Cassinate, ampliamento discarica Mad, Sacco invia una lettera al giorno al premier Conte

Il sindaco di Roccasecca prosegue tenacemente la sua battaglia contro la decisione della Regione di far arrivare nell'impianto di Cerreto altre decine di quintali di rifiuti

Tenacemente testardo il sindaco di Roccasecca, Giuseppe Sacco che da anni porta avanti la battaglia contro la presenza della discarica di Cerreto. Il giovane avvocato, da qualche anno primo cittadino del paese natio di San Tommaso e del 'flauto d'oro' Severino Gazzelloni, ha chiesto più volte che l'ampliamento del sito Mad venisse bloccato. "Siamo divenuti la pattumiera del Lazio ed i miei cittadini sono all'esasperazione - ha spesso ripetuto - Ora con la decisione della Regione di procedere con la realizzazione della quinta vasca,. siamo all'assurdo". 

La lettera al premier

Per questo motivo, come forma di protesta, e soprattutto per far valere le ragioni di un'intera collettività, il sindaco Giuseppe Sacco ha dato vita ad una singolare protesta: ogni giorno sta inviando (oramai da quasi due settimane) la stessa lettera di protesta al presidente del Conslglio, Giuseppe Conte. 

Il testo integrale

"Egregio Presidente,

ho appreso della decisione assunta il 20.4.2020 dal Consiglio dei Ministri in merito all’istanza di revoca avanzata dalla Regione Lazio, della Delibera del Consiglio dei Ministri del 7.3.2019.

Lo scorso anno, nonostante il diniego alla soprelevazione espresso dal MIBACT e dal Comune di Roccasecca, il Consiglio dei Ministri, vista l’emergenza rifiuti paventata dalla Regione che adduceva la carenza di impianti disponibili, aveva autorizzato la soprelevazione del IV bacino della discarica di Roccasecca, pur riducendo la volumetria del progetto originario e limitata la durata dell’esercizio dell’impianto a 14 mesi, per dare modo alla Regione stessa di reperire altri siti.

Ma già all’epoca, era emersa l’illegittimità dell’ampliamento richiesto in zona vincolata, su area potenzialmente contaminata e soggetta a dissesto idrogeologico.

A distanza di un anno, con l’impianto prossimo all’esaurimento, la Regione, che nel frattempo non ha ricercato altri siti, ma ha pensato bene di avviare un procedimento per la realizzazione di altro bacino della stessa discarica (il quinto) contravvenendo alla Delibera del Consiglio dei Ministri che fissata a 14 mesi la durata temporale dell’impianto stesso, ha invocato la revoca di quel provvedimento.

Del resto, le azioni messe in campo dall’amministrazione, che anche attraverso gli organi della giustizia amministrativa ha arginato ogni tentativo da parte della Regione Lazio di ampliare il sito,  ha costretto la Regione a chiedere al Governo che Lei rappresenta, la revoca del precedente provvedimento, paventando ancora una volta l’emergenza questa volta asseritamente aggravata dalla pandemia in atto.

Riferendomi anche al professionista e non solo al Presidente del Consiglio dei Ministri, non serve che citi gli innumerevoli profili di illegittimità dell’iniziativa della Regione che, tra l’altro, non trova alcun riferimento normativo e probabilmente alcun precedente nella storia.

E la circostanza che la Regione Lazio, per raggiungere il suo obiettivo e quindi per aggirare le norme del nostro ordinamento che impedivano l’ampliamento, abbia invocato l’aiuto del Governo, auspicando in una decisione politica capace di rimuovere i vari profili di illegittimità, è sintomatica di quanto fosse improponibile l’iniziativa.

Ora, premesso che la città si onora di essere stata oggetto per ben due volte in un anno di deliberazione e di attenzione da parte del Governo della Repubblica, capirà l’imbarazzo del sottoscritto di dover spiegare ai cittadini di Roccasecca come sia possibile che, in uno stato democratico, si possano superare norme poste a tutela dell’ordinamento invocando l’intervento del Governo.

Come sia possibile che l’emergenza reiteratamente invocata ogni anno, venga ritenuta tale e non un problema strutturale.

Come sia possibile che, nonostante la presenza di altre discariche sul territorio regionale, ogni volta che ci si trovi in prossimità dell’esaurimento del sito di Roccasecca, si preferisca ampliarlo, violando  norme urbanistiche ed amministrative,  anziché utilizzare volumetrie già autorizzate di altri siti.

Come sia possibile che la capitale sia da anni senza una discarica di servizio e che il dibattito politico che ne consegue trova come unica soluzione l’ampliamento della discarica di Roccasecca, Comune di 7500 anime, nel quale confluiscono rifiuti prodotti da milioni di abitanti.

Come sia possibile che, proprio il Governo, revochi una propria deliberazione nella quale aveva già preferito anteporre l’interesse generale a quello preposto alla tutela della salute, dell’ambiente e del territorio, autorizzando un nuovo ampliamento benché, nell’ultimo anno, la situazione del sito si sia ulteriormente aggravata sul profilo ambientale per la  contaminazione accertata e dichiarata da un Ente, la Provincia di Frosinone, attraverso il supporto dall’Arpa Lazio.

Sono certo che Lei, Presidente, capirà  l’imbarazzo che prova un primo cittadino che si è speso in ogni sede riuscendo legittimamente ad arginare ogni ampliamento, a soddisfare gli interrogativi posti dai concittadini in un momento già di per se complesso e delicato.

E sono certo  che capirà anche l’imbarazzo a dover rappresentare le istituzioni indossando una fascia, quando queste sembrano discostarsi  dai principi che hanno ispirato e su cui si fonda la nostra carta costituzionale.

Per questo motivo, Le chiedo risposte e lo farò ogni giorno, finché i dubbi esposti non verranno fugati.

Lo chiedo non solo per i cittadini di Roccasecca, ma perché credo che, in una nazione democratica ispirata ai principi di uguaglianza e di giustizia, tutti, anche i più piccoli, anche i più indifesi ed i più deboli, meritino di essere ascoltati, di avere risposte, di fugare ogni dubbio sulla corretta applicazione delle leggi che devono essere uguali per tutti e di vantare pari opportunità senza discriminazione alcuna.

Con i segni della più alta stima".

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