Roma, aflatossina positivo primo test eseguito a Bari su grano importato. Coldiretti Lazio Granieri: “attendiamo altre analisi no allarmismi ma siamo preoccupati”

Il campione di grano duro scaricato al porto di Bari da una nave proveniente dal Messico è risultato positivo al test eseguito con il kit “agrastrip”.

controllo porto bari

Il campione di grano duro scaricato al porto di Bari da una nave proveniente dal Messico è risultato positivo al test eseguito con il kit “agrastrip”.

granieri

Una prima analisi col “lateral flow test” ha dato indicazioni di presenza di micotossina, un’aflatossina. Il campione è stato consegnato alla Asl per le analisi di conferma e per verificare la eventuale presenza nel grano importato anche di metalli pesanti. “Se il grano è contaminato da aflatossine, che sono tossiche e sono ritenute essere sostanze dannose per la salute – sostiene Coldiretti – esiste il rischio di contaminazione anche per i prodotti che ne potrebbero derivare, perché tali sostanze sono resistenti alle alte temperature”. La scoperta è maturata durante il blitz organizzato dalla Coldiretti al porto di Bari, dove sbarca il grano straniero utilizzato per produrre pasta senza alcuna indicazione in etichetta circa la provenienza della materia prima. Un blitz promosso dalla Coldiretti con la collaborazione del Corpo Forestale per chiedere alle istituzioni controlli più penetranti sui prodotti importati, ma anche la introduzione dell’obbligo di indicare in etichetta la provenienza delle materie prime impiegate per produrre alimenti venduti sul territorio nazionale. “È doveroso procedere con cautela, senza anticipare sentenze e senza generare allarmismi. Restiamo in attesa – commenta David Granieri presidente della Coldiretti del Lazio – degli esiti delle analisi che saranno ripetute nei laboratori della Asl. Ma è chiaro che il risultato della prima verifica scientifica eseguita al porto desta preoccupazione”. È fatto con grano straniero – ricorda la Coldiretti – un pacco di pasta su tre e quasi la metà del pane in vendita nel nostro paese, ma i consumatori non possono saperlo, mancando la obbligatorietà di indicare in etichetta l’origine delle materie prime.

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