Elezioni Ceccano 2020, l’oggetto del contendere è più che mai la sicurezza urbana

È scontro tra i candidati a sindaco della città ciociara. Per la Piroli, spesi tanti soldi in telecamere, ma poco tempo per evitare il trasferimento della Caserma dell'Arma. Corsi, intanto, ha ridimensionato i meriti di Caligiore per la videosorveglianza

Una veduta di Ceccano

Pretendiamo delle risposte - tuona, con sdegno, la candidata sindaca Emanuela Piroli (centrosinistra) - da parte di chi ha amministrato Ceccano in maniera così superficiale. La vicenda della Caserma dei Carabinieri è l’ennesima prova del fallimento del governo cittadino targato Caligiore/Corsi, esperienza da archiviare dando spazio al cambiamento”.

Ecco il riassunto delle puntate precedenti

Secondo la stessa Piroli, che ringrazia al contempo il Commissario Prefettizio e l’Arma per aver ovviato al temporaneo trasferimento di sede, è “un altro colpo - lo definisce - sferrato all’efficienza e all’immagine della città da parte di amministratori troppo presi a ricucire gli strappi, che costantemente si manifestavano all’interno della maggioranza”.

Tanti soldi spesi nelle ormai famosissime telecamere - allarga, infine, la discussione - ma poco tempo dedicato alla ricerca di una sistemazione provvisoria per la Stazione dell’Arma, noncuranti delle ripercussioni che ciò avrebbe avuto sulla nostra comunità, già privata di altri servizi”.

Sulla vicenda della Caserma

Così nei giorni scorsi, badando più a spiegare i tempi lunghi per l’adeguamento statico della Caserma, il ricandidato ex Sindaco Roberto Caligiore (centrodestra): “Abbiamo chiesto il Certificato Antimafia della ditta - ha reso noto - ed è risultato ‘positivo’ per ben due volte. Inoltre, abbiamo ricevuto richieste di varianti oltre il limite consentito per legge. Ecco il motivo del ritardo nei lavori”.

Finalmente si fa luce e chiarezza - ha aggiunto - su una storia che, per motivi di privacy, non poteva essere anticipata prima della chiusura dell’iter del commissariamento della società aggiudicatrice dell’appalto, come richiesto dalla Prefettura di Napoli.

“Purtroppo - ha concluso affondando - chi si avventura in facili e superficiali ricostruzioni, rischia di fare confusione, soprattutto i leoni da tastiera, che dovrebbero stare più a contatto con la realtà piuttosto che seduti dietro una scrivania e giudicare l’operato di chi invece ci mette la faccia e l’impegno”.

A proposito di telecamere

In occasione della recente inaugurazione del suo Comitato Elettorale, l’ex Presidente del Consiglio Marco Corsi, ora aspirante Primo Cittadino (con civiche, PD e PSI), ha anche smentito quanto riportato sul manifesto “Sicurezza: prima zero telecamere, con noi oggi 33 telecamere“, affisso in città e mostrato sui Social Network dall’avversario Caligiore.

L’acquisto e l’installazione delle prime 14 telecamere - ha ricordato Corsi - nonché la riattivazione delle 5 collocate in passato nella parte alta della città, sono frutto di fondi provinciali concessi nel 2014 ma liquidati soltanto nel 2017 per il potenziamento della raccolta differenziata”.  

Le restanti 14 telecamere - ha detto poi - sono state garantite dal gestore della Pubblica Illuminazione, in parte come miglioria in fase di gara d’appalto e in parte successivamente. Pertanto, a onor del vero, direi che l’ex Sindaco Caligiore dovrebbe scrivere sui manifesti “Con noi 14 telecamere”, non 33”.

Sul rapporto Caligiore-Corsi

Non rinnego assolutamente il passato - ha chiarito Corsi - che insegna a crescere e compiere scelte nuove, scelte più giuste. Sì, sono stato il Presidente del Consiglio comunale durante l’Amministrazione Caligiore e sono stato un alleato leale, parole che non possono di certo essere pronunciate dai miei attuali detrattori”.

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Accetto - ha detto ancora lo stesso Corsi - anche di essere criticato per le mie dimissioni, anche se ovviamente le rassegnerei convintamente altre mille volte, ma non accetto lezioni dall’ex segretaria del PD Emanuela Piroli né tantomeno da chi ha fatto un’aspra opposizione a Caligiore e ora lo sostiene”.

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