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Cassinate, gruppo Adam: ecco come è cambiato l’e-commerce con il Coronavirus

Il presidente del gruppo Adam Alfredo di Nallo: “Il Retail fisico non è finito, semplicemente bisogna proporlo in modo diverso”

Un settore quello dell'e-commerce che è in continua crescita e con un indotto che nell'ultimo periodo ha triplicato il proprio giro d’affari. La pandemia provocata dal Coronavirus costringe milioni di persone a restare in casa, favorendo indirettamente gli acquisti on line. Per questo motivo, dopo una crisi così grave, l'intero mondo del retail, deve farsi trovare pronto per la ripresa. E’ necessaria quindi una visione sistemica e innovativa, che possa essere trasformata in strategie operative per attirare la clientela, valorizzare i piccoli venditori oltre che dare importanza all'igiene ed altri aspetti che questa emergenza ha portato dietro di se. Il gruppo Adam, leader nel settore dell'e-commerce, oramai da tempo ha adottato questa politica di 'apertura' ma a spiegarci meglio i dettagli è Alfredo Di Nallo, presidente del gruppo unitamente ad Angelo Musumeci, e-commerce manager del gruppo Adam, con sede a Villa Santa Lucia, nel cassinate.

L'epidemia ha invaso il mondo e l'arrivo del vaccino potrebbe contribuire al suo arresto. Come si può affrontare tutto questo anche dal punto di vista imprenditoriale?

"Mentre ci si adopera affinché il problema sanitario rientri il prima possibile, inevitabilmente ci si interroga per capire come affrontare al meglio il dramma economico. Da questo punto di vista non è solamente necessario studiare provvedimenti per tamponare le perdite, ma anche progettare la ripresa. Una ripresa che però avverrà in un contesto profondamente diverso, di cui è necessario comprendere fin da ora le dinamiche, per ideare strategie efficaci. Se l’impatto del coronavirus sul business è indiscutibilmente trasversale, impossibile non pensare alle conseguenze sulla cosiddetta Retail Industry, ossia l'insieme degli esercizi commerciali, trasversale per sua stessa natura poiché raggruppa a valle molteplici settori: Grocery, Fashion, Cosmetica, Fai da Te e così via. L’intero mondo Retail nell’epoca ante coronavirus stava già attraversando un’importante fase di transizione, cominciata nel nuovo millennio con l'avvento dell'e-commerce e diretta da qualche anno verso un nuovo paradigma, incentrato su diversi concetti emersi intorno al perno della omnicanalità, evoluzione della più semplice multicanalità".

La parola e-commerce ai tempi del Coronavirus?

"È sotto gli occhi di tutti il nuovo boom dell'e-commerce, favorito dalla quarantena a cui il mondo è sottoposto. Per avere la misura del fenomeno, basti pensare che perfino la logistica di Amazon, finora esempio di meccanismo pressoché perfetto, è andata in crisi. O che, secondo una ricerca lampo di Netcomm (associazione delle principali aziende di commercio online), il 75% degli acquirenti online in questo periodo non aveva mai sperimentato l’e-commerce in precedenza. In Italia, nella prima settimana di quarantena, i beni di largo consumo hanno subito un'impennata nelle vendite online, grazie alla crescita della Grocery.

Questo boom di vendite on line sancirà la fine del Retail fisico?

"Il Retail fisico non è finito, semplicemente bisogna proporlo in modo diverso. I negozi in loco hanno delle peculiarità, necessarie per il consumatore contemporaneo e complementari al canale e-commerce. Pertanto, si è sviluppato un modello che pone al centro l'integrazione a 360° tra il commercio fisico e quello digitale.

Alla ripresa questo modello resterà la stella polare per qualsiasi retailer, ma ci saranno delle nuove dinamiche, che introdurranno qualche cambiamento al paradigma. In alcuni casi si tratterà di un consolidamento di tendenze già riscontrate, in altri di nuovi stimoli per ripensare la propria value proposition e/o i rispettivi business model. Quindi la rivalutazione dei piccoli venditori con la riduzione delle distanze con la clientela, assomigliando di più ad “esserci dove, quando e come vuole il cliente”. Questo porterà beneficio anche ai venditori al dettaglio più piccoli.

La 'cattura' del cliente on line da parte dei negozi come potrebbe avvenire?

"Un rafforzamento delle partnership tra imprese, che riguarderanno più da vicino numerose realtà locali. La collaborazione tra attori, appartenenti a diversi settori ma ad un unico network territoriale, diventerà un asset ancora più strategico. Il concetto di Drive-to-Store evolverà, facendo leva su iniziative sempre più creative e win-win. Un negozio di abbigliamento ricercato della città vuole sfruttare il traffico che si genera tutti i giorni in uno dei bar più rinomati del centro per farsi notare. Invece di lasciare il classico flyer sul bancone, propone di prestare due manichini al gestore del bar, che li lascerà seduti ad un tavolino, vestiti con le ultime novità. I clienti entrano nel bar, li notano e rimangono stupiti. Avvicinandosi, scoprono che se faranno visita a quel negozio entro il weekend riceveranno uno sconto del 10%, basta ritirare e presentare quel coupon appoggiato sul tavolino. Inoltre, quella sorta di vetrina improvvisata e dislocata diventa per il bar una fonte di guadagno nuova e stabile".

Quali altre novità potremmo trovare nel breve?

 “Certo, mantenendo sempre al centro la customer experience, mi verrebbe da pensare a tutti quegli strumenti che rendono l’acquisto offline veloce e sicuro come quello online. Parliamo quindi di sistemi di pagamento cashless, attraverso carte, smartphone o smartwatch, ad esempio; oppure di sistemi di cassa automatica intelligente, che escluderebbe le inefficienze legate alla coda alle casse, implementando tecnologie “just walk out”. Fino ad arrivare, in quei settori dove il fitting è importante, a sistemi di realtà virtuale o aumentata per rendere più sicura e intelligente la prova dei prodotti da parte del cliente”.

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