Castelli Romani , 1^ uscita pubblica per l'Associazione Lavoro

E' nel cuore della Capitale, a due passi dalla sede centrale della Banca d'Italia, che nei giorni scorsi si sono levati i veli sull'Associazione Lavoro. Una 'prima' in cui l'associazione presieduta da Gabriella Carlucci s'è presentata all'opinione...

foto di gruppo

E' nel cuore della Capitale, a due passi dalla sede centrale della Banca d'Italia, che nei giorni scorsi si sono levati i veli sull'Associazione Lavoro. Una 'prima' in cui l'associazione presieduta da Gabriella Carlucci s'è presentata all'opinione pubblica tenendo fede ai propri propositi di concretezza e fare il punto su quanto avviene in Italia nel settore del micro-credito e della finanza strutturata. Per farlo si è scelto di far confluire nella sala del 'Leon's Place' gli attori principali del settore, per andare al nocciolo della questione ed offrire ai convenuti delle nuove 'chiavi' per accedere al mondo del lavoro con migliori credenziali e prospettive.

Destinazione Italia’ il titolo del convegno, al quale, oltre alla Carlucci - affiancata dal vicepresidente Lamberto Trivelloni - hanno preso parte personalità di spicco del panorama economico italiano, a partire da Domenico Arcuri, amministratore delegato d’Invitalia, già Sviluppo Italia. Nel tavolo dei relatori anche l’onorevole Mario Baccini, presidente dell’Ente Nazionale Microcredito, Stefano Marcolini, presidente di Banca Ft Capital Partner e Vincenzo Barba, Amministratore del Circuito PrestitoSI. In rappresentanza di Eurofinance Capital Service, società specializzata in Finanza Agevolata alle aziende, l’amministratore Angelo Cicalese, tra i massimi esperti nella consulenza in finanza e sviluppo d’impresa.

Dopo aver anticipato finalità e propositi dell'associazione nella diretta Rete 4 di 'Quinta Colonna', la Carlucci ha rimarcato come "l'associazione, costituita da volontari, nasca senza scopi di lucro, ponendosi come obiettivo quello di aiutare i tanti disoccupati in un periodo in cui la crisi sta mordendo milioni di famiglie e quella del posto di lavoro è divenuta la richiesta principale da parte di chi, non essendoci un sistema di collocamento all'altezza, non riesce ad avere risposte che vadano di pari passo con le proprie aspirazioni. L'associazione - ha aggiunto la tre volte deputata - nasce per dare risposte a tanti giovani, ma anche a coloro che giovani non lo sono più e che tuttavia sono a caccia di una nuova collocazione nel mondo del lavoro. Per farlo - ha ribadito la Carlucci - una via concreta sta nell'intercettare i finanziamenti strutturali che arrivano in Italia attraverso l'Unione Europea, con l'ausilio di bandi che rappresentano la 'mission' di Invitalia".

E' in questo contesto che si muove il pool di esperti in forza ad Eurofinance, che si occupa proprio di studiare meticolosamente i bandi e creare i presupposti per valorizzare proposte che possano poi trovare il placet dell'Unione. Proprio Angelo Cicalese ha sciorinato alcuni dati eloquenti, ricordando come "in alcune regioni, nell'ultimo periodo di programmazione fondi, il 2007-2013, circa il 50% sono rimasti inutilizzati". L’obiettivo quello di attuare un coordinamento sinergico tra operatori, affinché nel periodo 2014-2020 si vada verso un pieno utilizzo delle risorse, senza vanificarne la portata.

"Il dato della disoccupazione - ha aggiunto la Carlucci - ha assunto proporzioni drammatiche, che debbono far riflettere chiunque si occupi di lavoro, dal punto di vista politico o tecnico. La disoccupazione giovanile è al 40% ed uno dei punti dolenti del mancato accesso dei giovani nel mondo delle professioni è la totale carenza nella transizione scuola - lavoro. L'altro punto dolente è la mancanza d’informazione: in pochi sanno che i fondi strutturali europei sono il frutto dell'impegno di qualsiasi Paese dell'Unione, ognuno dei quali assicura il proprio apporto in base al PIL, tanto che l'Italia è tra le nazioni che vi contribuiscono maggiormente. Tutto precipita - ha aggiunto l'ex sindaco di Margherita di Savoia - se gli enti locali, ai quali i bandi sono spesso rivolti, non si dimostrano in grado di sapervi accedere. Certe informazioni andrebbero erogate in maniera più semplice, permettendo a quante più realtà di accedervi".

Proprio quello che si augura di riuscire a fare la neonata associazione, che si avvarrà dell’esperienza di Eurofinance, "visto che per attingere ai fondi - ha concluso la Carlucci - non occorre essere raccomandati, quanto rispettare in maniera certosina i requisiti previsti nei bandi, valorizzando al meglio le proprie idee d'impresa e fare in modo che possano in seguito camminare da sole".

