Incendio Mecoris, i capannoni contenevano quintali di rifiuti indifferenziati

Il sopralluogo di Carabinieri Forestali e Squadra Mobile ha consentito di far emergere lo sconcertante risvolto. Alto il livello dello Benzoapirene. Lettera aperta del vescovo Spreafico: "Siamo tutti responsabili di questo disastro"

Rifiuti indifferenziati. Quintali di materiale di ogni sorta, sporco e non trattato, accatastato nei capannoni della Mecoris di Frosinone. A dare finalmente una linea chiara alle indagini sul rogo di domenica pomeriggio in via del Casale, è stato il sopralluogo che i carabinieri forestali e la squadra mobile hanno effettuato nell'area sotto sequestro. Qui gli investigatori, coordinati dal magistrato Isabella Ricca della Procura di Frosinone, hanno trovato all'interno dell'azienda un ingente quantitativo di rifiuti da smaltire e che è andato distrutto.

Cosa prevede la legge in questo delicato settore

La Legge prevede che le società del settore debbano avere all'interno dei container quantitativi decisamente inferiori di rifiuti: gli stessi devono essere poi trattati in una giornata. Tutto questo, almeno in apparenza, alla Mecoris, non sarebbe avvenuto. A destare preoccupazione è inoltre un dato emerso dalle analisi effettuate dall'Arpa. Il livello di presenza di benzoapirene nell'aria è decisamente alto rispetto alla media annua. La tabella Arpa parla di un limite massimo di 1 contro un'allarmante 1,3 del 23 e 24 giugno. 

Le immagini del rogo

Il benzoapirene

È una delle prime sostanze di cui si è accertata la cancerogenicità. Si forma per incompleta combustione di sostanze organiche a temperature comprese tra 300 e 600 °C. Per questo è presente (ad esempio) nel fumo di sigaretta, nei gas di scarico dei motori diesel, nei fumi prodotti dalla combustione di biomasse e nelle carni bruciate. Una delle sue forme ossidate (metabolicamente dall'organismo) è il benzo[a]pirene-7,8-diidrodiolo-9,10-diidroossido, che può legarsi al DNA interferendo con il suo meccanismo di replicazione. Il processo di formazione del perossido è relativamente complesso ed implica una cascata di reazioni coinvolgenti il citocromo P450, ed enzimi quali perossidasi ed idrolasi. La sua struttura inoltre non viene intercettata dal sistema enzimatico di correzione dei geni della categoria Caretaker del DNA, che ha invece il ruolo di demolire i tratti mutati dell'acido nucleico per prevenirne mutazioni nocive. La categoria IARC di rischio cancerogeno è Categoria 1: cancerogena per l'uomo.[ Disciolto in acqua, è tra le sostanze più pericolose. Il limite di concentrazione è di 0,01 µg/l secondo il DL 31/2001. (fonte Wikipedia)

La lettera del vescovo Spreafico 

L’incendio che si è sviluppato domenica presso i depositi della Mecoris ha contribuito ad inquinare ulteriormente la Ciociaria, già duramente provata dai veleni della Valle del Sacco e dalle polveri sottili che riempiono le città. Un’immagine surreale riassume tutta la preoccupazione per questo evento: la processione del Corpus Domini, con centinaia di fedeli e ragazzi che portano Gesù eucaristico per le vie della città e la colonna di fumo nera che si innalza sul cielo azzurro di Frosinone.

In attesa degli accertamenti delle competenti Autorità, una domanda richiede subito risposta: perché è successo? Ma ci chiediamo ancora una volta: quanto tempo continuerà lo scempio di questa bella terra, che a metà del secolo scorso era ancora un esempio di biodiversità? Quanto ancora si deve aspettare per intervenire nella bonifica delle numerose discariche della Provincia di Frosinone? Se sono stati necessari 81 milioni di euro per bonificare negli anni solo poche discariche, a che cosa serviranno i 53 milioni di euro da poco stanziati? Per fare un’ennesima commissione da pagare, come altre di cui siamo esperti, che dovrà studiare che cosa si deve fare (come se non si sapesse!) o per intervenire in maniera seria almeno su qualcosa? Quanto dovranno aspettare le bonifiche della orribile discarica di Via Le Lame o il sito della ex Olivieri di Ceprano, dove sono interrati rifiuti altamente tossici, per fare due esempi tra i tanti?

Il nostro vescovo Ambrogio nel 2010, sollecitato da alcuni imprenditori, convocò assieme alla Fondazione Kambo un Tavolo sulla Valle del Sacco, attorno a cui c’erano politichi, ambientalisti, sindacati, imprenditori. Si elaborò un progetto, a cui dovevano seguire degli interventi guidati da una cabina di regia, individuata dagli attori del Tavolo. Dove è finito tutto questo? La nostra gente soffre per aver distrutto terreni una volta ricchi per agricoltura e allevamenti. Soffre per le malattie derivanti dall’inquinamento atmosferico, della terra e delle acque. Lo sanno bene i medici per l’ambiente, che spesso ne hanno parlato. Bisognerà aspettare la prossima emergenza per intervenire con un piano vero e serio che dovrà durare anni (e non solo il tempo di una amministrazione) o si continueranno a offrire deboli palliativi, che non affronteranno il problema nella sua complessità? 

Di fronte a tutto questo non è possibile l’indifferenza o la logica del “si salvi chi può”, che di fatto penalizza solo chi NON può. Ringraziamo tutti coloro (e per fortuna ce ne sono!) che si impegnano in questa battaglia e nella sensibilizzazione per un modo di vivere insieme che mostri civiltà e rispetto del creato, di cui tutti noi facciamo parte, e non continui a perseguire biechi interessi personali e criminali, perché tali restano. Ringraziamo, anche a nome del nostro Vescovo, da sempre impegnato in questa battaglia di civiltà, soprattutto i ragazzi e i giovani che nelle scuole portano avanti questa sensibilizzazione. Non siete solo il vostro e nostro futuro. Siete soprattutto il nostro presente! Siate coraggiosi e non demordete!

Tutti siamo responsabili di questa “casa comune” chiamata Ciociaria: politici, imprenditori, insegnanti, alunni, giovani e vecchi, italiani e stranieri. Il cambiamento inizierà quando avremo capito che il rispetto delle regole non è un limite alla nostra libertà, anzi l’unica maniera per mantenerla. Noi non staremo a guardare! Difenderemo con chiunque la bellezza di questa nostra terra, perché non sia più deturpata e rovinata. Porremo gesti concreti, come già la Diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino ha fatto con alcune cooperative che vogliono rispondere al problema ambientale, e soprattutto non smetteremo mai di parlare e di operare per il bene della Ciociaria.

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