Tutto torna sempre: il secondo ed il terzo capitolo

Il blog 'realmente cronaca' di Angela Nicoletti torna oggi a pubblicare il secondo ed il terzo capitolo di 'Tutto Torna Sempre', il romanzo ispirato al delitto di Serena Mollicone e scritto dalla giornalista. La scorsa settimana abbiamo esposto il contenuto della Prefazione a firma di Gigi Di Fiore, storico inviato e de Il Mattino e pubblicato il primo capitolo. Buona Lettura

Premonizioni

I capelli e il collo bagnati di sudore, il cuore che pare scop-piare nel petto. Laura si è nuovamente svegliata di sopras-salto. Ciò che credeva fosse un banale incubo, è divenuto il tormento di ogni notte. Il giallo di un paio di fari, accecanti. I passi pesanti sull’erba. L’odore di umidità che impregna l’aria, lo scorrere di un fiume, l’urlo degli animali notturni e infine quel lamento flebile che arriva da una radura. Un’unghia lac-cata di rosso che avvolge un filo di ferro.

La sofferenza svanisce alle prime luci dell’alba. Si alza stanca e angosciata. C’è qualcosa in questo suo stato d’animo che la inquieta. Che cosa vogliono significare quell’automobile, quel posto, quel camminare veloce ma affaticato di un qualcuno sulla ghiaia. Certamente è un viottolo di campagna che finisce nei pressi di un boschetto.

Il getto caldo della doccia ha l’effetto di un balsamo sulla sua mente e sul suo corpo.

Un piccolo lusso mattiniero che si concede insieme a un caffè bollente e alla lettura dei giornali. Il rito di Laura. Pri-ma di iniziare una giornata frenetica e snervante: redazione, tribunale, questura e poi ancora avvocati, informatori e tutto ciò che può essere utile a trovare una notizia, a realizzare le pagine di un quotidiano.

Picchietta con le dita sullo sterzo cantando Nastro rosa. Una lunga serie di semafori prima di arrivare a destinazione. “Chissà che sarà di noi...”, la radio prosegue nel trasmettere la canzone di Battisti ma Laura di colpo si sente soffocare. Le manca l’aria, come se le stessero chiudendo la bocca, il naso. Come se la sua testa fosse stata infilata in un sacchetto. Annaspa e porta le mani alla gola cercando di allontanare un qualcosa che non c’è. Profonda angoscia e una serie di flash-back davanti a sé. Una giovane donna che sorride e gioca con un cane.

I capelli ricci e lunghi prima pieni di sole e poi di sangue. 

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Il terrore nei suoi occhi. Lo sguardo incredulo di chi non crede che possa ricevere del male. Uno scorrere continuo di scene che sembra durare un’eternità. Poi tutto finisce e torna la nor-malità. Il male oscuro ancora una volta ha lasciato lei, Laura d’Avalos, la giornalista di cronaca nera spavalda e impassibi-le, tremante e inebetita: una bambina impaurita. Accosta la macchina sul ciglio della strada e appoggia la testa all’indietro. “Respira piano, con calma. Non temere, è solo uno dei tuoi attacchi di panico”. Lo ripete solo per convincere se stessa. Sa che quelle visioni nulla hanno a che vedere con un suo ipotetico stato di ansia. Le ritornano in mente le parole della nonna: «Sei speciale, come me. Avverti il pericolo prima degli altri, sai riconoscere i malvagi. Non dirlo mai. Non ti crede-rebbero». Adele è morta da un paio di anni e lei ora non riesce a raccontare a nessuno quanto le accade. Il suono di una si-rena la riporta al presente. Guarda l’orologio e si rende conto che quella sofferenza è durata pochi minuti. Nervosamente passa la mano tra i capelli, si guarda allo specchietto, riavvia il motore e parte. La sensazione di non riuscire a respirare è passata. La consapevolezza che tutto ciò alla fine tornerà a ripetersi, no.

«Ti hanno cercato un avvocato, una pensionata da giorni senz’acqua e una donna che non ha voluto lasciarmi nome e recapito. Sembrava agitata ed io non ho insistito. Cosa ti è successo? Sei strana».

Marilena è la segretaria più efficiente e precisa che la reda-zione di un quotidiano possa desiderare. Alta, magra, elegante si muove con grazia, come una pantera. La voce quieta e i modi educati riescono a tranquillizzare anche il più inferocito dei lettori e oltre che a essere la responsabile di quel grande circo composto di telefoni impazziti, stampanti e fax, cuore pulsante di un giornale, è anche una vera amica. Laura sospi-ra, scarta il solito pacchetto di caramelle al latte e sprofonda nella poltrona blu. «È successo ancora. Ho dovuto accostare con l’auto. La sensazione di soffocare è stata ancor più reale delle altre volte. Non solo. L’ho vista. Ha sofferto ingiusta-mente. È bella, è giovane ed è morta dopo una lunga e lentis-sima agonia».

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Marilena sorride e le porge il bicchiere di plastica con il caffè. La guarda e senza dire una parola “la” stringe a sé. È preoccupata ma non lo esterna e pensa che l’amica sia tanto stanca e avrebbe bisogno di riposo, assoluto.

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