Come Io Lo Vedo: l’impegno dei giovani e la “Corruptissima Re Publica”.

La politica italiana sta scrivendo, in questi anni, una delle pagine più brutte della propria storia. Incapacità, negligenza, corruzione, continuano ad inquinare quella che dovrebbe essere l’arte più nobile da coltivare, perché volta al...

La politica italiana sta scrivendo, in questi anni, una delle pagine più brutte della propria storia. Incapacità, negligenza, corruzione, continuano ad inquinare quella che dovrebbe essere l’arte più nobile da coltivare, perché volta al perseguimento del bene comune, al miglioramento della società e della vita dei cittadini.

Purtroppo però, analizzando il quadro dipinto da televisioni e giornali, ad emergere, più di ogni altra cosa, sono il malaffare e gli interessi personalistici di alcuni.

Molti si interrogano se oggi valga ancora la pena iniziare a fare politica per il semplice desiderio di perseguire il bene, se valga ancora la pena battersi per un ideale che resta soffocato tra le morse dell’immoralità.

Più di tutti, ad interrogarsi, sono i giovani, rassegnati alla convinzione che il loro impegno mai potrà incidere realmente e che, inevitabilmente, non valga nemmeno la pena provare a ridare dignità ad un sistema putrido, che collassa su se stesso.

Tuttavia, per quanto possa essere facile disinteressarsi della “Res Publica” perché “corruptissima” (Tacito) e quindi non meritevole del nostro impegno, il quesito che realmente dovremmo porgerci è se riteniamo giusto che le nostre istituzioni, le nostre vite, debbano continuare ad essere amministrate e gestite da uomini che non meritano questo onore.

Fino a quando continueremo a lasciare loro spazio, nascondendoci dietro la scusa della rassegnazione, dei bruti continueranno a stuprare il nostro Stato, infangandone i principi.

Soltanto il coraggio di una nuova classe dirigente, preparata ed onesta, ricca di competenze e povera di interessi personali, può ridare vita ad una Nazione che sembra un corpo esamine.

Ma questa idea deve radicarsi nell’animo di ognuno di noi, spinti dalla convinzione che tutti debbano essere protagonisti della ristrutturazione della società in cui viviamo; ed i primi artefici di questo non possono che essere i giovani che, proprio nei periodi di grande sconforto, debbono rappresentare quel fattore decisivo di cambiamento oltre che di riscossa morale e culturale.

Oggi, più che in passato, l’impegno di noi giovani diventa determinante per poter voltare pagina, per poter dimostrare che esiste ancora l’amore per la “Res Publica” e che la follia degenerativa di un sistema corrotto non ha intaccato l’animo di chi ancora crede nella politica come missione.

Alessandro Verrelli

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