Anagni, dopo 12 anni dallo scoppio ancora non arrivano i soldi dell’assicurazione all’Italgasbeton

La situazione si fa sempre più difficile per gli operai rimasti in cassa integrazione e che ora chiedono l’intervento delle istituzioni

Sono trascorsi ormai, dodici lunghi anni dal terribile incidente del 18 luglio 2007. In quell’ orribile esplosione all’interno di una cisterna dell’Italgasbeton di Anagni perse la vita, Claudio Brillante un grande lavoratore, un padre di un bimbo di 8 anni, un marito, residente nella frazione di San Bartolomeo. La potenza dell’esplosione fu tale da deflagrare gran parte dello stabilimento e forse solo per una circostanza fortuita non diventò una vera e propria strage di padri di famiglia.

Le altre vittime sono i dipendenti

La parziale distruzione dello stabilimento ha comunque causato altre vittime, infatti le lavoratrici ed i lavoratori dipendenti della Italgasbeton s r l, in questi anni hanno dovuto vivere sulla loro pelle e delle proprie famiglie sacrifici e disagi impensabili in situazioni normali. Il tutto però è stato vissuto con ottimismo e nella speranza di una ripresa delle attività produttive e di vendita del prodotto con l’obbiettivo di ritornare alla normalità.

La nota dei sindacati

“Le lavoratrici ed i lavoratori - spiegano in una nota Maurizio Coletta della Feneal-Uil e Francesco Cipriano della Filca-Cisl - nonostante tutto hanno avuto, nei confronti della Italgasbeton, una disponibilità straordinaria in virtù di una situazione eccezionale, legando e rinviando le soluzioni ai problemi di natura finanziaria e lavorativa all’indennizzo assicurativo. Nel 2016 dopo tre gradi di giudizio durati nove anni finalmente la Corte di Cassazione cancella tutti i dubbi e stabilisce che i danni causati dall’esplosione del 18 Luglio 2007 sono coperti da assicurazione e quindi devono essere indennizzati.

Il mancato indennizzo dell’assicurazione

Dal 2016 ad oggi, l’azienda non ha ricevuto nessun indennizzo di quanto stabilito dalla Corte di Cassazione. Pertanto l’atteso indennizzo e di conseguenza le aspettative dei dipendenti, per una vita lavorativa e familiare normale, ancora una volta vengono disattese da problemi indipendenti dalla volontà del titolare e dei lavoratori Italgasbeton. La cosa più preoccupante di tutta questa vicenda è che non ci sono tempi stabiliti, certi, per il percepimento di questi indennizzi, di conseguenza l’azienda non è in grado di ripartire a pieno regime, occupando tutti i dipendenti alle sue dipendenze.

La cassa integrazione straordinaria

Ad oggi è ancora in atto una Cassa Integrazione Straordinaria, con parte dei lavoratori sospesi a zero ore. Nell’ultimo incontro tra OO.SS., RSU e Azienda, il datore di lavoro ha dichiarato che se a breve non viene sbloccata tale situazione, visto che le risorse personali sono sempre di meno, non garantirà più lavoro per tutti i dipendenti, facendo scelte dovute alla reale economia aziendale. Pertanto le oo.ss., le RSU e tutti i dipendenti sono molto preoccupati per il protrarsi della vicenda e di conseguenza perdere il posto di lavoro, dopo tutti questi anni sacrificati per avere un futuro lavorativo normale come tutti gli altri lavoratori italiani, sarebbe una grande beffa.

L’appello alle istituzioni

Pertanto noi ci appelliamo a tutte le istituzioni coinvolte in questa gravissima e lunghissima vicenda, affinchè venga scritta la parola fine e far sì che si possa ripartire con un piano industriale che prevede impiegati tutti i dipendenti con qualche assunto in più, e questo è stato affermato dal datore di lavoro nell’incontro. Alla luce di quanto esposto, con sentita preoccupazione, invitiamo l’azienda a non demordere mettendo in campo tutti i mezzi legali, politici e sociali, allo scopo di tutelare non solo l’esistenza di un’azienda che rappresenta un’eccellenza nel settore delle costruzioni, ma anche e sopra tutto le vittime dirette ed indirette dell’orribile esplosione”.

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