Prostituzione, Spilabotte replica a D’Aguanno

“La repressione nasconde e genera clandestinità e proliferazione illegale del fenomeno”. Così la Senatrice Maria Spilabotte torna sulla questione della regolamentazione della prostituzione,

“La repressione nasconde e genera clandestinità e proliferazione illegale del fenomeno”. Così la Senatrice Maria Spilabotte torna sulla questione della regolamentazione della prostituzione, questione che sta tenendo banco in questi giorni dopo il suo annuncio di voler presentare un disegno di legge in merito. La Senatrice Spilabotte replica così all’ex consigliere regionale Annalisa D’Aguanno: “Il proibizionismo ha sempre generato la clandestinità. Lo testimoniano, ovunque, i numeri. In Italia i clienti stimati sono circa 9 milioni. Come si fa a punirli tutti? Inoltre, come si può entrare nella casa di una persona che decide di vendersi, senza violare la sua privacy? La questione è complessa e non si risolve con frasi da medioevo o slogan. Vietare la prostituzione e perseguire i clienti? Il risultato sarebbe che le organizzazioni criminali finirebbero col lavorare di nascosto, sottraendosi agli organi di controllo e ingrossando i ricavi della malavita, favorendo la tratta delle donne e dei minori. Così come avviene oggi, solo con maggiore discrezione. Inoltre bisogna comunque difendere, senza nessun compromesso, il diritto di autodeterminazione e di libera scelta. Anche un aborto o un divorzio possono rappresentare un problema per la propria coscienza, ma il diritto di scegliere va tutelato e garantito. La prostituzione e’ un fenomeno sociale molto complesso. Bisogna trovare delle regole che servano da garanzia per tutti. Lotta dura allo sfruttamento ed induzione alla prostituzione ma libera scelta garantita e regolamentata. Esistono i comitati per i diritti delle prostitute che reclamano un riconoscimento ed a loro dobbiamo una risposta ed è quello che faremo, perché il nostro obiettivo è quello di ascoltare chi vive in trincea per tracciare una legge che non sia calata dall’alto ma ancorata a chi vive quotidianamente questi problemi. L’atteggiamento di chiusura, anche su questo tema, è tipico di quella classe politica che ha perso il contatto con la realtà e le difficoltà della gente. E poi lavorare è dignitoso: non è dignitoso rubare, sfruttare, truffare ed evadere il fisco; anche se, probabilmente, tutti coloro che fanno i furbi e non pagano quello che dovrebbero di tasse, magari pensano che questo sia “morale” e la prostituzione no. Lo stato in questo momento non garantisce il lavoro e ha grande difficoltà di cassa: dare una “regola” alla prostituzione porterebbe anche soldi per l’erario e, grazie a maggiori entrate, più servizi e meno sacrifici ai pensionati. Perché sono le grandi disuguaglianze che si stanno generando oggi ad essere immorali, non la prostituzione volontaria”.

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