Cassinate, ecco perchè il depuratore Cosilam è stato dissequestrato

Sono state rese note le motivazioni del tribunale per il Riesame. A fare l'ago della bilancia è stata la questione inerente l'autorizzazione AIA

Sono state rese note le motivazioni con le quali il giudice del tribunale del riesame di Frosinone, Francesco Mancini, lo scorso 28 febbraio, ha revocato il decreto di sequestro del depuratore del Consorzio Industriale del Lazio Meridionale (Cosilam) sigillato su disposizione del Gip del tribunale di Cassino. Un sequestro che ha provocato il fermo della cartiera Reno de Medici di Villa Santa Lucia. Tante le proteste portate avanti dagli operai dell'azienda leader nel settore di produzione cartacea ma il malfunzionamento dell'impianto ha indotto la Procura ed i Carabinieri Forestali del Gruppo di Frosinone a prendere provvedimenti drastici e finalizzati a risolvere del tutto il problema dell'inquinamento delle acque del Rio Pioppeto. 

Le motivazioni 

Il tribunale per il riesame di Frosinone, al quale si sono rivolti gli avvocati Sandro Salera, Paolo Marandola e Domenico Marzi, difensori della società A&A che si occupa della gestione del depuratore, ha ritenuto fondata l’insussistenza di un probabile reato scaturito da una mancata autorizzazione AIA perché, sebbene si tratti di un impianto soggetto a quel tipo di autorizzazione, l’onere di richiedere l’AIA entro il 7 settembre 2014 non riguarda chi opera in regime autorizzativo con una richiesta già aperta. Inoltre la "Provincia di Frosinone non ha ancora né concesso né negato l’autorizzazione e l’istruttoria è aperta". Il campionamento delle acque prelevate dal depuratore inoltre riguardano un «un prelievo unico ed istantaneo e sono state commesse delle irregolarità procedurali che hanno reso inutilizzabili le analisi. Infine, nessun periculum in mora: lo scarico abusivo del 2018 non è stato favorito da alcuna infrastruttura stabilmente destinata a consentire scarichi di inquinanti. E’ dipeso dal mero occasionale impiego di una autocisterna, sempre poi realmente quella l’origine dello scarico. Nei successivi due anni non sono state riscontrate altre violazioni». 

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