Divampano i fuochi e l'Italia è in fiamme.

Nell’ultimo periodo la maggior parte delle regioni italiane è stata colpita dalle fiamme. L’Italia brucia spaventosamente e gli italiani ardono di paura e rabbia.

incendi vesuvio

Nell’ultimo periodo la maggior parte delle regioni italiane è stata colpita dalle fiamme. L’Italia brucia spaventosamente e gli italiani ardono di paura e rabbia. È innaturale, eppure siamo stati più abituati a fronteggiare giocoforza la terra che trema rispetto alla flora che avvampa. Forse i terremoti, giacché sono imprevedibili e inarrestabili, generano in noi uno spirito di compassione vicendevole e collaborazionista, mentre verso i roghi di natura dolosa siamo più inconsciamente egoisti. Ogni regione pensa a sé e tutti felici e contenti – coloro che sono fuori pericolo. Tuttavia, una causa è sicuramente la siccità, che ha colpito la Penisola recentemente, benché la volontarietà dell’uomo resti la ragione più rilevante. I dati parlano chiaro.

Da metà giugno sono andati a fuoco 26.000 ettari di bosco e le cifre sono destinate ad aumentare. La Sardegna e la Campania sono due delle regioni più devastate dalle vampe: proprio nella prima sono state evacuate più di mille persone in pericolo di vita. Per quanto riguarda il territorio campano, i roghi intorno al Vesuvio sono stati calamitosi. L’enorme incendio ha lambito le discariche e la Protezione Civile teme inquinamenti ambientali dovuti alla dispersione di gas nocivi. Intanto la magistratura indaga per disastro ambientale e distruzione dell’habitat naturale. Soprattutto, resta da chiarire se ci sia un’unica regia dietro agli eventi criminali, dal momento che non c’è dubbio sull’intenzionalità delle azioni. Gli inquirenti ritengono che con buona probabilità ci siano progetti delinquenziali alle spalle degli incendi. Anche il Lazio è stato colpito dalle fiamme, seppur in minore parte. Secondo il dossier incendi Legambiente, dall’inizio dell’anno sono andati in fiamme 1635 ettari di territorio. In particolare, la pericolosità dei roghi nella regione laziale non deve essere sottovalutata, poiché il 35% dell’area è considerata “superficie forestale”.

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Come arginare tali situazioni? Può darsi che il governo minimizzi sulla problematicità dei fuochi, smarrito tra tutti i problemi che affliggono il bel Paese. Ma la questione non è affatto di poco conto: se non si prenderanno misure risolutive più consistenti, rischieremmo di perdere la nostra linfa. È necessario rafforzare le pene e i controlli sui territori, a maggior ragione su quelli ad alto rischio. Per di più, anche se non riguarderebbe coloro che peccano di piromania su mandato, bisognerebbe educare la gente a una vita in accordo con la natura. E ciò non significa ritirarsi a esistenza eremitica, s’intende; vuol dire imparare a gestire le proprie azioni quotidiane in modo non egoistico, bensì in relazione agli altri e al mondo. In verità, troppe volte sentiamo ammonire: “Non gettare sigarette od oggetti infiammabili a terra”, “Rispetta la natura” e così via. Non si tratta di meri richiami dettati da un ambientalismo di moda, neppure voci buoniste sempre pronte a nuovi moniti. È soltanto buona educazione, pura convivenza.

Nessuno desidera andare incontro a un futuro tragico e tutti si stancano di ascoltare le solite criticità ripetute ossessivamente. Qualcuno pensa di vivere all’interno di una bolla, idealmente perfetta nonostante qualche piccolo foro, e che tutto il resto non lo riguardi. Dentro alla bolla non esistono notizie di morti e tragedie, calamità naturali, ma tutto è edeniaco. Lì la parola futuro non esiste. Imperativo presente.

Il problema è ciò che risiede fuori dal menefreghismo. Catastrofi e sofferenze non si risolvono sempre da soli. Tutto il mondo è una grande bolla. Se destinata ad implodere, poi, dipende da noi. Domenico Ercoli

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