Esclusiva - Delitto Mollicone, parla Franco Mottola: "Quel giorno in caserma non c'ero"

Dichiarazione choc quella rilasciata ai microfoni di 'Quarto Grado' dall'ex comandante della stazione dei carabinieri indagato per il brutale omicidio della povera Serena

Franco Mottola

"Io non era in servizio quel giorno. Io in caserma non c'ero". Con queste parole, lapidarie e decise, Franco Mottola, l'ex comandante della stazione dei carabinieri di Arce indagato per l'omicidio di Serena Mollicone, ha risposto in esclusiva al microfono dell'inviata di Quarto Grado, Chiara Ingrosso. Per la prima volta dopo diciassette anni l'uomo ha rotto il silenzio. Un'apparizione fugace, durata meno di un minuto. Mottola non ha voluto aggiungere altro. Non ha risposto alle altre domande. Si è allontanato rapidamente con la sua macchina portando via con se, ancora una volta, dubbi e contraddizioni. 

Le indagini e il colpo di scena

Nella serata di giovedì a Frosinone, presso il comando provinciale dei Carabinieri, si è tenuto un vertice voluto dal comandante provinciale dell'Arma, il colonnello Fabio Cagnazzo e che ha visto la presenza di tutti coloro che ormai da anni stanno indagando sul delitto di Serena Mollicone. Una sorta di punto della situazione necessario anche alla luce di un altro importante fatto emerso nei giorni scorsi e che potrebbe dare ancor più sostanza ad quadro probatorio. Carmine Belli, il carrozziere di Rocca d'Arce accusato in un primo tempo della morte della studentessa e quindi arrestato e poi scagionato in tutti e tre i gradi di Giudizio, ha riferito un episodio che gli investigatori ritengono di grande interesse. "Il giorno della mia scarcerazione - ha raccontato Belli - davanti casa ho trovato il brigadiere Santino Tuzi che mi stava aspettando. In un primo momento, dopo tutto quello che avevo passato seppur innocente, ho avuto paura. Paura che volesse arrestarmi nuovamente ma poi quando si è avvicinato e mi ha abbracciato ho capito che voleva solo salutarmi. Mi ha detto che era contento di vedermi nuovamente a casa e finalmente libero". Perchè Tuzi decide di aspettare Belli davanti casa e proprio il giorno della scarcerazione? Molto probabilmente Tuzi ha voluto in qualche modo 'sollevare' la coscienza da un peso infinito: quello di aver lasciato per 17 mesi in carcere un innocente.

La svolta

Il giro di vite da parte della Procura di Cassino in merito alle indagini per l'assassinio della diciotenne di Arce è arrivato lo scorso mese di dicembre quando nel registro degli indagati vengono iscritti altri due militari dell'Arma: il luogotenente Vincenzo Quatrale e l'appuntato Francesco Suprano. Quatrale deve rispondere di 'concorso in omicidio ed istigazione al suicidio' - riferendosi alla morte volontaria del collega Santino Tuzi - mentre Suprano del reato di 'favoreggiamento'. Quello che sospettano i magistrati è che l'ex vice comandante della caserma di Arce potesse aver omesso di riferire dettagli importanti inerenti la scomparsa della studentessa liceale..

Una famiglia nel mirino da anni

I tre indagati chiave delle indagini sono oramai, da diversi anni, alcuni componenti della famiglia Mottola: l'ex comandante della caserma di Arce, Franco Mottola, il figlio Marco e la moglie del sottufficiale, Annamaria. Per la Procura e gli investigatori dell'Arma sono stati loro ad aver ucciso Serena e poi ad averne occultato il cadavere. La perizia dell'anatomopatologa Cristina Cattaneo ha fatto emergere un'altra inquietante verità: la ragazza poteva essere salvata. Chi l'ha massacrata di botte e poi presa per la testa e sbattuta contro la porta, l'ha lasciata morire soffocata. Dopo averle inserito un sacchetto di plastica sulla testa. Una lenta e crudele agonia.

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