Cave, l’Associazione RTA CaveAteatro porta lo spettacolo "Trincee" nelle scuole

In considerazione dell’importante ricorrenza, l’Associazione RTA CaveAteatro ha realizzato uno spettacolo intitolato “Trincee”, libero adattamento e Regia di Marco Colli, dedicato al Centenario dell’entrata in guerra dell’Italia nella Prima Guerra...

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In considerazione dell’importante ricorrenza, l’Associazione RTA CaveAteatro ha realizzato uno spettacolo intitolato “Trincee”, libero adattamento e Regia di Marco Colli, dedicato al Centenario dell’entrata in guerra dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale (1915).

L’obiettivo dello spettacolo è quello di sensibilizzare la giovane generazione verso un atteggiamento critico nei confronti di una realtà tanto devastante quanto quella della guerra, nell‘intento di coadiuvare la didattica fornendo ulteriori strumenti di comprensione del fenomeno.

L'opera, che ha già debuttato nel teatro di Cave, in occasione dell’inaugurazione della Stagione teatrale, ha visto coinvolte molte Associazioni (Il Gabbiano, la "Compagnia della Luna", Il C.A.M.I, Zagreus, Teatro dell'Orologio Sala Orfeo, il D.A.D., Corale L. Perosi, Banda Città di Cave, New Dance School, Arcobaleno Amico) e un cast di circa 50 persone, coreografie a cura di Francesca Ferrari, costumi di Sofia Colli, scenografie di Igor Geat, Editing Video a cura di Manlio Caizzi.

Un progetto corale che integra il lavoro di giovanissimi attori a quello di professionisti con l'intento di esprimere un ferma condanna alla barbarie della Grande Guerra ma anche a quella di tutte le guerre.

L’idea registica adotta un linguaggio multidisciplinare, concertando recitazione, danza, canto, musica del vivo e proiezioni video.

A partire da Febbraio, lo spettacolo sarà proposto in versione ridotta agli Istituiti scolastici del territorio che hanno già sposato l’iniziativa: Cave, Palestrina, Zagarolo, Colleferro, Anagni, Frascati ecc., si avvale già del patrocinio della Città di Cave e Genazzano e considerata la valenza dell’opera è in corso la sua candidatura per l’ottenimento del patrocinio ufficiale da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Lo spettacolo “Trincee” è condotto da un soldato qualsiasi, un soldato di bronzo, in piedi da cent’anni sul suo piedistallo, in una delle tante piazzette dei paesi d’Italia. E’ il monumento al “milite ignoto”.

Il soldato, in libera uscita, scende dal suo piedistallo e ci racconta la guerra, ci spiega la sua tragedia e quella di centinaia di migliaia di soldati morti e dispersi come lui.

E’ lui che mette insieme opere diverse e distanti l’una dall’altra, che hanno, però, come comune denominatore, la ferma condanna della guerra, la “grande guerra” che distrugge non solo le vite degli uomini, ma anche i valori fondamentali, la dignità, i rapporti, il rispetto reciproco, la solidarietà.

Sentiremo unirsi i lamenti delle “Troiane” di Euripide a quelli dei fanti in trincea di cui fu compagno e testimone Emilio Lussu, la voce aspra della “Madre Courage” di Brecht e quella ironica, ma altrettanto dura, di Karl Kraus.

Il finale è dedicato ad un pensiero di una ragazza olandese di 15 anni, morta nel campo di sterminio di Bergen Belsen un mese prima della fine della guerra. La ragazza si chiamava Anna Frank.

“…Odo sempre più forte l’avvicinarsi del rombo che ucciderà anche noi, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza finirà, che ritorneranno l’ordine, la pace e la serenità. Intanto debbo conservare intatti i miei ideali; verrà un tempo in cui forse saranno ancora attuabili”.

A tutti i soldati caduti sui campi di battaglia e nelle trincee ed a tutte le vittime innocenti di questa immane tragedia è dedicato lo spettacolo : “Trincee”. La “Grande Guerra”incendiò per quattro anni l’Europa ed il mondo. Fu un conflitto sanguinario in cui le conquiste della tecnologia produssero armi micidiali che provocarono milioni di vittime sia sui campi di battaglia che fra i civili. La Grande Guerra, nata per gli italiani come coronamento delle guerre d’indipendenza, destabilizzò lo scenario europeo e fu la causa prima delle successive rovine che si susseguirono per gran parte del ‘900. Così lo scrittore Tahar Ben Jelloun spiega la guerra ed il suo modo di contrastarla:

“Ogni guerra lascia dietro di sé dei resti. Una volta che si è stesa una coperta di sabbia e di cenere su migliaia di corpi anonimi, si coltiva l’oblio. E’ allora che la poesia ci solleva. Per necessità. Diventa parola urgente nel disordine in cui la dignità dell’essere viene calpestata. Chi prenderà la parola per gli insepolti, gli scorticati, gli impiccati, per quelli gettati nelle fosse comuni? Incommensurabile è il nostro bisogno di dire, anche quando le nostre parole, portate via dal vento, andranno a sbattere contro le montagne fino a perdere ogni senso, fino a fare dei buchi nella roccia ed a smuovere le pietre pesanti dell’insonnia”.

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