Coronavirus, un flashmob di protesta degli avvocati contro la 'giustizia sospesa'

La manifestazione, silenziosa e pacifica, si svolgerà in tutta Italia alle 12 di venerdì 29 maggio. Anche i legali di Cassino prenderanno parte all'iniziativa

L'emergenza Coronavirus ha rallentato l'intera nazione ma se le industrie e le attività commerciali hanno ripreso pian piano a produrre, nel settore giustizia tutto sembra essere ancora fermo. Per questo motivo gli avvocati di tutta Italia si sono dati appuntamento per le 12 di venerdì 29 maggio davanti i tribunali di tutta la penisola, compreso quello di Cassino. Per dar vita ad una manifestazione pacifica e silenziosa che ha come fine ultimo la sensibilizzazione da parte del Governo versa categoria che è uscita fortemente penalizzata dall'epidemia. I motivi vengono spiegati in un dettagliato comunicato stampa.

La lettera

"Siamo Avvocati iscritti all’Albo dell’Ordine di Cassino. Abbiamo ritenuto di aderire all’iniziativa nazionale “GIUSTIZIA SOSPESA”, diretta ad esternare in tutti i Fori d’Italia, a titolo personale o collettivo, il disappunto per l’attuale situazione di sostanziale immobilità delle attività connesse all’Amministrazione della Giustizia, determinata dalle disposizioni governative di sospensione, prima totale, poi parziale, prorogata inspiegabilmente fino al 31 luglio, con innegabili conseguenze anche sui ritmi di una - peraltro ancora in forse - ripresa ordinaria a settembre. Si è consentita la riapertura di tutte le attività, ma non dei Tribunali, quasi fossero un cluster più pericoloso di altri. E dopo aver  bloccato la Giustizia fino al 12 maggio, è stato imposto l’utilizzo del mezzo informatico senza considerare l’assenza pressocchè totale di idonee strutture nei Palazzi di Giustizia, o di forme di trattazione scritta, che senza dubbio limitano il diritto di difesa. Non si è considerata, contro ogni logica, la possibilità di accessi seppur regolamentati alle aule, come si è ritenuto invece possibile in ogni altro contesto produttivo". 

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Rinvii e caos

"Il risultato è stato che sono limitatissimi, ove non vietati, gli accessi; i tempi degli adempimenti, ove non impossibili, si allungano; buona parte dei procedimenti fissati nel periodo di sospensione sono stati rinviati anche di un anno o nella migliore delle ipotesi all’autunno o a fine anno. Dobbiamo districarci in un centinaio di protocolli locali per le udienze e per gli adempimenti. Insomma è stato di fatto impedito l’esercizio della professione e conseguentemente, la tutela dei nostri assistiti; inoltre, la ripresa è del tutto in forse nel se e nel quando. Noi vogliamo lavorare e possiamo lavorare, come ogni altra categoria. Poiché è in danno dei diritti dell’utenza del sistema Giustizia e della nostra professione, chiediamo innanzitutto di essere non solo interpellati, ma di renderci anche parte attiva nell’adozione dei necessari interventi, peraltro urgenti, che consentano effettivamente la “ripartenza” della Giustizia. Rivendichiamo il ruolo, assolutamente essenziale, di attori nelle decisioni che si andranno ad assumere, poiché incidono sulla nostra professione; vogliamo essere protagonisti di una riprogrammazione dell’attività giudiziaria, quali portatori dell’interesse dei nostri assistiti, oltre che nostro, partecipando alle decisioni che dovessero essere assunte, affinché si scongiuri il blocco della Giustizia anche nel malaugurato caso che si ripresentasse qualche problema sanitario". 

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