Estate Noir: il suono delle contraddizioni a metà tra la new wave e l' indie rock

Roma, 18 novembre – Il loro nome è tutto un programma, racchiude un vero e proprio ossimoro, sono quattro, e hanno tutti i presupposti per imporsi sul mercato italiano. Si chiamano Estate Noir e nascono nell'estate del 2012 dall'idea di Igor...

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Roma, 18 novembre – Il loro nome è tutto un programma, racchiude un vero e proprio ossimoro, sono quattro, e hanno tutti i presupposti per imporsi sul mercato italiano. Si chiamano Estate Noir e nascono nell'estate del 2012 dall'idea di Igor Crisciotti (voce e chitarra), a cui si aggiungono nel tempo Daniele Lissoni (batteria), Fabio Salati (basso) e Valerio Minelli (chitarra solista).

I ragazzi hanno le idee chiare, lo si capisce analizzando il loro nome che vuole evocare la serenità che rappresenta di solito l’estate, posta in forte contrasto con la società “noir” dell'epoca attuale. La loro musica è un indie rock con vene grunge e ritmiche e assoli più energici, passando per armonizzazioni new wave.

In un mercato discografico sempre più incline alla sponsorizzazione di brani che abbiano un impatto instantaneo sull'audience, ma che puntualmente non lasciano il segno o un apporto significativo alla cultura musicale, la band romana cerca di imporsi senza timore con un prodotto nuovo e “artigianale”.

E in una società sempre più incline a scovare artisti nei diversi talent show piuttosto che seguire la musica dal vivo nei locali, si guarda alla musica rock e alle sue sfumature con riluttanza, prediligendo il banale successo commerciale di turno, piuttosto che promuovere chi la musica la fa davvero.

I quattro musicisti si sono raccontati, hanno dato voce alle loro impressioni e hanno spiegato cosa vuol dire proporre la loro musica in Italia.

1) Quando e come nascono gli Estate Noir?

Igor: gli Estate Noir nascono nel 2012 dalla semplice e pura voglia di suonare e divertirsi di quattro persone. La line up iniziale era diversa ma poi con il tempo io e Daniele (batteria) abbiamo preso le redini del progetto ed in breve è subentrato Fabio al basso. Valerio è arrivato in un secondo momento apportando immediatamente il proprio contributo nelle linee di chitarra del disco.

2) Perchè Estate Noir? Qual è stata l'ispirazione per il vostro nome?

Valerio: Una città vuota dove non c'è spazio. Un attimo che vorresti non finisse mai. Una bellezza che ti uccide. "Estate Noir" è ovviamente un ossimoro, insomma subiamo il fascino delle contraddizioni. In fondo abbiamo deciso di esordire con un nuovo gruppo a trent'anni (suonati e suonanti), stiamo per dare alle stampe il nostro primo cd in un mercato che definire agonizzante è poco, ci piace l'indie rock e la new wave ma vogliamo cantare in italiano. Chiamale contraddizioni, chiamali ossimori, o semplicemente chiamale sfide.

3) Cosa vuol dire realizzare musica originale, oggi, senza avere alle spalle grandi etichette discografiche che possano promuovervi?

Igor: Oggi fare musica veramente originale è difficile, direi quasi un rischio. In modo particolare poi se ti cimenti in un genere come il nostro. Nei brani che componiamo spesso oltre alla voce ed ai testi anche la musica ha un vero ruolo di rilievo sul piano espressivo, e questo può essere interpretato come un qualcosa che esce dallo standard. Il pubblico oggi cerca un prodotto di "immediato" impatto. Su questo aspetto noi lavoriamo spesso nella nostra fase compositiva, ed il fatto di non avere per ora una grande etichetta discografica alle spalle non ci condiziona, anzi ci spinge a promuovere il frutto del nostro lavoro così com'è con i mezzi di cui disponiamo.

4) Oggi il mercato musicale italiano è fortemente in crisi, ancor di più la musica live e soprattutto a Roma. Come vi approcciate a questa situazione?

