Spread e mutui: il rischio aumento spiegato semplice

L'aumento dello spread ha un impatto sul costo che gli italiani pagano sui mutui? Sicuramente non ce l'ha sui mutui già contratti. Diverso è il discorso per i mutui a tasso fisso futuri e per i mutui a tasso variabile

Spread, mutui, tassi... la legge di bilancio agita il mercato dei titoli e mette a dura prova anche l'economia familiare. Ma spesso si tratta di timori eccessivi.

L'aumento dello spread ha un impatto sul costo che gli italiani pagano sui mutui? Sicuramente non ce l'ha sui mutui già contratti a tasso fisso. Questo è anche il motivo per il quale il mutuo a tasso fisso costa più del variabile, proprio perchè consente al cliente di mettersi al riparo dalle fluttuazioni.

Diverso è il discorso per i mutui a tasso fisso che verranno stipulati in futuro, infatti se le tensioni proseguiranno anche i tassi saliranno, dopo anni di ribasso, ma non per effetto dello spread quanto del tasso Irs, che è l'indice interbancario che influisce su questo tipo di prodotto.

L'effetto dello spread sui mutui a tasso variabile

I mutui a tasso variabile sono soggetti alle oscillazioni dell'Euribor e del tasso Bce. Il primo è il tasso medio delle transazioni finanziarie in euro che c'è tra le principali banche europee, fermo da tempo su valori negativi e per ora non sembra risentire della volatilità del differenziale Btp-Bund. I rischi vengono nel caso in cui la Bce dovesse alzare i tassi (forse tra un anno) alle banche che depositano la liquidità in eccedenza presso l'istituto di Francoforte.

Gli economisti Greta Ardito e Mario Lorenzo Janiri lo spiegano in un fact checking su lavoce.info: "Apparentemente non esistono motivi per cui lo spread Btp-Bund dovrebbe avere effetti sugli indici Euribor, pertanto anche i mutui a tasso variabile già stipulati sembrano al riparo dalle montagne russe subite dai rendimenti dei titoli di stato italiani"

L'Italia rischia una crisi finanziaria?

La crisi finanziaria è l'altra variabile: in questo periodo potrebbe nascere da una mancanza di fiducia portando le banche a stringere sulla liquidità. Insomma, alla fin fine, a risentire dello spread sono i mutui a tasso variabile che verranno contratti in futuro perché chiaramente le banche dovranno corrispondere interessi più alti sulle loro obbligazioni e il costo del denaro si rifletterà inevitabilmente sui risparmiatori. 

Btp in scadenza: maxi asta il 18 ottobre

Intanto Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha affidato a Banca IMI S.p.A., Monte dei Paschi di Siena Capital Services Banca per le Imprese S.p.A e UniCredit S.p.A il mandato per l’operazione di riacquisto sindacato del BTP Italia, cedola 1,65% e scadenza 23 aprile 2020 (ISIN IT0005012783). Contestualmente, il Ministero dell’Economia e delle Finanze comunica di aver affidato ai medesimi operatori il mandato per il collocamento sindacato di ulteriori tranche dei seguenti titoli nominali:

  • TP 2,00% - 01/12/25 (ISIN IT0005127086)
  • BTP 4,50% - 01/03/26 (ISIN IT0004644735)
  • BTP 2,00% - 01/02/28 (ISIN IT0005323032)
  • BTP 5,25% - 01/11/29 (ISIN IT0001278511)
  • BTP 3,25% - 01/09/46 (ISIN IT0005083057)

L’esecuzione dell’operazione di riacquisto del BTP Italia nonché dell’emissione delle tranche dei titoli nominali prescelti avverrà, tenuto conto delle condizioni di mercato, il giorno 18 ottobre 2018.

L’ammontare riacquistabile del BTP Italia sarà indicativamente pari a 3.000 milioni di euro.

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