Maxi frode alla Regione Emilia, due imprenditori ciociari indagati dalla Finanza

Si tratta di due fratelli, residenti a Cervaro che, unitamente ad un collega, avrebbero incassato oltre 4 milioni di euro per la costruzione di un impianto di biomassa risultato inesistente. Sequestrati 19 immobili e conti correnti bancari

Il colonnello Piccinini

Hanno percepito milioni di euro dalla Regione Emilia Romagna per la realizzazione di un impianto di biomassa finanziato dal Fondo Energia Emilia. Peccato che di quell'impianto due noti imprenditori di Cervaro, due fratelli di 41 e 38 anni, non abbiano realizzato neanche le fondamenta. A scoprire la truffa sono stati i militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Reggio Emilia.

Gli investigatori del comandante provinciale, il colonnello Roberto Piccinini e quelli del maggiore Mario Segreto hanno scoperto il maxi raggiro che i due cassinati unitamente ad un terzo soggetto, un imprenditore emiliano, avevano organizzato. I tre imprenditori, che hanno effettuato investimenti nel settore della green economy, sono indagati per aver beneficiato indebitamente di contributi dalla Regione Emilia Romagna e per essersi appropriati dei relativi fondi.

I finanzieri, coordinati dalla Procura della Repubblica di Reggio Emilia, hanno quindi passato al setaccio 3 società aventi sede a Reggio Emilia, Roma e Farini (PC), 2 delle quali risultavano aver sostenuto rilevanti investimenti, nell’anno 2015, finalizzati a realizzare un impianto di biomassa, finanziato dal Fondo Energia Emilia Romagna e destinato a produrre “energia pulita” utilizzando rifiuti e residui di origine biologica nel comune di Ostellato (FE). Una terza società invece risultava aver fornito beni, materiali e lavorazioni finalizzate alla realizzazione dell’impianto. Ovviamente dell'impianto non è stato trovato neanche un bullone perché intervento infrastrutturale è avvenuto solo “sulla carta”, nel senso che risultano emesse le fatture comprovanti le spese per acquisizioni di materiali e di lavori finalizzati alla realizzazione dell’opera, ma di fatto nessun impianto del genere risulta essere stato realizzato, al punto che i militari della Guardia di Finanza una volta giunti sul posto per verificare 'de visu' quanto sospettato, si sono trovati davanti un un semplice terreno agricolo. Inoltre i contributi erogati dall’Ente Regionale risultano essere stati transati sui conti correnti personali degli imprenditori.

Tali operazioni sono state rese possibili attraverso un’articolata rete di fatture per operazioni inesistenti che sono servite sia per dimostrare la fittizia realizzazione dell’impianto e sia per giustificare le transazioni finanziarie che hanno portato all'incasso illecito di oltre 2 milioni di euro nella diretta disponibilità degli indagati. Il presunto “regista” dell’operazione, secondo quanto accertato dalle Fiamme Gialle, sarebbe l'imprenditore di Cervaro, A.I di 41 anni il quale, unitamente al fratello M.I di trentotto anni e ad un 60enne reggiano, è stato denunciato all’Autorità Giudiziaria per truffa aggravata e reati tributari.

Il Tribunale di Reggio Emilia ha poi emesso un provvedimento di sequestro preventivo finalizzato alla confisca “per valore equivalente” al profitto del reato, corrispondente alla somma erogata dal Fondo Energia Emilia Romagna ed indebitamente “intascata” dai tre responsabili della truffa. Il sequestro è stato eseguito dalla Guardia di Finanza di Reggio Emilia ed ha riguardato 19 immobili, tra appartamenti ed autorimesse, 4 assegni circolari per un importo complessivo di circa 180.000 euro e altre disponibilità finanziarie sui conti correnti degli indagati per un importo di circa 23.000 euro per un valore complessivo superiore a 4 milioni di euro.

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