Paliano, ultimo toccante saluto al Principe Ruffo nel bosco di querce

La barra di noce scura è arrivata avvolta tra i rossi peperoncini e tra l’affetto dei familiari e degli amici

E’ stato un funerale al peperoncino quello del Principe Antonello Ruffo di Calabria, deceduto giovedì scorso presso un ospedale romano, nel secolare bosco di querce all’interno della su amata “Selva di Paliano”.

Il feretro di Dom Antonello Ruffo di Calabria è arrivato dentro una bara di noce scura con sopra un cuscino di peperoncini a ricordare la fantasia, l’ironia e i sogni del Principe, circondato dalle figlie Domitilla, Claudia, Valentina ed il figlio Lucio e da tutti i nipoti ma soprattutto, dai suoi operai storici a cominciare da Mariuccio, abbracciato con affetto dalle figlie e che aveva portato nella sua cariola il grande Maccari dopo che l’artista si era fatto portare a “cavaceci”  da uno struzzo. Dall’indimenticato  Saturno, venuto appositamente dalla Romagna con   i due  figli, dagli avvocati ciociari: Romano Misserville, Memmo Marzi, Isidoro Sperati, On. Giuseppe Alveti,  e da tantissimi amici di Paliano, venuti a tributare l’ultimo applauso ad un  personaggio, certamente umile, ironico e grande sognatore. 


Claudia e il peperoncino

Molto sentito ed emozionante il discorso della figlia Claudia che ha parlato a nome di tutti gli eredi: “Vorrei ringraziare, a nome di noi figli, tutti i presenti per essere venuti a salutare papà.  Il Sindaco per le sue parole. Padre Giovanni per la benedizione e tutti coloro che si sono adoperati per la preparazione di questa giornata.  Per chi lo conosceva bene saprà, che questa, è quel genere di giornata che lo divertiva molto. Immerso nella natura, circondato dal canto degli uccelli e...un po’ fuori dalle regole. Ci dispiace per alcuni dei suoi cari amici che non sono potuti venire ma che ci hanno detto, o scritto, parole bellissime e che sono qui con il cuore. Abbiamo ricevuto e raccolto in queste ultime ore infinite testimonianze di affetto e riconoscenza per te papà. Caro papi,- aggiunge ancora la figlia Claudia - ci tenevamo molto a stare qui con te per l’ultima volta, per un ultimo saluto a questa terra, in questo bosco che hai tanto amato.  La selva l’hai avuta, l'hai creata, l'hai trasformata. L'hai resa un posto unico, magnifico e importante.  E' alla selva che noi figli siamo cresciuti, abbiamo imparato, gioito e sofferto con te. Molti dei presenti sanno e si ricordano quanto sia stato faticosa correrti dietro ma molti anche sanno quanto ci hai fatto sognare e divertire. Mongolfiere, treni vapore, concorsi ippici e manifestazioni di ogni genere. 
Ogni giorno era un'avventura, ogni giorno un pericolo, ogni giorno una sorpresa.  Sei stato sempre avanti con le idee, con le tue intuizioni geniali e la tua creatività vulcanica. Purtroppo non sei sempre stato capito e negli ultimi anni i tuoi sogni, i tuoi ideali e quello per cui hai dato tutta la vita e andato in parte perso. Ma siamo certi, e vogliamo credere, che nel tempo non verrà dimenticato niente e che nel tempo il tuo titanico lavoro riprenderà forma.  Caro papi spero che oggi tu possa stare bene con tutti noi qui intorno a te, in questo magico bosco e con quella coroncina di peperoncini che mettevi ovunque, in tutti i cibi e in tutti i giorni della vita. Vorrei quindi invitare a brindare alla vita di papà. Grazie ancora a tutti”.

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I fenicotteri rosa

Altro ricordo pungente e ironico, come piaceva allo stesso Principe, quello dell’insegnante Maura Pacciani, nel lontano 1973 insieme ai sui alunni su sollecitazione di Ruffo scrisse una lettera a Fidel Castro affinché facesse arrivare al Parco Uccelli dei fenicotteri rosa. Cosa che avvenne ed i fenicotteri alla Selva, con il tempo, si moltiplicarono creando un habitat spettacolare, finche mani assassine di cacciatori di frodo li sterminarono. 
Verso le 17,30 la cerimonia si è chiusa con un brindisi del vino che lo stesso Ruffo, nel lontano 1988 aveva imbottigliato con l’etichetta di Maccari e con  porchetta, prosciutto e formaggio e pomodorini portati dalla fattoria Celletti che, negli anni passati, aveva sempre affiancato Ruffo nelle sue feste. Poi il feretro è partito per Roma, per essere tumulato nell tomba di famiglia. “ Mio padre mi ha sorpreso anche negli ultimi due giorni, quando ha voluto parlare con noi” ci ha  detto la figlia  Domitilla.

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