Cassino, incassava la disoccupazione ma gestiva una casa 'a luci rosse', denunciata

A scoprire il giro di prostituzione sono stati gli investigatori della Guardia di Finanza di Formia. Cinque le persone indagate e residenti tra la città martire e Minturno

Indennità di disoccupazione come ex badante, incassata ogni mese e per arrotondare il guadagno da maitresse. A scoprire e denunciare una donna che vive tra Cassino e Minturno, dove gestiva case di appuntamento, sono stati i finanzieri del gruppo di Formia. Le indagini, coordinate dalla Procura di Cassino, hanno consentito di smantellare un'organizzazione dedita “stabilmente" allo sfruttamento e al favoreggiamento della prostituzione

Le indagini

Secondo quanto accertato dalle fiamme gialle coordinate dal tenente colonnello Sergio De Sarno, comandante del gruppo formiano, gli indagati sfruttavano e favorivano la prostituzione di alcune ragazze di origine extracomunitaria attraverso anche la locazione in nero di immobili a Minturno e Cassino. Nei giorni scorsi la Guardia di Finanza di Formia ha dato esecuzione all’ordinanza di applicazione della misura cautelare dell’obbligo di dimora congiuntamente all’obbligo di firma, emessa dal Gip del Tribunale di Cassino su richiesta della Procura inquirente, nei confronti della donna, quale “dominus” della organizzazione.

Il pedinamento 

Dall’articolata attività investigativa svolta, eseguita con sopralluoghi, pedinamenti e con l’utilizzo delle banche dati in uso al Corpo, è emerso che la donna sudamericana, coadiuvata da alcuni soggetti locali incaricati della ricerca di nuovi clienti, si occupava non solo della gestione di distinte case d’appuntamento, ma provvedeva anche alla ricerca delle ragazze da avviare alla “prostituzione”, il cui compenso a seguito delle prestazioni sessuali veniva poi trattenuto in misura superiore al 50%.

Gli affitti in nero

Le indagini permettevano di delineare tanto il reato di favoreggiamento quanto quello di sfruttamento della prostituzione. “Il primo - spiegano dalla Guardia di Finanza - poiché l’organizzazione non solo metteva a disposizione delle ragazze immobili locati ‘in nero’ per l’esercizio dell’attività illecita, ma si adoperava anche a facilitare ogni forma di contatto tra il cliente e la prostituta; il secondo, invece, perché gli indagati erano soliti esigere parte dei proventi conseguiti dallo sfruttamento delle ragazze”.  Nel corso delle attività sono emerse anche le responsabilità penali nei confronti di un soggetto di origini bresciane per indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, dopo che ha falsamente attestato all’Inps l’attività svolta dalla indagata come collaboratrice familiare, permettendole di percepire un’indennità di disoccupazione di circa 50.000 euro, nonché di soggiornare lecitamente sul territorio dello Stato. La misura nei confronti della donna colombaia è stata eseguita nei giorni scorsi dalla Guardia di Finanza dopo alcuni mesi di latitanza.

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