Ferentino, il bomber Daniel Ciofani in visita all' istituto comprensivo 1

Intervistato dai giovani studenti l'attaccante gialloblu ha "sfogliato" con i suoi racconti l'album dei ricordi

E’ il secondo appuntamento del progetto Experience Scuola – che fanno parte del più ampio progetto Frosinone Experience ideato dal direttore Salvatore Gualtieri – che il Club giallazzurro ha organizzato in collaborazione con la Questura del Capoluogo e il Provveditorato agli Studi. Dopo il grande successo all’Istituto Comprensivo di Frosinone, alla ‘Aldo Moro’,ieri mattina è stata la volta della città di Ferentino.

I presenti all'evento e gli ospiti di eccezione

Appuntamento all’Istituto Comprensivo 1 in via Circonvallazione, protagonisti, per una volta lontani dai banchi di scuola ma da ‘intervistatori’ d’eccezione, gli alunni di tre classi della 5 a della scuola primatia e tre classi della Scuola media di Fumone. Scuola, Sport e Sicurezza ancora a braccetto. Per il Frosinone – regia del responsabile dei progetti Experience, Giuseppe Capozzoli – invitati speciali il bomber Daniel Ciofani e il preparatore atletico Gianluca Capogna, accompagnati dall’Ufficio Comunicazione impegnato in parallelo anche al Centro Sportivo per alcune iniziative. Per l’Istituto Comprensivo 1 presenti il Preside professor Salvatore Laino, la Responsabile del progetto professoressa Angela Boni e tutto il corpo docente. La Questura di Frosinone rappresentata dal vice questore dottoressa Antonella Chiapparelli, per il Provveditorato il dottor Pierino Malandrucco, quindi l’assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Ferentino, dottoressa Francesca Collalti e per il Comune di Fumone il sindaco Maurizio Padovano e il consigliere con delega alla Scuola Francesco Buccitti.

Il bomber Ciofani ripercorre le tappe della sua vita


Ed è subito l’ariete abruzzese che, atteso dalla seduta di allenamento mattutina, prende la parola dopo aver firmato decine di autografi e scattato gli immancabili selfie. Lo ascoltano in silenzio dopo il grande applauso iniziale. E Daniel (come ci tiene a sottolineare lui con l’accento sulla ‘e’ perché il nonno dall’Abruzzo era emigrato in Venezuela, il padre è nato nel paese del Sudamerica e quell’accento è proprio della lingua spagnola) passa in rassegna tutti i suoi ricordi. Un album a colori, bellissimo. Con un pizzico di emozione in più quando scava nell’album e racconta la sua prima volta in una società professionistica, praticamente adolescente: "Mi accompagnarono mio padre e mia madre, ero studente al primo anno delle superiori. Quando entrammo in quella camerata grandissima, un letto ed un armadietto per ognuno dei ragazzi ospitati, mia madre si commosse. Non voleva lasciarmi là dentro. Quando uscì fuori, poi seppi che pianse. Ma io ero deciso ad andare avanti. A diventare calciatore. E’ una carriera che se vuoi intraprendere devi saperci mettere dentro dedizione, sacrificio e passione…".

I consigli dell'attaccante ai giovani studenti

Daniel non lesina ricordi e consigli. Sorride con quell’aria un po’ così da ragazzone di provincia cresciuto con i sani princìpi di famiglia. "Mi sembra di rivedermi in voi, sono sincero. Adesso però vedo tablet e cellulari, ai miei tempi poco e niente e per me è stato facilissimo iniziare a gicare al calcio semplicemente per passione, quella che deve sempre accompagnarci. Mio padre era milanista, il Milan a quei tempi vinceva tanto e io sono cresciuto con quel culto, davanti alla tv, vedere calcio e maglie rossonere. Il mio idolo, nemmeno a dirlo, era Van Basten. La palla era la nostra vita – racconta ancora Daniel Ciofani – ed era di tutti i tipi. Giocavo in casa con tutto quello che potevo, anche una sedia mi veniva in soccorso perché rappresentava una porta dove fare gol. A scuola ci divertivamo ad utilizzare la carta argentata delle merende, diventava una sfera con la quale giocare durante la ricreazione. Era pericoloso ma ci permettevano di farlo". Il racconto di Daniel è preciso, anche se lui non nega di essere emozionato: "Non è facile parlare davanti a tanti bambini, ci provo. Non ho fatto Scuola Calcio, giocavo nel piazzale di casa. E poi a 13 anni per la prima volta sono entrato in una Scuola calcio. Oggi iniziano a 5-6 anni, i genitori sono addirittura più ‘carichi’ dei figli, ai miei tempi era diverso. Non c’era immagine, non c’era merchandising, ma ripeto solo passione. Quando ho iniziato ero convinto di andare avanti, di arrivare. Poi, è vero, ho avuto la bravura e la fortuna di non perdermi mai… Il rischio, crescendo, era quello di dar peso ad altre cose: la ragazzina, andare a ballare, sigarette… Ecco, la ragazzina sì, il resto assolutamente no perché il sabato mentri i miei amici andavano a divertirsi io ero in ritiro. Ma, ripeto, tutto è stato mosso dalla passione".

Il ruolo del calcio


"Il calcio è bello – prosegue Daniel – ma è solo la punta dell’iceberg, quello che si vede. L’importante è la vita sana, per poter portare in campo le tue capacità. Oggi è più difficile fare calcio perché alle nostre spalle c’è tanta pressione. Ci sono ragazzini come voi che magari mi mandano messaggi perché ho sbagliato un rigore… Personalmente ho dato tanto al calcio, io ho dato tanto ma non ho mai smesso di studiare: sono laureato, è importante per il futuro di un calciatore. Una cosa che mi sento di dire: giocate, divertitevi ma imparate ad usare sempre la memoria, mettendo da parte qualche volta anche cellulari e tablet per le cose più elementari della vita quotidiana. Vi aiuterà tanto farlo".

Le domande dei ragazzi e la chiusura dell'iniziativa

Al momento delle domande è stato un fuoco di fila interminabile di manine alzate e domande mirate degli aspiranti giornalisti (due alunni per ogni Istituto che hanno formulato le domande più pertinenti verranno fatti partecipare ad una conferenza stampa del Frosinone al ‘Benito Stirpe’). Una domanda sul Var, a dimostrazione che i bimbi di oggi la tecnologia la usano perché ne seguono l’evoluzione. Tutti per Daniel che si congeda emozionato dopo un selfie con tutti: "Mi piacerebbe restare con voi a lungo ma debbo correre ad allenarmi". Dopo l’intervento di Daniel Ciofani, è stata la volta del professor Capogna e quindi della dottoressa Chiapparelli. Che ha parlato ad una platea di alunni di diversa età ed impostazione scolastica, il vero significato della Sicurezza negli stadi. Che il Dirigente della Questura ha saputo spiegare con esempi di facile apprendimento per tutti. Poi il saluto del dottor Malandrucco e del preside professor Laino.

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