Roberto Ventimiglia presenta il suo disco "Raw" in uscita a fine gennaio

Il 14 febbraio 2020 sarà presentato in concerto anche in Ciociaria, al Satyricon Live Music Club di Alatri

Il 31 gennaio uscirà il nuovo disco di Roberto Ventimiglia dal titolo "Raw" e sarà presentato in Ciociaria con un concerto da non perdere il 14 febbraio al Satyricon Live Music Club di Alatri.

Preparare un disco ed il pranzo nello stesso posto senza soluzione di continuità: è l’idea alla base del secondo disco di Roberto Ventimiglia - musicista laziale già attivo tra indie rock, scena DIY e classica - ma più che un’idea, una vera e propria esigenza estetica.

Registrato autonomamente nelle stanze di casa come il precedente Bees make love to flowers nel periodo tra Maggio e Agosto 2019, l’album Raw raccoglie nove pezzi elettroacustici di diverso carattere ed ispirazione, scritti tra l’uscita del primo ep e la fine del successivo giro di concerti a suo supporto. Uscirà il 31 gennaio 2020 per l'etichetta indipendente Gusville Dischi.

Il suono devia senza esitazioni dall’esordio, ma i testi tornano a insistere nuovamente sul tema dell’amore romantico con appunti presi da varie prospettive: il clima orwelliano di una società distopica che spinge a riscoprire l’enorme piacere di amarsi nelle minuscole pieghe del quotidiano in “2081”: “Make love, drink tea, kiss me as if we were free” (fare l’amore, bere tè, baciami come se fossimo liberi); i desideri e le aspettative dell’immaginazione nella title track “Raw”: “If you had to dance, whom would it be with? And would it be soft? Would it be unceasingly hard rock?” (se dovessi ballare, con chi lo faresti? E sarebbe delicato? Sarebbe incessantemente hard rock?); le fantasticherie solitarie di “One-hour-love”: “Something you know: that’s about how long you’ve known me, but there’s something you don’t: I have elected you my one-hour-love” (quello che sai è da quanto mi conosci, ma c’è qualcosa che invece non sai: ti ho eletta il mio ‘amore per un’ora’); i tentativi di dare una definizione ai sentimenti in “Love is”, finendo per concludere che dopotutto “Though I love the idea of you, love is just a point of view” (per quanto io ami l’idea di te, l’amore non è che un punto di vista); i piccoli gesti quotidiani che possono essere, riusciti o meno, dichiarazioni romantiche comunque autentiche in “Forever and a day”: “I burnt the sauce and that’s no good, but I did burn for you too” (ho bruciato il sugo e non va bene, ma bruciavo anche per te).

L’artwork partecipa al racconto suggerendo l’idea dei primi passi mossi sotto la luce di una stella viva ancora oggi: il suono dei dischi che arrivavano in casa e che ora si costruiscono con le proprie mani, quello della lingua in cui le canzoni erano cantate e che negli anni sembra farsi meno oscuro e più naturale... in una parola la luce della Musica, compagna di giochi e confidente tanto del bimbo quanto dell’adulto.

L’attitudine della proposta è omaggio a simboli e vicende di certo minimalismo tendente al lo-fi proprio della lunga e varia tradizione dell’incisione domestica, dal Bruce Springsteen di Nebraska al primo Elliott Smith, dalle stanze d’albergo adibite a studio da John Lennon o Jackson Browne alle sperimentazioni del primo McCartney post Beatles e oltre, strumenti alla mano e urgenza di comunicare. Dove si può, come si può, con le proprie forze e immaginazione.

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