Cassino, rifiuti interrati, svolta nelle indagini: si inizierà a scavare

Guardia di Finanza, Arpa e Procura ieri mattina in località Nocione dove negli anni '90 sono stati seppelliti scarti di materiale ospedaliero e fusti tossici

L'Arpa a Nocione

L'area di Nocione, a Cassino, verrà scavata in più punti: 13 per la precisione. La zona situata al confine con il comune di Sant'Elia dove negli anni '90 sono stati smaltiti rifiuti pericolosi e scarti ospedalieri ieri mattina è stata oggetto di un sopralluogo da parte degli investigatori della Guardia di Finanza di Cassino, degli esperti dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e degli ispettori dell'Arpa (Agenzia Regionale Protezione Ambiente) di Frosinone. Insieme a loro anche il magistrato titolare dell'indagine, il sostituto procuratore Maria Beatrice Siravo coordinato dal procuratore capo Luciano d'Emmanuele.

Le zone 'rosse'

Ben tredici i punti 'caldi' che lo scorso anno, attraverso i rilievi aerei effettuati dalla Guardia di Finanza unitamente agli esperti del Benecon, sono stati individuati. Una vasta area di terreno, oltre 5000 mq che potrebbe contenere una 'bomba ecologica'. Una piccola 'terra dei fuochi laziale' quella che indagini hanno fatto emergere. Un'inchiesta 'dormiente' per oltre venti anni e che ha avuto un'accellerazione tre anni fa quando l'allora comandante del Gruppo della Guardia di Finanza di Cassino, il colonnello Massimiliano Fortino unitamente al capitano Lorenzo Musone, hanno ricostruito, attraverso una serie di deposizioni rilasciate da persone a conoscenza dei fatti, quanto potrebbe essere accaduto nei primi anni '90, su quell'ampio terreno, dove oggi i residenti si ammalano tutti del Linfoma di No Hodgkin e dove negli ultimi sei anni ci sono stati 12 decessi. Tutti nel raggio di pochi chilometri.

I fatti

Lo scellerato smaltimento di rifiuti tossici provenienti dalla Lombardia viene vergato nei verbali di interrogatorio nei quali leggono dichiarazioni sconcertanti rilasciate da coloro che, per convenienza e per interesse, hanno partecipato all’interramento senza all’epoca proferir parola. «Abbiamo scavato di notte buche profonde anche trenta metri. Qui poi arrivavano i camion e gettavano tutto. Scarti ospedalieri, protesi di gambe e braccia rimosse dal corpo dei pazienti, cromo esausto e poi del siero, tanto siero scaduto e proveniente da Milano dove c’era un laboratorio che doveva smaltire senza pagare cifre astronomiche». Gli operai parlano di connivenze tra amministratori, colletti bianchi e alcuni imprenditori del settore rifiuti. La scelta del terreno non è stata casuale: è di proprietà di anziani emigranti che vivono in Scozia. I primi sospetti sulle nefandezze compiute su quella zona a danno degli ignari residenti sono iniziati ad emergere quando gli animali da cortile hanno iniziato a morire in pochi istanti e dopo aver bevuto l’acqua di un canale.

Animali morti in pochi istanti

A chiarire ogni cosa sono ancora una volta le testimonianze raccolte dalla Guardia di Finanza. Questa volta a parlare è un’anziana contadina del posto: «Era una giornata calda, d’agosto e tutti avevamo sete, persino gli animali. Da alcuni giorni il canale qui accanto, Nocione, era particolarmente maleodorante e soprattutto era divenuto color ruggine. Nei giorni precedenti avevamo visto uno strano movimento notturno di camion e avevamo sentito degli escavatori in funzione. Alla richiesta di spiegazioni ci hanno risposto che stavano compiendo dei lavori di bonifica di un terreno. Tornando a quel giorno di mezza estate, all’improvviso dal pollaio della mia vicina sono scappati una trentina di animali tra galline e pulcini. Quelle povere bestie per caso sono finite nel fosso. Sono morte in meno di cinque minuti. Da quel momento in poi abbiamo smesso di coltivare l’orto. Abbiamo fatto analizzare l’acqua e i dati dell’Arpa ci hanno segnalato la presenza di cromo, sia nel terreno che nell’acqua. Da quel giorno non viviamo più bene. Sempre con il pensiero fisso a quell’appezzamento di terra coperto di erba e rovi».

Le malattie

Poi sono iniziate le malattie. Una per tutte la sindrome di Hodgkin che ha “infettato” il sangue di dodici residenti. Una piccola strada di campagna con un numero così alto di residenti affetti da un cancro al sistema linfatico ed immunitario. Un’anomalia che ha indotto un medico romano a segnalare la cosa alla Dia e appunto alla Guardia di Finanza. Contemporaneamente sono arrivati gli esposti degli ambientalisti corredati di fotografie che attestano il rinvenimento, durante i lavori di scavo per l’ampliamento di un pozzo, di resti umani e scarti di sala operatoria. Nelle viscere di quell’appezzamento, che nel corso degli anni ha cambiato diversi proprietari, sono stati quindi smaltiti i rifiuti provenienti da ambienti sanitari. Non solo fusti di Botulino quindi ma anche medicinali scaduti e lastre sono emersi durante lo sbancamento. 

I divieti del Comune

L’Amministrazione comunale ha emesso un’ordinanza che vieta l’uso dei pozzi e il pascolo degli animali. Un deterrente inutile e tardivo: per venti anni a Nocione si sono viste pecore bruciare e piante d’insalata crescere color vermiglio. Tutto è finito sulle tavole di coloro che vivono in zona. Nei mesi scorsi poi il terreno,. a causa delle piogge, è sprofondato in più punti facendo emergere decine di buste di rifiuti. E in estate quando arriva l'arsura, l'erba brucia ed emette fumi nocivi. Così vivono i residenti di Nocione, 'piccola terre dei Fuochi' del basso Lazio.

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