Cassino, fino a Gallarate per mettere le manette ad un noto autotrasportatore di Piedimonte San Germano condannato in Banca

in Gallarate (VA),  i militari della Compagnia Carabinieri di Cassino, al termine di attività di indagine, rintracciavano e traevano in arresto un 52enne,  già residente in Piedimonte San Germano (poi allontanatosi per ignota destinazione), poiché...

in Gallarate (VA), i militari della Compagnia Carabinieri di Cassino, al termine di attività di indagine, rintracciavano e traevano in arresto un 52enne, già residente in Piedimonte San Germano (poi allontanatosi per ignota destinazione), poiché colpito da mandato di arresto europeo (M.A.E.) emesso nei suoi confronti dall’Autorità giudiziaria francese. Le indagini condotte dalla Polizia Francese, alle quali collaboravano i Carabinieri della Compagnia di Cassino, permettevano di appurare che l’arrestato, amministratore legale di una nota azienda di autotrasporti (con 130 automezzi e 200 dipendenti) che negli anni scorsi aveva un deposito in Cassino, aveva impiegato lavoratori stranieri in condizioni contrarie alla dignità umana. Gli autisti di autoarticolati, per la maggior parte di nazionalità polacca, previe vessazioni, minacce e paghe non adeguate, dovevano esercitare l’attività lavorativa ben oltre le normali ore di lavoro previste dal contratto. La ditta infatti per occultare i tempi di guida che erano superiori alle 20 ore al giorno, più di 5 ore di guida ininterrotta e con riposo giornaliero inferiore alle 6 ore, chiedeva agli autisti di manomettere il cronotachigrafo e mostrare, durante i controlli delle Forze di Polizia, falsi certificati di non lavoro detti “certificati di non impiego”. Tali comportamenti oltre ad essere contrari alla dignità umana, mettevano in pericolo la vita degli autisti e quella di altri utenti della strada. L’arrestato, espletate le formalità di rito, veniva associato presso la Casa Circondariale di Busto Arsizio (VA) in attesa di essere estradato in Francia, dove dovrà scontare una pena detentiva (definitiva) ad anni sette (7) per “tratta di esseri umani, complicità in falsificazione ed uso di documenti falsi”.

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