L’inquinamento della Valle del Sacco in prima serata su "Le Iene" (Video)

Un servizio di Nadia Toffa riaccende i riflettori sulle problematiche ambientali dell’ampia zona a cavallo delle provincie di Roma e Frosinone

I problemi ambientali della Valle del Sacco, l’ampia zona tra le provincie di Roma e Frosinone tornano sulla ribalta nazionale grazie ad un lungo ed articolato servizio (video in alto) di Nadia Toffa andato in onda domenica sera nell’ultima puntata della famosa trasmissione mediaset Le Iene. Un servizio molto lungo, durato oltre 14 minuti, in cui la Toffa ha incontrato la gente del posto che si sono ammalati di tumori o che hanno avuto amici o parenti morti a causa di questa malattia. Le dottoresse dei medici per l’ambiente della valle del sacco hanno parlato dell’aumento che si registra negli abitanti della zona dei tumori polmonari, alla prostata e mammella e che in alcuni casi sono anche più aggressivi del normale.

Il  Beta Esaclorocicloesano

Il tutto parte dalla contaminazione dei terreni con l’oramai tristemente famosa sostanza inquinate  Beta Esaclorocicloesano che dalle fabbriche ha invaso la zona con dei fusti provenienti dagli scarti di lavorazione di alcune aziende della zona che sono stati interrati in alcuni posti tra i comuni di Anagni e Colleferro, per molti anni a partire dagli anni 60. Se da una parte il ministro della Salute Lorenzin dice che non c’è nessun problema ambientale nella Valle del Sacco dall’altra ci sono le due zone delle aree di bonifica ARPA 1 (terminata) ed ARPA 2 ancora da cominciare dove ancora ci sono questi fusti.

Le testimonianze

Molto toccanti le testimonianze di alcuni malati di tumore (tra questi anche un bambino con un tumore al cervello) e quelle del pastore che per diversi anni ha portato al pascolo le proprio pecore nella zona con i fusti tossici interrati, lo stesso allevatore che ha visto molti suoi animali morire in modo strano o dar vita a dei veri e propri mostri. E pensare che la zona inquinata compresa tra 19 comuni tra le due provincie è diventata SIN (Sito Interesse nazionale) ovvero tra quelle più pericolose d’Italia sono qualche anno fa grazie alle battaglie portate avanti da molte associazioni ambientaliste.

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