Regione, Abbruzzese (FI): presentata interrogazione su trasferimento rifiuti da Acerra in Ciociaria

Ho presentato una interrogazione al presidente della giunta regionale, Nicola Zingaretti, in merito al trasferimento di rifiuti pericolosi prodotti ad Acerra (CE) e trasferiti in provincia di Frosinone.

Ho presentato una interrogazione al presidente della giunta regionale, Nicola Zingaretti, in merito al trasferimento di rifiuti pericolosi prodotti ad Acerra (CE) e trasferiti in provincia di Frosinone.

Tutto ciò è inaccettabile ed è indispensabile sapere quali provvedimenti la Regione Lazio intende assumere per impedire che rifiuti pericolosi di altre Regioni vengano poi smaltiti in Ciociaria". Lo ha dichiarato Mario Abbruzzese, consigliere regionale di Forza Italia del Lazio e presidente della Commissione Speciale Riforme Istituzionali.

“Lo scorso 29 dicembre 2016, sul Fatto Quotidiano, Antonio Marfella, Vicepresidente dell’Associazione Medici per l’Ambiente di Napoli, aveva posto un problema piuttosto serio secondo il quale, secondo i dati pubblicati dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) il termovalorizzatore di Acerra avrebbe bruciato nel 2015 quasi 715.000 tonnellate di rifiuti. Da una simile attività si sarebbero prodotte – dati tecnici alla mano – almeno 170.000 tonnellate di ceneri pesanti e leggere. Dai dati ufficiali diffusi dall’Ispra, tuttavia, risulterebbe che il mega impianto di Acerra (il più grande d’Italia) abbia originato solo 36.000 tonnellate di rifiuti derivanti dall’abbattimento dei fumi. Secondo Vicepresidente dell’Associazione Medici per l’ambiente di Napoli, sorgeva dunque una domanda: che fine hanno fatto le centomila tonnellate più di ceneri mancanti?

La questione, abbastanza seria, è finita direttamente in un’interrogazione parlamentare promossa dal Movimento 5 Stelle a cui, in data 11/01/2017, durante il question time ha dato risposta direttamente il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, che, per prima cosa, ha dovuto ammettere che l’Ispra ha commesso un errore ed ha omesso di riportare in tabella circa 118.000 tonnellate di ceneri pericolose prodotte dall’impianto napoletano.

Lo stesso Ministro Galletti, nel proseguire la risposta all’interrogante, ha poi rivelato che una parte di quelle ceneri viene trasferito in Ciociaria, dove dovrebbero subire il trattamento per essere rese inerti. Si tratterebbe, essenzialmente, sempre secondo il Ministro, delle ceneri generate dall’abbattimento dei fumi che – secondo quanto spiega l’Arpa-Piemonte (richiamata sia nell’interrogazione che nell’articolo del Fatto) – “vengono generalmente smaltite in discarica”. Questo accade perché in Campania non ci sono impianti idonei a trattare questo tipo di ceneri che vengono quindi portate fuori regione e gestite – come ha chiarito nella sua risposta lo stesso ministro Galletti – secondo le regole offerte dal «libero mercato nel rispetto dei principi di economicità e sostenibilità ambientale».

In sintesi, questi rifiuti pericolosi (rifiuti prodotti dallo smaltimento di rifiuti) diventano oggetto di un nuovo business che sicuramente costituisce un presupposto appetibile per l’impianto che li riceve.

Pur arrivando in Ciociaria circa un decimo di detti rifiuti pericolosi, la circostanza costituisce comunque una vantaggiosa forma di introito.

Sarebbe quantomeno opportuno sapere se questi rifiuti pericolosi sono effettivamente giunti in Ciociaria, come ha spiegato il Ministro. Inoltre, sarebbe allo stesso modo indispensabile sapere quale impianto in provincia di Frosinone ha effettivamente smaltito detti rifiuti. Infine, sarebbe sempre interessante sapere se questi rifiuti pericolosi possono arrecare nocumento per la salute dei cittadini se non trattati con le prescritte cautele. Dunque, risulta essere importante sapere cosa il presidente Zingaretti intende fare su questa importante criticità che riguarda la provincia di Frosinone.​

SANITA’, ABBRUZZESE (FI)”ZINGARETTI AFFOSSA QUELLA PUBBLICA E INDEBOLISCE QUELLA PRIVATA


"Non bastavano le tante problematiche della sanità, il caos delle strutture in provincia, l’emergenza dei pronto soccorso, la carenza di personale e posti letto, ora apprendiamo dalla stampa dell’ennesima incongruenza del settore. Infatti, da un lato nel Lazio aumenta il numero di persone che per alcuni casi specifici preferisce rivolgersi presso le strutture private, dall’altro la Regione continua a penalizzare la sanità privata accreditata, con profondi tagli sul budget". Lo ha dichiarato Mario Abbruzzese consigliere regionale di Forza Italia del Lazio e presidente della Commissione Speciale Riforme Isituzionali.

