Come io lo vedo: Poletti, un ministro che non sa tacere.

Credo che poche cose siano più difficili e dolorose per un giovane quanto l’essere costretto ad abbandonare il proprio Paese, la propria terra, la propria famiglia, perché lo Stato è incapace di offrire un futuro, una prospettiva al suo popolo.

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Credo che poche cose siano più difficili e dolorose per un giovane quanto l’essere costretto ad abbandonare il proprio Paese, la propria terra, la propria famiglia, perché lo Stato è incapace di offrire un futuro, una prospettiva al suo popolo.

Al dolore, poi, si mischia la rabbia, quando leggi le dichiarazioni del ministro Poletti che, parlando di centomila giovani, che lasciano il nostro Paese, afferma che è “meglio non averli più tra i piedi”.

Capisci veramente quanto, ormai, certa politica sia distante dalla realtà, di quanto il potere e i giochi di palazzo abbiano offuscato le menti e corrotto gli animi.

Perché le parole pronunciate da lei, ministro Poletti, sono quelle di chi non ha la percezione della reale condizione dei giovani e, più in generale, del popolo italiano.

Ci troviamo con milioni di persone sotto la soglia di povertà, la disoccupazione è un cancro che divora la nostra penisola, la stessa tra i giovani è ai massimi storici e lei, non solo ancora riesce a dormire la notte, ma si arroga pure il diritto di sentenziare su chi l’Italia la deve abbandonare per colpa delle scelte fatte da lei e dai governi che l’hanno vista ministro del lavoro.

Mi dice che possibilità avete dato ai nostri giovani? Quali prospettive attendono le future generazioni? Un paese fondato sul voucher, dove i diritti di chi lavora sono sempre meno, dove chi governa opprime i cittadini ed ingrassa sulle spalle di essi.

Vede caro ministro, è facile parlare con lo stipendio da parlamentare e la pensione assicurata; il difficile sta nel dover scegliere se restare, per combattere, o partire in cerca di una speranza. Ci rifletta bene ed imparti a rispettare il popolo sovrano, che per anni ha calpestato.

Alessandro Verrelli

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