Roma, smantellata organizzazione dedita allo sfruttamento della Prostituzione . 11 arresti

Dalle prime luci dell’alba i Carabinieri del Gruppo di Roma stanno dando esecuzione ad un’ordinanza emessa dal GIP del Tribunale di Roma nei confronti di 11 persone (10 custodie cautelari in carcere e 1 di sottoposizione agli arresti domiciliari)...

Dalle prime luci dell’alba i Carabinieri del Gruppo di Roma stanno dando esecuzione ad un’ordinanza emessa dal GIP del Tribunale di Roma nei confronti di 11 persone (10 custodie cautelari in carcere e 1 di sottoposizione agli arresti domiciliari) di età compresa tra i 27 e i 62 anni, ritenute responsabili, a vario titolo, di far parte di un’associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione in strada, nonché alla riduzione in schiavitù di giovani ragazze. L'indagine, convenzionalmente denominata “Kolombo”, condotta dai Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Roma-EUR sotto la direzione della D.D.A. di Roma, nasce nel gennaio 2012 allorquando una prostituta di nazionalità romena, che “esercitava la professione” sotto costrizione in Piazzale dei Navigatori, decideva di liberarsi dal proprio giogo, raccontando la sua storia ai Carabinieri. Dalla fuga dall’abitazione dei suoi genitori in Romania, al tradimento dell’amica connazionale che l’aveva ospitata per poi “venderla” ad un uomo che, disponendone come un oggetto, l’aveva obbligata a trasferirsi in Italia e a prostituirsi. Allora la ragazza aveva solo 16 anni e nel prosieguo del suo racconto iniziava a riferire ai militari tutti i particolari e i meccanismi della prostituzione in strada: chi la gestiva, con quali modalità e quali erano gli introiti della banda. Le dichiarazioni della giovane donna, pienamente riscontrate dall’attività investigativa avviata dai militari, nonché nel corso degli innumerevoli servizi di osservazione predisposti nelle zone indicate dalla donna (soprattutto Via Cristoforo Colombo e via Salaria quali luoghi di esercizio dell’attività di meretricio, e il quartiere Centocelle quale luogo di abituale dimora degli sfruttatori), hanno fatto piena luce su un sodalizio criminale composto per la maggior parte da individui di nazionalità albanese che gestiva l’attività di giovani donne dell’Est europeo (soprattutto romene), condotte in Italia ed avviate alla prostituzione. In tale organizzazione i compiti di ognuno erano chiaramente definiti: i capi decidevano le strategie da adottare nella gestione delle ragazze, indicando ai consociati le abitazioni ove sistemare le giovani donne e assegnando alle stesse un posto per l’esercizio dell’attività di meretricio nei tratti di strada urbani controllati dal gruppo (principalmente Via Cristoforo Colombo e Via Salaria); i consociati coadiuvavano i capi nella gestione delle donne sfruttate, occupandosi del controllo delle stesse, nonché della riscossione dei proventi derivanti dall’attività di meretricio. Nel corso dell’indagine è emersa altresì la violenza che i componenti dell’organizzazione riversavano sulle donne sfruttate le quali venivano picchiate e minacciate di morte, prospettando altresì minacce per i familiari in Romania. Il tutto al fine di costringerle a prostituirsi ed a corrispondere all’organizzazione la somma di 300 euro settimanali.

Oltre al gruppo degli albanesi, tra gli 11 destinatari delle misure figurano:

· un uomo di nazionalità egiziana, che si occupava di regolarizzare sul territorio nazionale le ragazze sfruttate dall’organizzazione, stipulando falsi contratti di lavoro con le stesse al fine di consentire loro di acquisire la residenza a Roma e ottenere documenti d’identità italiani;

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· un italiano che aveva compiti meramente logistici, occupandosi, a bordo della propria autovettura, di accompagnare le ragazze sul posto di lavoro, fornire loro cibo e altro necessario, ricevendo come corrispettivo oltre a denaro anche prestazioni sessuali gratis

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