Frosinone, Maurizio Stirpe a Laziosiamonoi.it: "In estate ho trattato personalmente Cataldi, ma le richieste erano alte"

Il patron giallazzurro sulla sfida con la Lazio: "Sono una grande squadra, per noi impegno difficile come contro l'Atalanta"

Il presidente del Frosinone calcio Maurizio Stirpe ha parlato in esclusiva sul sito laziosiamonoi.it. Queste le sue parole


"La Lazio è una grande squadra. È ancora senza punti, ma ha affrontato Napoli e Juventus. Per noi sarà una gara molto difficile, come al debutto con l'Atalanta".

Che differenza c’è tra il Frosinone di due anni fa e quello di oggi? Cos'è cambiato nell'approccio alla massima serie?

"La scorsa volta che siamo stati promossi in Serie A abbiamo voluto dare continuità al gruppo che ci aveva portato lì, ben consapevoli che se non avessimo realizzato uno stadio, anche se ci fossimo salvati, probabilmente avremmo dovuto disputare il campionato successivo in un'altra città. In quell'occasione abbiamo preferito utilizzare i proventi derivanti dalla partecipazione alla Serie A per costruire il centro sportivo prima e lo stadio poi. Adesso ci presentiamo con delle credenziali più importanti rispetto a tre anni fa. Siamo stati capaci di sfruttare meglio il settore giovanile, abbiamo questo nuovo impianto che non ha niente da invidiare ai migliori stadi italiani. E quindi l'obiettivo è quello di creare un progetto più solido."

A proposito di meriti, cosa ha visto in Moreno Longo? L'allenatore che ha riportato in Serie A il Frosinone è pronto per questo palcoscenico?

"Le caratteristiche migliori del nostro allenatore sono l'umiltà e la forte determinazione e motivazione quando prova a raggiungere un obiettivo. Lui ha maturato grandi esperienze con un club come il Torino, anche se a livello di settore giovanile. Poi le due esperienze in B con la Pro Vercelli prima, e quella dello scorso anno con noi, penso che gli abbiano dato quegli anticorpi giusti per poter affrontare in modo dignitoso la Serie A."

Torniamo al discorso inerente allo stadio. L'ultima partita l'avete giocata a Torino a porte chiuse a causa della squalifica: ci sono novità? Quando tornerete nella vostra nuova casa?

"Spero che la storia delle squalifiche finisca qui. Penso che abbiamo pagato molto di più rispetto a quelli che sono stati i nostri demeriti e i fatti che si sono verificati all'interno dello stadio. Per quello che è successo reputo già abnorme la sanzione che ci è stata comminata e che abbiamo scontato: oltre alla pesante ammende, ci sono state due giornate a porte chiuse che avremmo potuto disputare all'interno del nostro stadio, però ho preferito rispettare la sentenza della corte sportiva d'appello, anche se era stata cassata dal collegio di garanzia del Coni. Ritengo che abbiamo subito un danno che è calcolabile intorno al milione di euro, troppo per due palloni gettati in campo da alcuni tifosi in una zona del campo ininfluente e che non hanno creato problemi come ha voluto far credere dalla controparte. Per questo nel prossimo giudizio chiederemo la possibilità di dimostrare la bontà delle nostre ragioni. Poi naturalmente accettiamo sempre il verdetto che ci deriva dalla giustizia sportiva."

Facendole i complimenti per l'impianto che è riuscito a realizzare, le chiedo: quanto servirebbe anche alle squadre della Capitale uno stadio di proprietà?

"Penso che Roma sia l'unica città tra le grandi capitali d'Europa ad avere almeno due squadre con uno stadio solo. E nemmeno di proprietà. Una cosa incredibile. Non so quanti ce ne siano tra Londra, Parigi e Madrid. Ma la stessa Barcellona, che non è nemmeno una capitale. Credo che questa sia un'anomalia tipica del nostro sistema calcio. Auspico che in un futuro prossimo sia la Lazio che la Roma possano avere la possibilità di costruire una struttura sportiva che sia all'altezza delle società e delle squadre che rappresentano. Anche perché penso che sia una condizione indispensabile per arrivare ancora più in alto di quanto siano già."

Ha parlato di anomalie del sistema calcio. Si è celebrato per settimane l’arrivo di Cristiano Ronaldo in Italia, ma nessuno parla dell’aumento esponenziale tra le disponibilità economiche delle big e quelle delle altre squadre. C’è una soluzione o un modello da seguire?

