Sora, Samanta Fava, uccisa e murata in cantina: assassino ai domiciliari

Tonino Cianfarani, condannato in via definitiva a 24 anni per aver ucciso di botte e poi nascosto il corpo della giovane mamma, sarebbe gravemente malato

La malattia che lo ha colpito non sarebbe compatibile con il carcere e per questo motivo,Tonino Cianfarani, il 46enne di Sora, condannato in via definitiva a 24 anni di carcere per aver ucciso Samanta Fava, potrà restare ancora agli arresti domiciliari. Da tre anni, infatti, il manovale edile che si è macchiato prima dell'orribile delitto e poi, per non lasciare tracce, ha deciso di murare il corpo della poveretta in una cantina, lotta contro un tumore.

La decisione del giudice

Un tipo di malattia che necessita di cure continue. Per questo motivo il magistrato di sorveglianza del Tribunale di Frosinone ha concesso una proroga anche se l'ultima parola spetta ai giudici del Tribunale di Sorveglianza di Roma. A chiedere l’estensione temporale della detenzione domiciliare per l’uomo è stato il suo legale di fiducia, l'avvocato Ezio Tatangelo. Il Tribunale di Sorveglianza di Roma nell'arco di 6 mesi dovrà decidere se sia il caso o meno di rinnovare il beneficio della detenzione domiciliare oppure se sarà necessario far sottoporre il detenuto ad una perizia medica.

La misteriosa sparizione

Samanta Fava svanisce nel nulla dopo una serata trascorsa in compagnia di un suo amico, Tonino Cianfarani appunto. La ragazza, bella, solare e piena di vita, con un figlio che ama all'inverosimile, sembra essersi volatilizzata. A nulla valgono le ricerche che vengono portate avanti per oltre un anno dalla Polizia sollecitata dai parenti e dall'ex marito di Samanta, padre del bambino. A spingere l'uomo a chiedere aiuto alle forze dell'ordine è il fatto che Samanta, madre premurosa e puntuale, non avesse cercato il bimbo come invece accadeva ogni giorno e da quando cioè, dopo la fine del matrimonio, era rimasto a vivere con il padre. Una separazione senza traumi affrontata da entrambi con grande civiltà. Per questo Maurizio Gabriele, all'ennesima chiamata mancata dell'ex moglie e non riuscendo a contattarla in nessun modo, decide di sporgere denuncia al commissariato cittadino.

La 'testardagine' di Polizia e Procura

Le indagini partono immediatamente e immediatamente la pista che i poliziotti seguono è quella che porta ad Antonio Cianfarani, "Tonino" per gli amici. Lui è un ex fidanzato di Samanta, ancor prima che la donna si sposasse, ma che dopo la fine del matrimonio era tornato ad essere presente nella vita della ragazza. I tabulati telefonici e i riscontri investigativi confermano che la sera della scomparsa Samanta era in compagnia di Tonino. Il giro di vite arriva quando il magistrato-segugio della Procura di Cassino, il dottor Alfredo Mattei, dopo una serie di riscontri oggettivi, decide di interrogare più volte chi l'ha vista per l'ultima volta in vita. L'uomo, all'epoca quarantaduenne, riferisce di averla lasciata sotto casa la sera del tre aprile e di non averla più sentita. Una versione che non convince gli investigatori Pierluigi Di Vittorio e Annamaria Centofante del commissariato sorano. Una versione che fa acqua da tutte le parti.

Il depistaggio dell'assassino

Pressato dall'attenzione investigativa Cianfarani allora decide di raccontare la sua verità. Samanta è rimasta uccisa da un malore improvviso e lui spaventato l'ha gettata nel fiume Liri. Per mesi, le acque del corso d'acqua più importante del basso Lazio, vengono scandagliate dai sommozzatori della Polizia di Stato e da quelli dei Vigili del Fuoco, ma della donna non c'è traccia.
A questo punto gli inquirenti riascoltano l’uomo, ricostruiscono le sue abitudini e si convincono del fatto che possa aver ucciso Samanta e nascosto il corpo in un luogo sicuro. Quando Cianfarani, ormai certo di non essere più oggetto di indagine, parte per una breve vacanza, scatta il blitz nella casa di Fontechiari che ha preso in affitto Qui tra i vicoli del centro storico viene trovato il corpo di Samanta. Murato in un caminetto in disuso e avvolto in un sacco nero. A fiutare la presenza di un cadavere è stato Orso, cane molecolare della Polizia di Stato. 

Il ritrovamento del cadavere

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