"In sostanza, Zingaretti non risolve i problemi del pubblico e indebolisce il privato. Quindi, l’unica conseguenza è l’incremento della mobilita passiva con sempre piu utenti che preferiscono rivolgersi fuori regione per una visita. Sono anni che poniamo l’attenzione su tali aspetti, ma oltre a non avere ricevuto risposta, vediamo che il governatore si permette anche il lusso di impartire lezioni, dicendo che “ce la sta facendo” per quanto riguarda la sanità. Il governatore prosegue nel raccontarci storie che non esistono, alle quali non crede davvero piu nessuno. Le misure messe in campo ad oggi per evitare l’ulteriore intasamento dei ps si stanno rivelando una autentica delusione, come le case della salute o gli ambufest. La carenza di personale è uno delle priorita da affrontare, ma il governatore si limita ad annunciare arrivi, nuove assunzioni, dei quali poi non si hanno notizie. La politica dell’immagine, del cambiamo tutto è finita da un pezzo: i risultati di quasi quattro anni di annunci sono sotto gli occhi di tutti, di coloro che convivono con i disagi della sanita laziale. L’unico a non rendersi conto dei problemi in campo, purtroppo, è proprio il presidente nonche commissario ad acta Nicola Zingaretti". Ha concluso Abbruzzese.


SANITA’, SIMEONE (FI): “LA TRASPARENZA NEGATA DI ZINGARETTI. ALBO PRETORIO DELLE ASL COME I GIRONI DELL’INFERNO DANTESCO”

“Regione Lazio, tutto tranne che trasparente. E il bello è che il presidente Zingaretti con i soliti toni trionfali a dicembre ha annunciato il massimo giubilo per la firma di un accordo con la Guardia di Finanza per vigilare sulle procedure di gara della Asl a garanzia della trasparenza e della legalità. Trasparenza che proprio nelle Asl viene negata nei fatti. Guardando la realtà, quella in cui visionare una delibera o un avviso pubblico ad esempio del Policlinico Umberto I, trascorsi 15 giorni di pubblicazione sull’albo pretorio, risulta essere impossibile, viene da chiedersi a quale trasparenza e tracciabilità Zingaretti faccia riferimento. Quale sia il film che manda ad oltranza per convincersi che va tutto bene in questa Regione e per nascondere anche a se stesso che i disagi dei cittadini continuano solo a crescere. Il tutto in dispregio dei diritti dei cittadini costretti, come nel caso del Policlinico Umberto I, a fare i salti mortali per avere copia di un atto pubblico e già pubblicato. In questo contesto, per fare luce su una situazione inaccettabile, ho presentato una interrogazione urgente a risposta immediata chiedendo a Zingaretti di accertarsi della situazione e di intervenire con ogni azione per garantire che le Asl, le Aziende Sanitarie e tutte le pubbliche amministrazioni dipendenti dalla Regione Lazio rispettino il Codice della Trasparenza e garantiscano la durata legale della pubblicazione degli atti oggetto di pubblicazione obbligatoria. Il Codice della Trasparenza, introdotto nel 2013, infatti, stabilisce che “i documenti contenenti atti oggetto di pubblicazione obbligatoria ai sensi della normativa vigente…. Sono pubblicati per un periodo di 5 anni, decorrenti dal 1 gennaio dell’anno successivo a quello da cui decorre l’obbligo di pubblicazione, e comunque fino a che gli atti pubblicati producono i loro effetti…..” . E’ dal 2009, inoltre, che l’albo pretorio è diventato il luogo e lo spazio dove vengono affissi tutti quegli atti per i quali la legge impone la pubblicazione in quanto debbono essere portati a conoscenza del pubblico, come condizione necessaria per acquisire efficacia e quindi produrre gli effetti previsti. La prassi posta in essere dal Policlinico Umberto I riguarda, in realtà, la maggioranza, se non tutte, le ASL e le Aziende Ospedaliere della Regione Lazio con l’evidente violazione del sacrosanto diritto dei cittadini alla adeguata pubblicità, e conseguentemente consultazione, degli atti che dovrebbero essere oggetto di pubblicazione obbligatoria. Una prassi che richiede di essere modificata perché viola quanto previsto dalla normativa, cancella ogni forma di trasparenza cui le pubbliche amministrazioni sono chiamate ad attenersi e, soprattutto, priva i cittadini dei propri diritti. Tale situazione ho avuto modo di illustrarla anche in consiglio regionale durante la discussione sui documenti di bilancio. In quell’occasione nessuna reazione sembra essere stata sollecitata. Ora mi auguro che in consiglio il presidente risponda, in prima persona, delle ragioni per cui quella che doveva essere una trasparenza garantita è di fatto una trasparenza negata”. Lo dichiara in una nota il consigliere regionale di Forza Italia, Giuseppe Simeone

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