"Penso che la Premier League sia un ottimo punto di riferimento. Ma potrebbe essere anche la media di quello che succede nelle altri grandi federazioni europee. Basti vedere quello che accade in Germania e in Francia. Ritengo che lo squilibrio maggiore sia solo e soprattutto in Italia. Non solo c'è una grande differenze tra come vengono trattate le singole categorie, ma anche all'interno della stessa Serie A, tra quello che percepisce la prima in classifica e l'ultima, come il Frosinone ad esempio. È un margine abissale. In questi anni solamente il Sassuolo è riuscito a consolidarsi tra le realtà emergenti, ma lo ha fatto grazie a grandissimi sacrifici da parte della proprietà. E non tutte le società possono permettersi lo stesso tipo di investimenti. È chiaro che per noi si tratti di un punto di riferimento, come lo può essere l'Empoli per la competenza e la visione che ha avuto nel corso degli anni. Lo stesso si può dire anche del Chievo."

Abbandonando le questioni politiche, torniamo sul campo: è soddisfatto delle operazioni di calciomercato intraprese in estate?

"Non abbiamo lesinato energie e risorse. Tutto quello che potevamo fare e che potevamo prendere, ci siamo gettati a corpo morto per realizzare questa rivoluzione. Che secondo noi è la condizione necessaria per poter provare a competere su questo palcoscenico. Vedremo se sarà stata anche una condizione sufficiente, ma questo ce lo potrà dire solo il campo. Non c'è miglior giudice."

C'è stato l'interessamento per qualche calciatore della Lazio? Si è fatto il nome di Cataldi ad esempio...

"Ho trattato personalmente Cataldi con Lotito, ma quelle che erano le ambizioni dal punto di vista economico che la Lazio voleva raggiungere con la cessione del calciatore non erano alla nostra portata. Quindi ci siamo lasciati cordialmente con il presidente. C'è dispiaciuto, però non è stato possibile portare avanti l'affare. Altre trattative? Avevamo chiesto Patric, ma la Lazio lo considera incedibile."

Mi serve l'assist perfetto per la prossima domanda: quali sono gli attuali rapporti con Lotito?

"Con Claudio ho un rapporto di stima e di rispetto. E molto più profondo di quanto non si possa vedere e di come evidenziano i fatti. Certamente ognuno di noi ha delle visioni diverse, ad esempio la suddivisione dei proventi derivanti dai diritti televisivi. Oppure dal profilo di missione che ci dovrebbe essere tra una società che fa la Serie B e che rapporto si deve porre con la massima serie. Tutto questo però fa parte di una dialettica che non è mai sfociata in una mancanza di rispetto o intolleranza di tipo personale. Lui ha delle visioni e noi delle altre. Io però sono stato tra i primi a elogiare il lavoro portato avanti da Lotito all'interno della Lazio. Ritengo che in questi 14 anni abbia costruito una realtà iper consolidata all'interno dello scenario del calcio europeo, non solo italiano, e questo fa solo onore al presidente."

A suo modo di vedere, anche quest'anno la Lazio potrà lottare per la Champions League?

"Intanto ha tenuto un pezzo importantissimo come Milinkovic. Una condizione indispensabile per pensare di poter competere per la Champions League. Secondo me la Lazio oggi è una squadra che può stare tranquillamente tra le prime cinque in classifica. Quindi se sarà brava come lo scorso anno e avrà anche un pizzico di fortuna, potrà ambire a disputare la prossima Champions."

Cosa pensa delle proprietà straniere in Serie A: a cominciare da quella di Suning per arrivare alla gestione Elliott?

"Per quanto riguarda l'internalizzazione, io sono un imprenditore che la pratica a un grado vicino al 60%. Qundi non posso che vederla in modo positivo, a condizione che non ci sia mai un intento speculativo predatorio. Penso che se l'intenzione di chi viene in Italia sia quella di investire, bisogna solo che accoglierli a braccia aperte."

Prima di salutarla, cosa pensa dell'utilizzo della Var nel calcio? Può essere utile o rischia di alterare ancor di più il giudizio della classe arbitrale?

"Se applicata bene può aiutare chi è chiamato a giudicare un episodio. Quanto più diventa oggettivo il criterio di decisione, tanto più diventa credibile la Var. Comunque quella dello scorso anno la reputo un'esperienza positiva."

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