Subiaco, la Valle dell'Aniene e la condizione occupazionale dei giovani

di Luigi Gentili Il 7 ottobre si è svolto a Subiaco il convegno "Giovani e lavoro". La finalità è stata quella di presentare la ricerca territoriale denominata: "La condizione occupazionale dei giovani della Valle dell'Aniene".

di Luigi Gentili

Il 7 ottobre si è svolto a Subiaco il convegno "Giovani e lavoro". La finalità è stata quella di presentare la ricerca territoriale denominata: "La condizione occupazionale dei giovani della Valle dell'Aniene". L'iniziativa, organizzata dal Circolo PD di Subiaco con Formazione Democratica, la Scuola di Politica del PD della provincia di Roma, ha visto l'intervento di diversi relatori e un pubblico dove erano presenti molti giovani. Antonella Federici, segretaria del circolo del PD di Subiaco, ha presieduto l'iniziativa e il sindaco di Subiaco, Francesco Pelliccia, ha introdotto i lavori, descrivendo le iniziative che il Comune sta portando avanti sul fronte dell'impegno amministrativo. Tra i relatori presenti Antonio Capitani, capo dipartimento Lavoro e formazione della Città Metropolitana ed Eleonora Mattia, che ha sostituito Paolo Orneli della Regione Lazio - trattenuto dall'urgenza dei lavori per il ripristino delle attività economiche di Amatrice -. Nel convegno è intervenuta anche Claudia Liberale, rappresentante di Formazione Democratica.

La ricerca di Formazione Dem ha voluto investigare la condizione occupazionale dei giovani, in un'area quale la Valle dell'Aniene, caratterizzata da una condizione economica poco conosciuta dal punto di vista sociologico. Si tratta di un'indagine esplorativa di tipo descrittivo-qualitativa, avente lo scopo di individuare una tendenza, un trend di orientamento. I comuni presi in esame sono sei: Tivoli, Subiaco, Castel Madama, Vicovaro, Sambuci e San Polo. Il campione utilizzato è per quote. I criteri di selezione degli intervistati sono stati l'età - tra i 19 e i 29 anni -, la residenza o il domicilio sul territorio della Valle dell'Aniene, il titolo di studio - diploma o laurea - e la condizione occupazionale - studenti, disoccupati, inoccupati o precari -. I 117 giovani intervistati, selezionati in proporzione alla densità abitativa dei singoli comuni, hanno risposto a un questionario semi-strutturato, autocompilato e anonimo, composto da dieci domande.

Entrando nel merito delle risposte al questionario, i dati rilevati risultano alquanto interessanti. Il questionario inizia con l'investigare la preferenza del tipo di lavoro desiderato: la maggioranza delle risposte si è indirizzata verso il lavoro dipendente, contro la libera professione e l'attività imprenditoriale. Nei quesiti successivi seguono la preferenza - in contro tendenza - a rimanere sul luogo di appartenenza per lavorare e la bassa propensione a spostarsi "fuori". Risulta che i giovani del territorio sono attivi nel cercare lavoro, anche se le loro esperienze riguardano in prevalenza lavori precari e provvisori; i canali per cercare un'occupazione sono le chat su internet e o il passa parola, mentre si ricorre poco ai centri per l'impiego o le agenzie per il lavoro. La formazione è poco valutata, i corsi sono poco frequentati e la possibilità di frequentarne di nuovi interessa scarsamente. Per i giovani sembra contare più la pratica sul campo rispetto alla teoria dei corsi di formazione: infatti, tra gli ostacoli alla ricerca di un lavoro conta molto la mancanza di "esperienza". I programmi europei per la lotta alla disoccupazione giovanile sono poco conosciuti. La raccomandazione resta fondamentale per trovare un'occupazione, specialmente nel settore pubblico ma anche un po' in quello privato. Altro dato in controtendenza, i giovani della Valle dell'Aniene sono ottimisti sul futuro, ma sopratutto al livello Nazionale, mentre restano più pessimisti al livello locale.

L'identikit che emerge è dunque quello di una generazione disorientata e scoraggiata. Si è orientati verso il lavoro dipendente, possibilmente senza spostarsi troppo da casa, snobbando la formazione professionale e cercando lavoro con mezzi informali e colloquiali, dando il solito peso alle raccomandazioni e avendo un'idea pessimista sulla situazione economica locale. Manca del tutto lo "spirito imprenditoriale", la capacità di assumersi un "rischio" e di affrontare il futuro in modo determinato e sicuro. Emerge un profondo "gap" tra le trasformazioni economiche, che oggi richiedono sempre più interventi basati sullo sviluppo locale e l'imprenditorialità diffusa e una cultura generazionale "sospesa", che resta attendista e accuditiva. E' chiaro che la politica e le istituzioni locali dovranno prendere atto di questa divergenza, pena il pericolo di abbandonare le nuove generazioni ad un futuro senza prospettiva. La mancanza di una cultura imprenditoriale tra i giovani potrebbe impedire a lungo termine di creare le condizioni per uno sviluppo endogeno sul territorio, capace di riprodursi in modo espansivo. Tutto ciò in un momento dove l'attrattività occupazionale di Roma Capitale è sempre più debole e lontana dai modelli di sviluppo che invece altre metropoliti europee hanno intrapreso da tempo.

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