Cassino, operazione 'San Bartolomeo': Morelli e Tomassi tornano in libertà

Il tribunale per il Riesame ha annullato l'ordinanza di custodia cautelare accogliendo la tesi difensiva degli avvocati Carbone e Giuliano

Operazione San Bartolomeo”: annullata la custodia cautelare in carcere nei confronti di Guglielmo Morelli alias piccolo e Antonio Tomassi. Il Tribunale del Riesame di Roma ha rimesso in libertà gli indagati Morelli Guglielmo e Tomassi Antonio, destinatari, unitamente ad altre nove persone, di una ordinanza di misura cautelare eseguita lo scorso 30 aprile 2019, in quanto ritenuti responsabile del reato di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti.

Accolti i ricorsi

In particolare, all'esito dell'udienza camerale, svoltasi avanti il Tribunale delle Libertà di Roma, il Collegio giudicante, in accoglimento dei ricorsi proposti dai difensori degli indagati, gli avvocati Emanuele Carbone e Mariano Giuliano, ha annullato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa lo scorso 30 aprile dal GIP del Tribunale di Roma, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, a seguito dell indagine, durata diversi anni, condotta dalla Compagnia di Cassino, rimettendo in libertà i due giovani. Il Presidente, a seguito di una lunghissima camera di consiglio, in accogliendo della tesi difensiva che ha evidenziato le numerose lacune della motivazione posta a fondamento della misura cautelare, ha rimesso in libertà gli indagati senza alcun obbligo, così come già accaduto la settimana scorsa per gli altri indagati difesi dai due penalisti.

La difesa

"In particolare, Guglielmo Morelli, alias piccolo era considerato dagli inquirenti uno dei capi dell'associazione, il quale si sarebbe occupato della organizzazione delle piazze di spaccio, nonché della gestione dei rapporti con i pusher - si legge in una nota stampa firma dei difensori - Lo stesso era ritenuto dagli inquirenti una figura di spicco dell'associazione, in quanto ne aveva descritto la caratura criminale anche un collaboratore di giustizia, il quale, nel corso di uno dei tanti interrogatori, aveva sostenuto di aver concordato con l'indagato la spartizione delle varie piazze di spaccio del cassinate, precisamente quella di piazza Labriola, che sarebbe dovuta essere assegnata al gruppo facente capo al collaboratore di giustizia e quella di San Bartolomeo che sarebbe stata assegnata ai componenti del presunto gruppo capeggiato appunto da Morelli. Nonostante le gravissime accuse, i difensori degli indagati, sia in sede di discussione, nonché attraverso il deposito di una corposa memoria difensiva, hanno letteralmente scardinato quello che sembrava un quadro indiziario-cautelare granitico". 

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