Stabilimento militare di Fontana Liri, dopo la riunione al ministero della difesa nulla e’ cambiato

I sindacati CGIL, CISL E UILPA, preoccupati, chiedono a che punto si trova il progetto di rilancio

“Dopo circa due mesi dall’incontro del 15 Maggio presso il Gabinetto del Ministro della Difesa nulla è cambiato”. Queste le prime parole dei sindacati CGIL, CISL e UILPA dello Stabilimento Militare “Propellenti” di Fontana Liri, che continuano: “Con il passare dei giorni la situazione si fa sempre più critica, gli interventi a spot che si cerca di realizzare sono insufficienti e spesso inadeguati.

Una nuova identità e programmazione allo stabilimento è necessaria

Come detto nella precedente riunione, bisognerebbe attribuire una nuova identità allo Stabilimento Militare mediante una nuova programmazione, constatato che la vecchia, riguardante propellenti e nitrocellulosa, ormai non è più percorribile a causa dell’insperata venuta di un privato, come riportato sul piano industriale dell’AID: “Dato che uno dei punti principali della discussione – chiedono i sindacati – era far ripartire l’impianto della centrale idroelettrica entro la fine di Giugno, a che punto siamo?. Si, la centrale secondo noi è alla base del progetto di ripartenza dello Stabilimento, visto il guadagno ricavabile dalla vendita della corrente prodotta a pieno regime. Tale guadagno sfiora il milione e mezzo di euro annuo investibile nuovamente sull’Ente, data l’insufficienza dei finanziamenti da parte dell’Agenzia Industrie Difesa e del Ministero. Ad oggi non sappiamo fornire una datazione precisa al riavvio. Nella riunione del 15 Maggio eravamo tuttavia sicuri che, nonostante le rassicurazioni dei responsabili AID presenti al tavolo, entro la fine di Giugno non ci sarebbe stata la ripartenza della centrale. Secondo noi – continuano CGIL, CISL e UILPA, la centrale è il fulcro per il rilancio e il mantenimento della struttura, perché “PRODUCE SOLDI”.

L'accordo tra Ministero Difesa e Terna

" Uno stabilimento come quello di Fontana Liri con una estensione di 64 ettari tutti recintati, circa 400 fabbricati, una centrale idrica oltre quella in discussione, pensiamo abbia bisogno di molte manutenzioni, ergo molti soldi, che noi potremmo ricavare dalla messa in funzione della centrale e la conseguente vendita di energia elettrica. È per questo che non riusciamo a capire come mai non decidano di investire, anzi anticipare, i fondi necessari all’adeguamento imposto dalle norme, di una centrale che produce ricchezza. È vero che questo fermo della centrale ha aumentato le spese dello stabilimento? Si, è vero, non avendo la centrale in funzione, la corrente che consumiamo per le normali attività giornaliere la stiamo pagando al gestore nazionale e la spesa si aggira in circa 40.000 euro mensili. Qualche giorno fa, abbiamo letto, sul sito della difesa, che è stato siglato un accordo tra Ministero Difesa e Terna e nell’occasione si è evidenziato che il settore energetico assume un ruolo sempre più centrale per lo sviluppo economico del paese, sia per l’attuazione di un modello di crescita sostenibile e sia per la sicurezza del sistema paese. Questo accordo consentirà infatti l’implementazione di progetti pilota finalizzati all’incremento della sicurezza, della resilienza energetica nazionale, all’efficientamento energetico di siti militare ed alla riduzione della spesa economica per l’approvvigionamento di energia. Crediamo che anche Fontana Liri possa rientrare in un quadro strategico e programmatico per tutte le attività connesse al contenimento e alla decarbonizzazione dei consumi tra gli enti militari che vengono citati nell’accordo, dal momento che possediamo una centrale idroelettrica che produce corrente cosiddetta pulita".

La dematerializzazione e digitalizzazione degli archivi cartacei

“Abbandonando per adesso il punto della centrale idroelettrica, ampiamente discusso, l’altro punto da analizzare riguarda una vostra richiesta di portare a Fontana Liri la dematerializzazione e digitalizzazione degli archivi cartacei. A che punto siete?” Anche qui il discorso per noi sembrerebbe semplice ma come al solito ci sono interferenze dirigenziali o quantomeno poca chiarezza. Il progetto, grazie alla buona volontà di una parte dei dipendenti e dirigenti dello SMP e della disponibilità del CE.DE.CU di Gaeta, viene portato avanti iniziando una fase di sperimentazione del lavoro che non ha bisogno di grandi investimenti.  Infatti finita una breve formazione, abbiamo iniziato una fase del ciclo di lavoro detta “preparazione del fascicolo” alla quale a breve seguirà la fase successiva detta “scansione”. In questa seconda fase però avremmo bisogno di apparecchiature, che come sappiamo di certo, la dirigenza dell’AID ci metterà a disposizione”.

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