Dalle targhe delle macchine risalivano agli appartamenti da svaligiare. Presa la banda dei furti in villa

Presa la banda che da Latina si è spostata in tutto il territorio laziale mettendo a segno anche cinque colpi in Ciociaria

Furti da specialisti, organizzati e pianificati. Sempre il fine settimana, fuori regione e con lo stesso metodo. L'indagine della squadra mobile come riporta Laura Pesino su latinatoday.it che ha portato all'arresto di dieci componenti di una banda napoletana dedita ai furti in ville e in appartamenti, nasce dal furto commesso il 15 ottobre del 2017 a Latina in via Palermo e dall'uccisione di uno dei ladri, Domenico Bardi, colpito dai proiettili esplosi dall'arma di Francesco Palumbo, il figlio dei proprietari dell'appartamento che il gruppo era intento a svaligiare. 

Le indagini dopo il furto in via Palermo e l'uccisione di Domenico Bardi

Due mesi dopo quel colpo erano finiti agli arresti quattro complici del ladro ucciso, che presero parte al raid di via Palermo. Si trattava di Giuseppe Rizzo, Salvatore Quindici, Antonio Bellobuono e Maria Rosaria Autore, individuati grazie a un complesso lavoro degli investigatori della squadra mobile partito dall'analisi dei tabulati telefonici. Le investigazioni però non si sono fermate e in un anno circa sono riuscite a risalire a ben cento furti messi a segno tra le province del Lazio, delle Marche e dell'Abruzzo.

Le città colpite

La provincia pontina era la più colpita: 34 sono infatti i furti consumati tra il capoluogo e altre zone del territorio, 22 quelli avvenuti a Roma, cinque a Frosinone, uno ad Ancona, tre ad Ascoli Piceno, tre all'Aquila, uno a Pesaro e uno a Pescara. Ma gli investigatori sono certi che siano molti di più. Il giro dunque si è allargato fino a rintracciare gli altri componenti della banda: Salvatore Pepe, considerato il vertice dell'organizzazione, Salvatore Merolla, Davide Mirra, Pasquale Caiazza, Adele Iannuzzelli e Antonio Cigliano. Tutti residenti nel quartiere Traiano di Napoli.

Dalla targa dell'auto l'indirizzo dell'appartamento da colpire

Un modo di agire inedito quello utilizzato dal gruppo. Gli accertamenti degli investigatori, partiti dall'analisi di due telefonici cellulari e di una carta postepay sequestrati in via Palermo, hanno consentito di incrociare i movimenti dei componenti della banda con le denunce per furto in abitazione presentate alle forze di polizia. Colpivano sempre nel fine settimana, pianificando le trasferte e colpendo le città dell'Italia centrale. L'organizzazione del colpo era di Salvatore Pepe e dei suoi più stretti collaboratori, Salvatore Merolla, Salvatore Quindici e Maria Rosaria Autore. Partivano da Napoli e raggiungevano la città scelta. Una volta sul posto pernottavano in ambienti e B&B della zona, studiavano gli eventi previsti in città e poi si appostavano fuori a teatri o ristoranti. Qui prendevano di mira auto di lusso, ne annotavano la targa e poi si occupavano rapidamente di effettuare, tramite una postepay intestata a prestanome, la visura presso l'archivio Aci (operazione in carico a Bardi e Bellobuono) per carpire indirizzo e nome del proprietario del veicolo. A quel punto dovevano solo accertarsi che la casa fosse rimasta vuota. E per questo entravano in azione le due donne, la Autore o Adele Iannuzzelli che, ben vestite e apparentemente insospettabili, citofonavano nelle abitazioni per assicurare il via libera al resto della banda. Gli anziani del gruppo, Ricco e Cigliano, oltre a fornire la disponibilità delle auto per le trasferte (di solito appartentenenti a parenti o noleggiate a Napoli) si occupavano anche del trasporto degli arnesi da scasso e della refurtiva, che venivano occultati nei vani dell'auto ricavati nello spazio dell'airbag o in un doppio fondo creato all'interno dell'abitacolo.

L'auto piena d'oro fermata a L'Aquila

Dopo il colpo in via Palermo a Latina e la morte di uno dei complici non si erano mai fermati. Si stima che mettessero a segno anche otto furti nel corso di un solo fine settimana. Il 2 dicembre del 2017, con la collaborazione delle squadre mobile di Pescara e l'Aquila, era stata fermata una delle auto utilizzate, una Suzuki Ignis che tornava dalle Marche. Proprio all'interno del vano airbag, opportunamente liberato, erano nascosti un chilo e mezzo di monili in oro risultati provento di furti compiuti in provincia di Ascoli Piceno. Le indagini erano già in corso e l'auto della banda era stata sottoposta a pedinamento satellitare. Quando la squadra tornava a Napoli provvedeva immediatamente a contattare un ricettatore a cui affidare e vendere la refurtiva. Si trattava del proprietario di due laboratori orafi del quartiere Porto, questa mattina oggetto di una perquisizione della polizia.

I nomi ed il video dei furti

Le armi rubate

Particolarmente allarmante era anche la grande disponibilità di armi della banda. Armi rubate nel corso dei furti e poi immesse sul mercato clandestino. Le indagini hanno accertato che il gruppo era entrato in possesso di almeno sei pistole e di sette fucili, 

L’attività investigativa ha consentito di accertare che la banda colpiva quasi ogni fine settimana, ricostruendo un centinaio di raid, nel corso dei quali venivano asportati gioielli e valori per un ammontare notevolissimo, per cui è verosimile ritenere che gli indagati si siano resi responsabili di numerosi altri furti in appartamenti e ville, come evidenziato dallo stesso G.I.P. nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere.

Per ulteriori approfondimenti latinatoday.it 

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