Processo Morganti, parla un testimone oculare: "così ho visto colpire Emanuele"

Il giovane si trovava fuori dal locale perché un suo amico si era sentito male e lui l'aveva fatto sdraiare all'interno della sua auto. E'stato a quel punto che ha visto numerose persone che inseguivano il ventenne di Tecchiena colpendolo con dei pugni

Al Processo Morganti sfilano i testi della pubblica accusa. Nelle ore scorse in aula sono saliti sul banco dei testimoni il medico ed il barelliere del 118 che per primi avevano soccorso il povero Emanuele. Data la gravità delle situazione il ragazzo, di soli venti anni era stato trasferito in eliambulanza presso il policlinico Umberto I della capitale. Ma il teste che ha polarizzato l'attenzione dei presenti è stato Pasquale Curzi, ed è considerato uno dei testimoni oculari del processo. Il giovane ha raccontato di essere stato il primo a chiamare i carabinieri non appena si era reso conto di trovarsi davanti ad una rissa.

Il testimone oculare

Davanti al presidente della Corte ha raccontato che quella sera del 24 marzo 2017 si trovava fuori  del locale perchè un suo amico si era sentito male e lo aveva accompagnato a prendere un poco di aria. Era stato a quel punto che aveva visto persone che inseguivano Emanuele colpendolo con numerosi pugni. Il teste ha raccontato di aver visto la vittima del pestaggio tornare indietro perché voleva raggiungere la sua fidanzata che era rimasta all'interno del locale. Purtroppo non aveva fatto in tempo. Emanuele era finito di nuovo tra le mani del branco .

Due degli imputati seguivano Emanuele 

Simone Fiorletta, altro teste della procura, ha riferito invece di aver visto Mario Castagnacci e Paolo Palmisani che inseguivano insieme agli altri Emanuele, spostandosi da una parte all’altra della piazza. In quella circostanza aveva visto anche Franco Castagnacci, ma camminava in modo naturale come se non fosse successo nulla. Invece fuori dal Mirò si stava consumando la tragedia. 
Altra testimonianza che ha avuto un certo spessore è quella di Giusy Piazza una ragazza di 24 anni che faceva parte dello staff del Mirò e che avrebbe raccontato con dovizia di particolari gli ultimi minuti di vita di Emanuele. La ragazza che ha ammesso di conoscere già Michel Fortuna e la sorella Agirè ha dichiarato che quella sera entrambi si trovavano all'interno del Mirò con alcuni amici albanesi. Circa la presenza di Michel Fortuna all’esterno del locale gli avvocati Bruno Giosuè Naso e Cristian Alviani hanno evidenziato  alcune contraddizioni circa elementi che potessero far ipotizzare la presenza di Fortuna all'esterno del locale.

Di diverso avviso i legali della difesa Marilena Colagiacomo, Angelo Bucci e Massimo Carbone, i quali stanno cercando di smontare tutto il castello accusatorio nei confronti dei loro assistiti.
 

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