Cassino, colpi di pistola contro il 'ribelle' del clan: Panaccione condannato per tentato omicidio

Sette anni e sei mesi di reclusione inflitti all'ex capo del gruppo criminale di piazza Labriola

I colpi di pistola alla finestra di casa Di Ponio

Era accusato di aver tentato di uccidere a colpi di pistola un suo 'collaboratore' reo di aver deciso di 'entrare' in un gruppo malavitoso rivale. Almeno questo emerge dalle indagini portate avanti dai Carabinieri di Cassino. Per due agguati a colpi di pistola, avvenuti uno in piazza Garibaldi e l'altro in via Volturno, Elio Panaccione, pregiudicato cassinate, è stato condannato a sette anni e sei mesi di reclusione. Il verdetto di sentenza è stato emesso dal presidente del collegio penale, il dottor Massimo Capurso.

Il boss oggi pentito

Elio Panaccione, ex capo indiscusso del gruppo di malviventi smenbrato dall'operazione 'La storia infinita', oggi collaboratore di Giustizia e sotto protezione, secondo quanto emerso dalle indagini portate avanti dai Carabinieri e Polizia, dopo i due agguati mancati, avrebbe voluto uccidere Antonio Di Ponio perchè questi avrebbe deciso di uscire dall'associazione per entrarne in un'altra. Un gesto questo che non sarebbe stato gradito dai vertici del gruppo che nel gennaio del 2015 decidono di eliminarlo a colpi di pistola. Il primo agguato nei pressi della stazione ferroviaria quando la macchina con a bordo Di Ponio e la fidanzata viane colpita da quattro colpi di pistola. 

La mattanza evitata per un caso

I due si salvano per un caso. Il secondo tentato omicidio viene messo in atto nelle ore successive in via Volturno, dove Di Ponio si trovava in un appartamento. Quattro i colpi di pistola sparati dal cortile verso le finestre. In casa ci sono dei bambini e solo per un miracolo non rimangono coinvolti. Mesi di indagini e verifiche dei carabinieri e polizia e poi la svolta con l'arresto di Elio Panaccione per 'tentato omicidio'. Di Ponio é rappresentanto dall'avvocato Angelo Natale.

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