Igor: Io credo che il mercato musicale di oggi sia meno esigente ma più ermetico di una volta, e di conseguenza gli "artisti" di vero talento, quelli che hanno davvero qualcosa da dire, trovano poco spazio per esprimere le proprie idee. Riguardo ai live c'è ancora bisogno di un grande lavoro, di un radicale cambiamento di mentalità che punti a "cercare" letteralmente gli artisti più talentuosi nel sottobosco musicale. Tante realtà ancora guardano con timore alle rock band, soprattutto quelle che propongono un prodotto nuovo, sperimentale ed ancora sconosciuto. Per fortuna oggi secondo me oltre alla stima tra noi musicisti c'è una forte solidarietà che spinge i gruppi a condividere serate ed eventi, creando più occasioni per tutti. Chissà, forse quello che "non passa" dalle etichette discografiche troverà spazio in alcuni locali, quelli più alternativi.

5) Qual è secondo voi una band italiana/straniera attuale o del passato che ha saputo coniugare espressività, sound accattivante e originalità, mantenendo la propria identità e senza svendersi ai voleri delle case discografiche?

Igor: Riguardo all'originalità in Italia credo ci sia un panorama interessante, ma sempre rimanendo nel settore della musica indipendente, soprattutto indipendente da fonti pubblicitarie quali talent show e trasmissioni varie che oramai cercano e propongono a mio avviso prodotti già visti. I primi che mi vengono in mente sono gli Afterhours, che hanno mantenuto sempre la loro impronta anche partecipando ad eventi un po' più "commerciali". Piuttosto che Il Teatro degli Orrori. Personalmente poi c'è anche una corrente più cantautoriale composta da artisti come Morgan (o gli stessi Bluvertigo), o Max Gazzè che secondo me hanno mantenuto integro il proprio stile seppur passando nelle mani di major discografiche.

Fabio: In ambito internazionale sicuramente gli Editors. Nonostante il meritato successo main stream ottenuto, album dopo album continuano a proporre il loro personalissimo sound talvolta rivisitando addirittura quelle sonorità elettroniche che li hanno influenzati all’inizio della loro carriera. Un gruppo che osa continuamente fuori da ogni schema e moda del momento ottenendo consensi contro ogni previsione. Lo stesso discorso vale a mio avviso anche per gli Interpol, che essendo ancora più particolari forse corrono qualche rischio in più seguendo la loro strada e il loro stile ad ogni costo.

6) Quali sono i temi ricorrenti delle vostre canzoni? Da cosa o chi prendete ispirazione?

Igor: Di temi ricorrenti credo ce ne siano pochi, nel senso che ogni testo nasce dalla traduzione delle sensazioni che provo in quel momento. Raramente prima di iniziare la composizione di un testo mi capita di sapere di cosa parlerà, preferisco piuttosto lasciarmi influenzare dalle emozioni più naturali di quel momento, delusioni, pareri, sguardi, tutto questo cercando di schivare il tema "amore" poiché lo trovo alquanto inflazionato!

In questo disco appaiono testi di varia natura, da quella più generica come "Perfezione", nella quale analizzo la continua ricerca dell'uomo di dare un'immagine aurea ed infallibile di se, oppure "Se non guardi oltre" dove si parla di passione, quella passione comune che porta le persone ad inseguire i propri sogni. Poi invece ci sono quei brani in cui si scende di più nel dettaglio personale, come "Domande da non fare", un brano che parla della vita che scorre, concetto che ci accumuna tutti ma che indubbiamente porta ciascuno di noi ad affrontare gli eventi in modo diverso. Qui appare una analisi della sfera più intima ed individualista, quella in cui ognuno di noi crea il proprio modo di essere.

7) Quali sono i vostri progetti nel breve periodo e a quando il vostro prossimo live?

Igor: In questo momento siamo presi dalla chiusura del nostro disco di esordio, ci abbiamo lavorato tutto l'anno con entusiasmo e contiamo di farlo uscire nei primi mesi del 2016. Ovviamente seguità un release party ufficiale, la cui data sarà comunicata pubblicamente tramite i principali social network, nel quale lo presenteremo live.

Nel frattempo siamo già a lavoro su delle idee nuove che abbiamo sviluppato durante l'estate...abbiamo una gran voglia di suonare in un continuo fermento di nuove idee.

Sabrina Spagnoli

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