Rifiuti interrati a Nocione, cede il terreno e si teme un altro disastro

Nella località, tristemente nota a Cassino per essere un 'cimitero' di materiale ospedaliero smaltito a 20 metri di profondità, c'è stato l'ennesimo sopralluogo da parte della Guardia di Finanza

Il soprallugo a Nocione da parte della Guardia di Finanza e dei Vigili del Fuoco

E' sprofondato il terreno che ospita il 'cimitero dei rifiuti interrati'. Le piogge di questi ultimi mesi hanno provocato un cedimento dell'area di Nocione, tristemente nota per essere stata oggetto, venti anni fa, di uno smaltimento illecito di materiale ospedaliero. Un smottamento che ha preoccupato i residenti che hanno immediatamente allertato i Vigili del Fuoco e la Guardia di Finanza. Nella mattinata di mercoledì 21 quindi gli investigatori del tenente colonnello Salvatore Rapuano, comandante del Gruppo delle Fiamme Gialle di Cassino, su disposizione del procuratore capo Luciano d'Emmanuele, ha effettuato una serie di verifiche e sopralluoghi. Nelle prossime ore verrano resi noti i provvedimenti che si intende adottare.

La ricostruzione 

Migliaia di quintali di rifiuti da venti anni 'riposano' a venti metri di profondità nella zona di campagna, posizionata tra il comune di Cassino e quello di Sant'Elia Fiumerapido. Una vera e propria "Terra dei fuochi" laziale che in due decenni ha provocato danni devastanti all'ambiente e alla salute di uomini e animali, in una zona ad alta vocazione agricola. A Nocione, area di diverse migliaia di metri quadrati, secondo quanto emerge da verbali e verifiche della Guardia di Finanza, si è smaltito praticamente di tutto: dai fusti di botulino agli scarti di laboratorio, fino ad arrivare ad arti umani. Qui, nonostante i divieti emessi dai sindaci, si continua a pascolare ovini e coltivare grano.

Le indagini

L'inchiesta, che ha avuto diversi stop, da quatto anni ha ripreso piede e le indagini, che sono a una fase avanzata, si muovono su due fronti. Il primo che mira alla raccolta di una serie di testimonianze dei residenti ed ex dipendenti del comune per capire se hanno visto attività di scavo nella zona, l’altro concerne analisi del terreno. E proprio su questo secondo aspetto che si è focalizzata l'attenzione del sostituto procuratore Maria Beatrice Siravo, magistrato titolare del dossier. Un attenzione che ha portato a conferire una consulenza agli esperti del Benecon, il laboratorio di scienze dell'Università 'Federico II' di Napoli che lo scorso mese di marzo hanno effettuato prelievi e sopralluoghi grazie alle sofisticate strumentazioni messe a disposizione dal comando generale della Guardia di Finanza ha messo a disposizione: un aereo un P166 dotato di scanner termico sensibile alle radiazioni termiche emesse da svariate superfici e idoneo alla realizzazione di immagini e mappe termiche geocorrette. In grado di discriminare, con precisione al decimo di grado centigrado, temperature superficiali in un range dai -20° ai 110°. In questo modo si capirà se realmente ci sono altri interrati nella zona di Nocione e quali sono le dimensioni esatte del disastro ambientale.

Le testimonianze

I militari del colonnello Luigi Carbone, comandante provinciale delle Fiamme Gialle, hanno ricostruito tutto il percorso di smaltimento di rifiuti tossici, pericolosissimi, e provenienti dalla Lombardia. Nei verbali di interrogatorio  si leggono dichiarazioni sconcertanti rilasciate da coloro che, per convenienza e per interesse, hanno partecipato all’interramento senza all’epoca proferir parola. "Abbiamo scavato di notte buche profonde anche trenta metri. Qui poi arrivavano i camion e gettavano tutto. Scarti ospedalieri, protesi di gambe e braccia rimosse dal corpo dei pazienti, cromo esausto e poi del siero, tanto siero scaduto e proveniente da Milano dove c’era un laboratorio che doveva smaltire senza pagare cifre astronomiche".

La connivenza tra pubblico e privato

Si parla di presunte connivenze tra amministratori, colletti bianchi e alcuni imprenditori del settore rifiuti, che avrebbero scelto non a caso un terreno da tempo abbandonato per agire indisturbati. I primi sospetti sono iniziati ad emergere quando gli animali da cortile hanno iniziato a morire in pochi istanti dopo aver bevuto l’acqua di un canale. C'è una testimonianza, finita a verbale nei fascicoli della procura, che parla di odori nauseabondi provenienti dal canale Nocione, di strani movimenti notturni di camion ed escavatori, e soprattutto di un episodio in cui alcune galline, finite casualmente nel fosso dove giacevano i materiali tossici, sarebbero morte in meno di cinque minuti. "Da quel momento in poi abbiamo smesso di coltivare l’orto. Abbiamo fatto analizzare l’acqua e i dati dell’Arpa ci hanno segnalato la presenza di cromo, sia nel terreno che nell’acqua", racconta una contadina.

Quel 'mostro' chiamato Linfoma di No Hodgkin

Per non parlare delle malattie: dodici casi di linfoma di no Hodgkin fra gli abitanti della zona. Un’anomalia che ha indotto un medico romano a segnalare la cosa alla Dia e appunto alla Guardia di Finanza. Contemporaneamente sono arrivati gli esposti degli ambientalisti corredati di fotografie che attestano il rinvenimento, durante i lavori di scavo per l’ampliamento di un pozzo, di resti umani e scarti di sala operatoria. 

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