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Crisi Stellantis Cassino, dalla Consulta dei sindaci all'appello al Ministero passando per l’assemblea sindacale

In vista dell’incontro del Ceo Tavares coi sindacati, i primi cittadini del Cassinate presenteranno un documento al dicastero dello Sviluppo Economico. In giornata la riunione della Flmu-Cub a fronte di una riduzione di 900 dipendenti in un anno e mezzo

La Consulta dei sindaci del Lazio Meridionale incentrata sulla crisi di Stellantis Cassino

La Stellantis Cassino, malgrado le rassicurazioni iniziali dell’amministratore delegato Carlos Tavares, è in piena crisi occupazionale e produttiva. Alle 18 di oggi, venerdì 9 aprile 2021, la Flmu Cub (Federazione lavoratori metalmeccanici uniti – Confederazione unitaria di base) ha indetto l’assemblea sindacale degli operai della già Fca di Piedimonte San Germano e del suo indotto.

“Al netto delle enunciazioni propagandistiche – comunica la Flmu Cub, riportandone una: ‘Nessuno stabilimento italiano verrà chiuso e nessun posto di lavoro è a rischio” – alla Fca di Cassino si lavora alla giornata, nel senso che a oggi non è dato sapere se le future produzioni riusciranno a garantire gli attuali livelli occupazionali.

Nell’ultimo anno e mezzo alla FCA di Cassino c’è stata una riduzione di 900 dipendenti, passando da circa 4.300 a 3.400 unità, e questo non è bastato a ridurre l’utilizzo di ammortizzatori”.

Il grido d'allarme dei sindacati e il documento dei sindaci per il Ministero

Un grido d’allarme che è stato anticipato da quello lanciato ieri, giovedì 8 aprile, dalla Fiom Cgil (Federazione italiana operai metallurgici) e dalla Uilm (Unione italiana lavoratori metalmeccanici) nel corso della seduta della Consulta dei sindaci del Lazio Meridionale.

“Per salvare questo stabilimento servono più vetture del segmento C ed elettriche come la Peugeot - hanno invocato all’unisono, nell’occasione, Mirko Marsella della Fiom e Rosa D’Emilio e Donato Gatti della Uilm – Il governo francese è nel gruppo Psa, mentre l’Italia no. E i sindaci devono intervenire”.

Chiamati in causa, il primo cittadino cassinate Enzo Salera e gli altri direttamente interessati, a partire da Gioacchino Ferdinandi e la “sua” Piedimonte, hanno stilato un apposito documento da inoltre al Ministero dello Sviluppo Economico. Il prossimo 15 aprile, nel frattempo, il Ceo Tavares incontrerà i sindacati a Torino.  

Numeri impietosi: 900 licenziamenti (30%), cassa integrazione e 23 giorni di stop

I sindacalisti territoriali hanno parlato di “un indotto ancor più a rischio visto il calo di commesse e internalizzazione di alcuni servizi per la riduzione dei costi di gestione”. In poche parole, la quota di licenziamenti ha già toccato il 30%.

Si auspica a gran voce, dunque, un vero e proprio piano industriale che possa rimettere in carreggiata lo stabilimento di Piedimonte San Germano e con esso tutte le aziende collegate. I numeri, riportati dal segretario nazionale della Fim Cisl (Federazione italiana metalmeccanici), sono impietosi: solo nel primo trimestre del 2021 c’è stato un calo del 17.7% rispetto al 2020.

E ha detto a chiare lettere che “lo stabilimento di Cassino è uno di quelli che preoccupa maggiormente”. Intanto sono stati 23 i giorni di stop alla produzione, con ampio ricorso alla cassa integrazione.  

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