Scempio ambientale, schiuma bianca e fetore lungo il fiume Liri: Arpa e Carabinieri al lavoro

Una densa coltre di probabile detersivo industriale da questa mattina ricopre il corso d'acqua. L'atto scellerato sarebbe avvenuto nella zona della Valle del Sacco. La corrente ha portato a valle la 'bomba ecologica'. Disagi a S.G. Incarico e Pontecorvo

La coltre di schiuma bianca

Chilometri di colte bianca lungo i fiumi Socco e Liri. Schiuma bianca che emana un fastidiosissimo odore nauseabondo e che, nell'invaso Enel di San Giovanni Incarico, ha trovato una sorta di freno. L'aria nei dintorni è irrespirabile e sul posto stanno lavorando i Carabinieri Forestali del Gruppo di Frosinone, sezione Nipaf, diretti dal capitano Vito Antonio Masi, unitamente agli ispettori dell'Arpa. La protezione civile di San Giovanni Incarico sta cercando di far transitare meno automobili possibile.

La ricostruzione

Stando alle prime informazioni un presunto sversamento illecito sarebbe avvenuto nel corso della notte appena trascorsa nella zona di Ceccano. Qui, qualche mano scellerata, avrebbe scaricato nel fiume Sacco litri e litri di detergente chimico e di provenienza industriale. Un cocktail micidiale che, se accertata la tossicità dello sversamento, andrebbe ulteriormente a minare un ecosistema già fortemente compromesso.

L'appello della politica

In diretta Facebook da San Giovanni Incarico l'imprenditore Niki Dragonetti, candidato al consiglio regionale nella lista di Pirozzi Presidente, ha raccontato real time quanto sta accadendo. "E' l'ennesima dimostrazione del fallimento della politica ambientale del presidente Zingaretti e dell'assessore all'ambiente Mauro Buschini". La zona dove si è concentrata la coltre bianca maleodorante si trova a due passi dall'impianto di incerimento di Colfelice e della mega discarica di Cerreto di Roccasecca.

La disperazione dei residenti

Finestre chiuse e tanta angoscia per chi da anni, a San Giovanni Incarico, è costretto a sopportare i fetori ammorbanti. "Per noi non esistono stagioni. Sempre tappati in casa - ci dice una contadina che un tempo viveva di vendita di prodotti agricoli -. Sempre con questa maledetta puzza nelle narici. Siamo carne da macello. Nessuno ha mai fatto nulla per tutelare i nostri sacrifici. Per poter costruire questa casa abbiamo lavorato una vita. E neanche possiamo andare via. Abbiamo provato a venderla. Nessuno l'ha voluta comprare".

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