Dare del selfiemaniaco ad un sindaco non è reato. Una sentenza che farà discutere

E’ stato respinto dai giudici del tribunale di Frosinone il ricorso di Alfieri contro il giornalista Flavi che ora è pronto a chiedere 100 mila euro come risarcimento danni

Respinto in queste ultime ore dal Tribunale di Frosinone il ricorso presentato dal Sindaco di Paliano Domenico Alfieri, attuale reggente della Segreteria del PD provinciale, difeso dall’avv. Rosita Lioi nei confronti del sottoscritto Giancarlo Flavi (giornalista di frosinonetoday.it), difeso dall’avvocato Nadia Patrizi, reo di aver scritto in passato degli articoli in cui lo stesso era stato definito: Innominato, dittatore,imperatore, Selfiemaniaco, “Scemo Comunista”.

Non c’è una fattispecie delittuosa

Per il giudice monocratico Dott. Stefano Troiani non c’è stata alcuna fattispecie delittuosa il tutto è rimasto nel limiti del diritto di critica e di cronaca:  “ad avviso di questo Tribunale – si legge nel testo della sentenza - il tenore di tali espressioni non integra in alcun modo alcuna fattispecie delittuosa, in particolare il reato di diffamazione.  Si leggono  negli articoli in atti espressioni del tipo “ Innominato,Dittatore, Imperatore, Selfiemaniaco, scemo comunista” In punto di diritto , come è noto il diritto di critica,  così come nel diritto di cronaca, sono disciplinati dall’art 21 Cost., secondo la quale tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.  In un altro paragrafo di pag 3  il giudice entra addirittura nel merito delle parole scritte da Flavi e le esamina una alla volta.  “ in sostanza, secondo la Cassazione, la Critica politica, che per sua stessa natura può anche non essere obiettiva, deve pur sempre rispondere all’interesse sociale alla comunicazione e a quello della contingenza del linguaggio, senza mai trascendere in ingiurie, offese ed attacchi personali diretti a colpire sul piano individuale la figura del soggetto criticato(….) A tale riguardo , il fatto di etichettare il personaggio politico con epiteti quali imperatore o dittatore” non costituisce un’offesa, bensì un modo dell’articolista per designare un potere assoluto, centralizzato nelle mani di una sola persona. La selfiemania, invece, è un fenomeno sociale moderno , studiato dalla psicologia, la quale ci spiega come l’abitudine di effettuare degli autoscatti e condividerli sui canali informatici altro non sia che un modo per affermare sé stessi nella comunità, nonché le cose che si fanno.  (…) anche l’espressione Scemo comunista, in quanto utilizzata nell’agone politico e quindi nell’ambito della polemica politica, perde la sua naturale connotazione apparentemente offensiva, il riferimento è alla parola scemo, per inserirsi in un contesto di vis polemica vivace  e colorito, anche duro, ma non lesivo della reputazione del soggetto criticato. Infine la locuzione “innominato” ha un carattere evidentemente neutro, prova di qualsivoglia carica lesiva”. Il giudice infine conclude “ Quando all’interesse sociale della comunicazione, esso appare scontato, nel senso che si parla di eventi politici, quindi di alleanze, rotture, accordi già conosciuti dal pubblico dei lettoti e quindi dotati di rilevanza sociale. Ne consegue pertanto il rigetto della domanda”. Cosa poi avvenuta.

Una sentenza importante per i giornalisti

Per i giornalisti è una sentenza importante perché fissa dei principi: la critica politica può essere anche forte e colorita ma non deve scendere mai a livello personale.

Il risarcimento danni

A questo punto, dopo aver gioito con l’avv.  Nadia Patrizi che in un’altra sentenza mi fece assolvere per aver etichettato un ex sindaco di Serrone come “Talebano”- sto valutando l’entità del risarcimento danni. Poiché Alfieri nel chiedere la mia condanna aveva aggiunto una richiesta di 50.000 euro per danni subiti. Ora noi stiamo valutando come impostare la richiesta di risarcimento danni  poiché già nella causa erano stati richiesti 100.000 euro per i danni di immagine e certamente si insisterà su questa richiesta, dopo la sentenza favorevole del tribunale di Frosinone.

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