Indagine immigrati, la Finanza 'scova' delle cassette di sicurezza. Le aprirà il magistrato

Il blitz questa mattina in un Istituto di credito del Basso Lazio. Arrivano le prime tegole politiche: Niki Dragonetti denuncia 'il sistema' che vedrebbe coinvolti anche componenti dell'attuale giunta Salera

Tre cassette di sicurezza appartenenti ad altrettante persone sono state scoperte dalla Guardia di Finanza all'interno di due filiali di un Istituto di Credito del Basso Lazio. Il contenuto è top secret: le stesse cassette sono state consegnate al magistrato titolare della delicata inchiesta, il sostituto procuratore Alfredo Mattei, che avrà il compito di aprirle. 

Gli interrogatori

In mattinata, sempre in tribunale ma presso l'ufficio Gip, si sono svolti gli interrogatori di garanzia di altre quattro persone, tra imprenditori e politici, che si sono viste notificare il provvedimento cautelare. Quasi tutti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. A comporre il collegio difensivo oltre che gli avvocati Sandro Salera, Paolo Marandola, Coriolano Cuozzo, Gianrico Ranaldi anche Martucci e Sgambato del Foro di Santa Maria Capua Vetere.

L'attacco di Dragonetti

"L'indagine 'Welcome to Italy' non è altro che la conclusione di un periodo apicale, di certe persone che, senza tener conto di ideali politici e senso di umanità, ha lucrato sulla pelle dei meno fortunati. Non posso tacere riguardo coloro che si sono ritrovati coinvolti nella maxi inchiesta messa a segno dalla Procura di Cassino grazie la lavoro investigativo di Guardia di Finanza e Polizia - a parlare è Niki Dragonetti - . Del resto io per primo, in tre anni di opposizione esterna, ho denunciato decine di volte, attraverso le dirette social, le condizioni in cui vivevano i profughi: un esempio per tutti riguarda la situazione di via Lena Mulattieri. Ho fatto denunce, esposti e anche proteste clamorose come la lettera all'allora Ministro dell'Interno Matteo Salvini. Eppure nonostante tutto questo clamore mediatico, nonostante tutta questa attenzione, loro, gli indagati colpiti di provvedimento cautelare, hanno continuato a fare i loro comodi. Vacanza di lusso, feste da sogno e auto dal costo esorbitante. A pagare siamo sempre stati noi, i cittadini".

L'ingerenza economica

"E allora come si può credere che un imprenditore sanitario colpito dall'inchiesta possa pensare al bene della città, attraverso i suoi eletti in Consiglio Comunale, se non riesce ad avere rispetto neanche di chi non ha nulla. Una Giunta claudicante, quella del sindaco Enzo Salera. Una Giunta che viene comunque sfiorata dallo scandalo anche se nessuno dei componenti è indagato. Vi spiego perché: il presidente del Consiglio  strettamente legato, politicamente parlando - prosegue ancora Dragonetti -, all'imprenditore sanitario che ha ricevuto la misura cautelare da parte del Gip Di Croce, un assessore è medico e dipendente di quell'imprenditore sanitario; un altro assessore è invece moglie di un pubblico funzionario il cui nome ricorre più volte nelle tante intercettazioni telefoniche.

La notizia dell'operazione delle forze dell'ordine

Non è indagato ma certamente è uno stretto conoscente di Katia Risi, titolare della Casa di Tom, una delle cooperative finite al centro della bufera giudiziaria e mediatica. Per quale motivo il pubblico ufficiale, deve essere ritenuto dall'imprenditrice accusata di associazione a delinquere, truffa e malversazione, 'un caro amico'? Non dimentichiamo inoltre che il pubblico funzionario è fratello di un consigliere comunale eletto nella squadra di Enzo Salera".

Le dimissioni

"Non vi sto raccontando favole ma semplicemente, carte alla mano, ho tirato delle conclusioni: non esistono partiti, ideali e schieramenti politici quando si tratta di fare 'cassa'. E in questo frangente ad 'incassare' sono stati rappresentanti politici che spaziano da destra a sinistra: dal Pd al Movimento Sociale, da Forza Italia alla Lega. Cassino merita di essere liberata da questi incesti che la paralizzano, la rendono immobile e che hanno tolto fiducia e speranza nei residenti - conclude il segretario provinciale dello Scarpone -. La cosa scandalosa è il silenzio assordante di queste persone. C'era, durante la campagna elettorale, una specie di cabarettista ce, dai palchi sosteneva che Niki Dragonetti è  un fascista, xenofobo, razzista. Le truppe cammellate di Salera e compagnia,  applaudivano e sbraitavano contro di me difendendo le cooperative e gli immigrati. Ora se che tanto tenevano alla salute degli immigrati e al loro, perché non parlavano? Dove sono finiti? Tutti muti, tutti conniventi. Altro che bene della città. E la chiesa che posizione intende prendere? Vescovo ed abate perché non sono intervenuti a tutela degli immigrati cristiani?".

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