A ricordare come "nel 2005 le Nazioni Unite" abbiano lanciato "un appello agli Stati membri, chiedendo di utilizzare il credito come strumento di lotta alla povertà e all'esclusione sociale e bancaria" è stato Mario Baccini, presente dell'ente nazionale del Microcredito, un'istituzione pubblica che si occupa di creare opportunità sociali a chi oggi è escluso dal tradizionale circuito bancario, allo scopo di trasformare il disagio in attività produttive, funzionali allo sviluppo del Paese. Lo scopo quello di costruire "una task-force che assicuri risposte a tutti coloro che pur non essendo bancabili hanno idee valorose. L'informazione, la formazione, il monitoraggio, il tutoraggio e l'accompagnamento verso il credito sono considerati servizi aggiuntivi che il sistema bancario, in quanto privato, non è in grado di sostenere e pagare, e rappresentano servizi importanti, pur avendo un costo pubblico. La domanda di microcredito nel Belpaese supera i 6miliardi di euro - ha concluso Baccini -, da qui l'importanza di fare rete".

Non ha avuto peli sulla lingua l'amministratore delegato d’Invitalia, Domenico Arcuri, che nella sua lunga disamina non ha mancato di lanciare qualche stilettata al sistema politico italiano. "L'Italia - ha esordito - è in una posizione di strutturale retroguardia nella classifica delle nazioni capaci di attrarre investimenti dall'estero. Nonostante questo sono state finanziate oltre 110mila iniziative, che hanno prodotto investimenti per 8miliardi 200mila euro, dando occupazione a 220mila persone". Svariati gli strumenti messi in campo per centrare l'obiettivo, a partire dal pacchetto 'Nuove imprese a tasso zero', in cui i finanziamenti arriveranno fino ad un milione e mezzo di euro, "con l'esclusione del contributo a fondo perduto, che essendo poco competitivo non va più a braccetto coi concetti di imprenditorialità virtuosa".

"Abbiamo passato 5 anni complicati - ha dichiarato Arcuri volgendo lo sguardo al recente passato -. Lo Stato italiano, nato povero e volitivo nel dopoguerra, è divenuto nel tempo indebitato e riflessivo, concentrando tutte le proprie forze nell'evitare il fallimento. Tutto questo ha avuto conseguenze devastanti per il nostro lavoro, con gran parte dei danari che sono stati utilizzati per abbassare il debito ed evitare l'over-deficit, destinando pochissime quote allo sviluppo e alla crescita, con marcati riflessi sui fondi europei. Fondi che, non va mai dimenticato, servono a poco se contemporaneamente non vengono utilizzati i fondi nazionali, cruciali per poter spendere quelli continentali. Con l'ipotetica quota di 30 miliardi di fondi europei in tasca ma, al contempo, neppure 1 euro di fondi nazionali, tutto viene vanificato, con quei finanziamenti che finiscono in pasto a tutti coloro che dicono che i fondi europei non vengono spesi. La verità - ha aggiunto l'ad d'Invitalia - è che in questi anni i fondi nazionali sono rimasti confinati in un fondo sviluppo e coesione finanziato dai governi, che è stato via via prosciugato, per evitare che fallissimo".

Pur se di fronte ad un quadro dai riflessi tetri, Arcuri ha provato comunque a dipingere una realtà dai contorni più rosei: "ci accingiamo ad entrare in una nuova stagione in cui le politiche dello sviluppo e della crescita diventano importanti almeno quanto le politiche del rigore e di gestione del debito. Tutto questo può generare nuove prospettive, auspicabilmente più virtuose di quella vissute sinora, in cui le agevolazioni vengono sostituite dagli incentivi, e in cui tutto si muoverà sui binari delle piattaforme on-line, affinchè la semplicità sia figlia della trasparenza e vada di pari passo con la difendibilità nell'utilizzo del danaro pubblico".

Punto di forza dell'associazione - per dare una prima concreta risposta alle difficoltà occupazionali che attanagliano milioni di persone - sarà l'intermediazione nell'accesso al microcredito, come dimostrato nell'esempio di due giovani neolaureati del sud, che hanno fatto domanda per attingere ai 150mila euro (di cui il 50% a fondo perduto) previsti nel D.Lgs 185/2000, e che ora attendono pazienti che la propria idea imprenditoriale possa spiccare il volo. Lo scopo quello di "realizzare una piattaforma con impronta social, in cui far convenire i curricula in un portale che parlerà di lavoro a 360 gradi, dove potersi avvalere di servizi di consulenza e portare a termine ricerche semantiche, contribuendo a colmare un gap clamoroso, che vede il 60% dei cittadini europei cercare lavoro attraverso il Web, a fronte di percentuali che nell'Italia del Centrosud superano a fatica il 10%".

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L’obiettivo – ha riassunto Lamberto Trivelloni, vicepresidente della neonata associazione – è proprio quello di dare una risposta concreta alle tantissime persone fiaccate dalla crisi, che vivono in uno stato di disorientamento e che dal collocamento pubblico e privato non trovano più risposte all’altezza delle proprie aspirazioni. Vogliamo creare un progetto pilota, con la pretesa che possa far scuola e che sia davvero di sostegno alle attività produttive, in un contesto in cui si finisca col dilapidare in maniera scriteriata la grandissima opportunità derivata dai fondi europei".

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