Scandalo 'Interporto sud', arrestato Giuseppe Barletta e indagati due imprenditori di Sant'Elia e Castrocielo

La maxi indagine portata avanti dalla Guardia di Finanza di Santa Maria Capua Vetere ha consentito di scoprire un'evasione fiscale da ventotto milioni di euro

Nell''indagine 'The Family' portata avanti dalla Guardia di Finanza di Caserta e che questa mattina ha portato all'arresto dell'imprenditore Giuseppe Barletta, proprietario dell’Interporto Sud Europa, la piattaforma di trasporto merci e logistica più grande del Mezzogiorno, ci sono anche due indagati eccellenti: due imprenditori residenti a Sant'Elia Fiumerapido e Castrocielo. 

L'inchiesta

Giuseppe Barletta, che ha ottenuto gli arresti domiciliari, è finito sotto inchiesta nell'ambito di alcune verifiche portate avanti dai militari del nucleo polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Caserta su delega della Procura di Santa Maria Capua Vetere. L’accusa formulata a carico di Giuseppe Barletta è quella di bancarotta fraudolenta e altri reati, tra cui l'autoriciclaggio. Con lui ai domiciliari è finito anche un suo stretto collaboratore, Nicola Berti, mentre per altri due indagati i militari hanno eseguito le misure dell'obbligo di firma. Nel corso dell’operazione i militari del nucleo polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza hanno sottoposto a sequestro beni immobili e quote societarie per 28 milioni di euro.

Gli indagati

L’obbligo di firma, invece, è stato disposto per Gennaro Mancini, già amministratore di diverse società del gruppo, in qualità di presidente del consiglio direttivo del Consorzio “Cogeri”: è indiziato di aver “dolosamente permesso” l’appropriazione indebita di rilevanti risorse finanziarie del Consorzio a favore di altre società del gruppo, permettendo anche l’autoriciclaggio. Obbligo di firma anche per Giuseppe Pisanti, anch’egli fiduciario, che è indagato per aver “dolosamente agevolato” la bancarotta concordataria dell’allora holding di gruppo, la Sep 92 sr. Risultano invece indagati a piede libero Antonio Campolattano, 59 anni di Maddaloni; Cristiano Capezzone, 43 anni di Castrocielo; Giuseppe Di Cicco, 68 anni di Sant’Elia Fiume Rapido; Andrea Palmisano, 63 anni di Maddaloni; Pasquale Pisaniello, 44 anni di Cervinara (Avellino); Gennaro Spasiano, 64 anni, attuale dirigente del Comune di Marcianise; Giovanni Uccella, 43 anni di Santa Maria Capua Vetere. 

Le accuse ai manager

I magistrati sotto la direttiva del procuratore Troncone contestano infatti a Barletta, al suo stretto collaboratore Nicola Berti e ai manager Giuseppe Pisanti e Gennaro Mancini, di essere coinvolti a vario titolo  in svariate condotte di bancarotta fallimentare e concordataria, di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte nonché di autoriciclaggio, nel periodo 2006-2016, relativamente alla gestione di 6 imprese del "Grappo Barletta", al quale sono riconducibili circa 50 soggetti giuridici, anche esteri (con sede in Olanda e Austria).

Le società ‘svuotate’

Sei le imprese del gruppo finite in dissolvenza per l’operato della holding guidatada Barletta: SOCIETÀ ESECUZIONI APPALTI S.R.L." (ammessa al concordato preventivo in data 18.2.2016), del "CONSORZIO INTERPORTO APPALTI” (ammesso al concordato preventivo in data 13.7.2016), del "CONSORZIO ESECUZIONI SPECIALI" (dichiarato fallito in data 24.3.2017), della "SOCIETÀ EUROPEA DI PARTECIPAZIONE S.R.L." (ammessa al concordato preventivo in data 17.12.2015) e della "RAIL ITALIA S.R.L.” in liquidazione (ammessa al concordato preventivo in data 28.04.2015). Secondo la Procura Barletta, amministratore di fatto del gruppo, avrebbe agito per svuotarne le casse attraverso una serie di operazioni di finanziamento infragruppo a favore di altre imprese correlate, tra cui la società "AGLI ANTICHI SPLENDORI", che poi si è offerta quale garante dell'adempimento degli obblighi concordatati assunti dalle società così depauperate.

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