Per colpa del Sin nella Valle del Sacco l’incertezza regna sovrana

Ferraguti: “il ginepraio della perimetrazione del fiume. Un macigno sulle imprese e sul territorio”

“In provincia di Frosinone non si fa che parlare di sviluppo e di rilancio dell’economia, ma poi alla fine i fatti sono diversi. In realtà non si sa più come ostacolare le imprese, che continuano a morire di burocrazia, di lungaggini autorizzative e di autentici gineprai procedimentali” afferma Silvio Ferraguti Membro della Direzione Nazionale di Forza Italia, residente in Ciociaria,  che affronta un tema quanto mai attuale come quello della valle del Sacco, dove tutti si sciacquando la bocca e nei fatti non accade nulla.

Una palude di regole 

"Il caso del Sin è emblematico - prosegue Ferraguti -  per la provincia di Frosinone. Eppure le linee guida emanate dal Ministero dell’Ambiente nella fase di avvio sembravano chiarissime. Poi però si è tornati rapidamente nella palude, con l’incertezza a regnare sovrana, anche per via di atteggiamenti di cautela (meglio, di difesa) da parte delle Amministrazioni Locali che, per non sapere né leggere né scrivere, hanno finito con l’aggravare i già tortuosi procedimenti, con richieste di pareri forse non del tutto dovuti a mio modesto avviso".

Due decreti leggi controversi per lo sviluppo

"A tale proposito serve qualche esempio: l'insediamento o le trasformazioni di un edificio industriale/artigianale, così come di qualsiasi altro manufatto edilizio, sono assoggettati, oltre che alle norme specifiche per la specifica attività, essenzialmente al DPR 380/2001 (Testo Unico dell'Edilizia), e ne seguono le regole.  La materia della bonifica dei siti inquinati è invece disciplinata dal Decreto legislativo 152/2006". 

Cosa si deve bonificare?

Si tratta dunque di due materie diverse e differentemente disciplinate e, sebbene i relativi percorsi possano anche incrociarsi, la specificità di ogni procedimento non può essere attenuata, rischiando altrimenti di perdere quel poco che resta nel nostro ordinamento in materia di certezza del diritto. Si consideri inoltre che il D.Lgs. 152/2006 prescrive l'obbligo di avvio di un procedimento di bonifica (con caratterizzazione e tutto quanto segue) solo dopo che sia stato accertato il superamento di valori di concentrazioni della soglia di contaminazione, valori specificamente e dettagliatamente tabellati nel decreto legislativo stesso. Evidentemente se non c'è superamento dei detti limiti non c'è contaminazione “e non ci deve essere”, a norma di legge, ma anche e soprattutto di buon senso, alcun procedimento di bonifica (cosa si dovrebbe bonificare?).
La recente riperimetrazione del Sin Bacino del Fiume Sacco ha tuttavia provocato enormi incertezze operative. Comportando inesorabilmente aggravamenti procedurali che alcuni Enti Locali, con un atteggiamento che definirei “difensivo” (viviamo in un Paese in cui prevale ormai, in ogni campo, una condotta di tale tipo, talvolta di eccessiva cautela. Il risultato alla fine è sempre lo stesso: scoraggiare gli investimenti, scoraggiare gli imprenditori, rendere un percorso del genere inaccessibile.Aggiunge Ferraguti

 Materia complessa e complicata 

L’auspicio è che il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e la Regione Lazio, anche con il contributo degli operatori privati , esprimano con ogni chiarezza i confini entro i quali tutti i soggetti coinvolti possono e devono muoversi. l'insediamento o le trasformazioni di un edificio industriale/artigianale, così come di qualsiasi altro manufatto edilizio, sono assoggettate al DPR 380/2001 (Testo Unico dell'Edilizia), e ne seguono le regole. La materia della bonifica dei siti inquinati è invece disciplinata dal Decreto legislativo 152/2006 che prescrive l'obbligo di avvio dei procedimenti di bonifica solo dopo che sia stato accertato il superamento dei valori di concentrazione. In sostanza solo dopo il superamento della soglia di contaminazione. Se questo non accade, davvero, cosa c’è da bonificare? Senza considerare l’iter e i costi per una procedura di bonifica: richiesta di conferenza di servizi istruttoria, presentazione di un Piano di caratterizzazione, ulteriori operazioni di caratterizzazione in contraddittorio con l’Arpa e la Regione Lazio, prevenzione e messa in sicurezza del sito. Tutto a spese del privato! E se va bene!
Senza considerare la montagna di pareri e di autorizzazioni che un imprenditore deve richiedere e i tempi biblici per ottenerli. Non voglio tornare, per carità di patria, sulle autorizzazioni ambientali.

Situazione paradossale che blocca l’economia

"Una situazione paradossale, che blocca l’economia della nostra provincia nel silenzio di quegli enti che dovrebbero tutelarla. Non ci si rende conto che in questo modo si tarpano le ali anche ad ogni opzione di rilancio urbanistico del territorio. Le imprese continuano ad essere martoriate da una burocrazia assurda e padrona. Conclude Ferraguti". Poi vogliono il rilancio di questa valle martoriata
 

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