Consorzio unico industriale, Ottaviani non ci sta ed impugna il trasferimento dell'Asi a Roma

Per il sindaco di Frosinone: "È inammissibile chiudere i consorzi industriali nelle province, magari per costruire muovi poltronifici centralizzati"

Si procede nella battaglia contro la realizzazione del Consorzio unico per lo sviluppo industrale dell'intero territorio regionale. La Giunta comunale di Frosinone ha approvato la proposizione del ricorso al Tar per l'annullamento del decreto del presidente della Regione Lazio, del 3 dicembre scorso, che ne ha disposto la costituzione, con conseguente estinzione dei consorzi esistenti (tra i quali il Consorzio per l’area di sviluppo industriale della provincia di Frosinone); con successivo Decreto del Presidente della Regione, è stata quindi disposta la nomina di un Commissario unico, ovvero Francesco De Angelis, presidente dell'Asi di Frosinone. 

Un rischio per l'economia del territorio

Pugno duro contro quel decreto poichè, secondo l'indirisso della Giunta comunale: "La costituzione di un Consorzio Unico mette a rischio gli interessi del territorio, in quanto verrebbe meno la promozione delle attività produttive, industriali e artigianali strettamente connesse all’ambito di competenza comunale e provinciale. Con la istituzione del Consorzio Unico, infatti, un solo organismo è deputato alla gestione dello sviluppo nell’intera area regionale, comprensiva anche della zona industriale di Roma Capitale e delle altre province del Lazio, ciascuna con un tessuto industriale ed economico proprio, a sé stante, con conseguenti bisogni ed esigenze differenti".

Dalla Regione scelte incomprensibili

La giunta ha quindi deliberato di proporre ricorso avverso il Decreto presidenziale al fine di tutelare gli interessi e le ragioni di tutto il tessuto produttivo, economico, artigianale e industriale del territorio. "In un momento in cui il principio generale è quello del federalismo a favore delle province, in tutta Italia - ha dichiarato il sindaco di Frosinone, Nicola Ottaviani - stranamente sulla Regione Lazio vengono adottate scelte incomprensibili che vanno nella direzione opposta costringendo gli imprenditori, soprattutto quelli piccoli, che non sono in condizione di permettersi grandi strutture manageriali, di ricominciare con la transumanza verso la Capitale, magari con il cappello in mano, come avveniva negli anni 60. È inammissibile chiudere i consorzi industriali nelle province, magari per costruire muovi poltronifici centralizzati, senza avere il quadro chiaro di quello che dovrebbe accadere cinque minuti dopo la cancellazione degli uffici territoriali, dotati di capacità e potere decisionale. Se i percorsi non sono chiari e, soprattutto, se non sono disegnati a favore delle esigenze dell'economia reale dei territori, vanno bloccati per evitare che i disastri del passato si ripetano anche in quella che dovrebbe essere la seconda Repubblica".

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