

Alessandro Verrelli

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